Questa sera alle 21 eccezionale apertura serale alla Ubik di Savona con Marco Bertolotto e Aldo Cazzullo, per parlare del libro OUTLET ITALIA. VIAGGIO NEL PAESE IN SVENDITA.
Tema, quindi, i Centri Commerciali costruiti per sostituire paesi, con case finte, piazze, fontane. "Ma Outlet è anche altro, -spiega Cazzullo- indica un mondo parallelo dove isolarsi da quello vero, coma accade pure nei centri benessere, nelle palestre, nei villaggi turistici. E' simbolo della svendita, non solo di beni, ma di valori. Perchè nell'"Outlet Italia" tutto diventa merce, comprese le relazioni con le persone...". Cazzullo racconta in pratica il nostro modo di vivere, e denuncia il mercato dei beni più preziosi: la giustizia, gli affetti, il tempo, la cultura
Si parlerà, cioè, dei famosi non-luoghi commentati anche, ma un po' fuori dal coro, dagli attenti autori di First Draft.
Esiste uno strano parallelismo, che m'incuriosisce non poco, con la rete spesso definita impropriamente anch'essa un non-luogo.
Per cui il discorso si potrebbe allargare alla contrapposizione tra visioni conservative e visioni più aperte verso i cambiamenti in genarale.
Ma il discorso porterebbe lontano.
Cito soltanto la parte conclusiva del ragionamento di Stefano Micelli per spiegare che il discorso è, a mio avviso, molto più complesso di quanto non appaia ad una prima lettura.
Onestamente, tanto astio mi preoccupa; mi preoccupano soprattutto due pensieri tutt’altro che minoritari nella nostra cultura e che rappresentano oggi veri limiti allo sviluppo del nostro paese. Il primo lo chiamerei la religione dell’unico e dell’autentico. Come italiani siamo convinti che la possibilità di replicare esperienze sofisticate rappresenti necessariamente una forma di degrado e di corruzione. E’ la ragione per cui Starbuck, la catena delle caffetterie che oggi sta invadendo persino la Cina, l’hanno inventata gli americani e non gli italiani. E’ la ragione per cui l’albergo Venetian, mega attrazione di Las Vegas, è stato costruito senza l’aiuto della municipalità veneziana. La seconda ragione, ancora più grave, è la supponenza per l’economia dei servizi. Per un paese ancora largamente manifatturiero, l’economia del terziario è un po’ l’economia dei rammolliti. Lo stesso Cazzullo ci ricorda i bei tempi della Torino di Valletta, “temprata dalla modernità industriale” (p.55 sic!). Inevitabile, sempre secondo Cazzullo, che che le generazioni si alternino: alcune “votate al sacrificio e alla grandezza”, altre che se la spassano con le olimpiadi invernali. Con simili presupposti culturali, ahimé, non faremo molti passi in avanti. Soprattutto non faremo crescere quei settori come il turismo, la cultura e il design in cui oggi abbiamo qualche carta da spendere.
UPDATE del giorno dopo:
La serata è stata gradevole e anche divertente. Aldo Cazzullo si fa ascoltare piacevolmente. I temi, però, forse erano troppo vasti per non risultare un po' vaghi in solo 90 minuti di approfondimento.
Verso la fine Cazzullo ha ammesso che la sua posizione può sembrare "nostalgia dei bei tempi andati", e ha aggiunto "in parte lo è". Ecco questo mi è sembrato il limite, l'incapacità di dare una chiave di lettura diversa e neutrale ad un cambiamento che spesso, non sempre, può essere anche 'innovazione.
Anche per quanto riguarda i brevi accenni sulla RETE, da lui definita "luogo dove tutti parlano ma nessuno ascolta", sono rimasta delusa.
Persino Eurisko ha definito da un paio di anni Internet un ambiente "caldo", in grado, tra l'altro, di ricreare lo spirito e la comunicazione del'antica agorà. Al termine avrei voluto omaggiarlo del libro di Sergio La parte abitata della rete, ma era esaurito.
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