L'incontro di BlogLab è andato, a mio avviso, molto bene: ottime relazioni e ottima affluenza di pubblico (intendo anche di non-studenti) per un argomento non proprio generalista.
Nella mia relazione introduttiva, dopo una breve e dovorosa presentazione del progetto BlogLab ho voluto lanciare un attualissimo sasso nello stagno che mi compete: come sta il Marketing (quello con la M maiuscola) nell'era del web 2.0?
Ho voluto citare la notizia provocatoria che gira sui media in questi giorni: "il marketing è morto".
La voce circola dopo i numerosi articoli relativi alla pubblicazione del nuovo libro di Giampaolo Fabris Societing. Io il libro non l'ho ancora letto ma dalle interviste, nonchè dal blog appena aperto, la filosofia che emerge è assolutamente condivisibile, almeno per quanti seguono l'evoluzione del comportamento del consumatore in rete: oggi il marketing non è morto ma non stà affatto bene.
Se, però, Fabris sembra disposto a mettere in discussione l'intera impalcatura e parla di una indispensabile evoluzione del concetto di marketing, citando Anderson e, implicitamente, il cluetrain manifesto di Weinberger, stride la quasi contemporanea pubblicazione (e relativa interpretazione) delle ricerche Eurisko e Bocconi nell'ambito dell'osservatorio Netcomm. Queste ultime sembrano decretare la scarsa rilevanza delle conversazioni (e del web 2.0 in generale) sui comportamenti d'acquisto online in Italia.
Avevo già esposto alcune perplessità su i dati emersi nella parte finale di un precedente post.
Qui ho voluto affiancarli temporalmente per provocare una riflessione sul delicato passaggio cui stiamo assistendo. L'argomento è molto complesso e spero verrò perdonata per il taglio ironico che ho dato alle slide. Lungi da me l'idea di giudicare l'operato dei massimi esperti del settore. Vuole solo essere un piccolo contributo alla discussione in atto e un invito per gli studenti a seguirne l'evoluzione con spirito critico.
Ecco poi i link alle altre presentazioni dell'incontro: Beggi, Ferrando e Pateris.



