Mio figlio, quattro anni, ha imparato a giocare a rubamazzetto e... bara spudoratamente!
E' spassosissimo vederlo mentre serve le carte, accuratamente controllate per evitare che gli venga rubato il mazzo, e se per caso la situazione gli sfugge di mano rischiando di perdere, è pronto a inventare scuse fantasiose ed improbabili con estrema naturalezza.
Come ogni mamma (ogni scarrafone è bell'a mamm' soja) lo osservo e mi compiaccio di questa manifestazione di intelligenza.
Ma dal punto di vista educativo cominciano a pormisi quesiti non semplici.
La prima reazione è quella di riproporre l'educazione alla lealtà, alla sconfitta, all'onestà, insomma a tutti quei bei principi con cui sono stata educata io, figlia di una generazione che usciva (o aveva comunque memoria) da una guerra devastante e dalla Resistenza con grandi valori e grandi visioni.
Oggi la situazione è molto diversa e mi chiedo se non debba prevalere in me l'istinto più tipicamente animale (nella valenza più neutra e scientifica) di educare il "cucciolo" a fronteggiare i pericoli che incontrerà nella vita (per gli umani: corruzione, clientelismo, menzogne,...) affinchè possa sopravvivere nell'attuale selezione naturale della specie basata non sulla resistenza fisica ma sull'arte di arrangiarsi.
In foto una sua "opera".
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