Allo Iab Forum 2006 appena concluso si è fatto un gran parlare di web 2.0 in generale, e di YouTube in particolare.
Concordo con chi manifesta, più o meno animatemente, alcune perplessità su quella che è diventata la moda del momento: nessuno sminuisce la portate di queste case history di successo ma non si può pensare che l'interattività sia nata con il web 2.0 (vedi conversazioni su Marketing Routes) o che l'interattività sia l'unico criterio che genera valore su Internet ( post sul blog di Franceso Lato).
Trovo pertinente, quindi, citare un articolo di iMedia Connection sulle sorprese risarvete dall'analisi degli utenti di YouTube, soprattutto in relazione all'età.
A differenza di quanto affermato in più contesti, probabilmente su basi non sufficientemente documentate, gli esperti attribuivano il successo di YouTube alle fasce di giovani e giovanissimi. Con grande stupore, invece, ricerche effettuate da Nielsen/NetRatings, comScore e Quantcast concordano nell'attribuire alla fascia di età 35-54 quote anche superiori al 50% (Quantcast arriva al 65%)!
Ecco gli spazi per il marketing di cui prima. Senza un rigoroso approccio mkt, senza statistiche che possibilmente incrocino dati su comportamento quali-quantitativo del navigatore con altri dati (almeno socio-demografici), ogni scelta strategica può rivelarsi errata: "garbage in, garbage out".
Un' ultima annotazione sulla differenza di risultati tra i tre istituti citati nell'articolo di cui sopra: da un 47% di Nielsen/NetRatings al 65% di Quantcast. Non sono in grado di entrare nel merito ma 18 punti percentuali non mi sembrano pochi...
