Lo so, parlo spesso di First Draft ma che volete farci, sono bravi e trattano temi di mio interesse su cui spesso non ho tempo e, soprattutto, altrettanta competenza per soffermarmi (è anche vero che loro sono in tanti, non c'è partita)
Questa volta voglio segnalare un articolo che, partendo dall'analisi della case history Calzedonia, estende il discorso ad un tema a me caro e poco di moda anche in ambiente universitario: l'innovazione e la competitività non solo basate sulla tecnologia ma anche sulle applicazioni della tecnologia nei diversi settori.
Qui al Campus di Savona si stanno, ad esempio, progettando sviluppi che, nelle intenzioni di politici ed amministratori vari, sembrano puntare solamente alla componente ingegneriestica e high-tech (importantissima, non vorrei essere fraintesa), tralasciando però meno costosi ma estremamente necessari sviluppi di ricerca in campo turistico in grado di portare positive ricadute anche nel medio- breve termine.
Ma torniamo al post di Vladi Finotto su First Draft da cui estraggo alcuni brani rimandando alla lettura integrale:
(...) non esiste una sola via, tecnologica per giunta, all’innovazione ed alla competitività. A dispetto di classifiche e ranking come quelli dello European Innovation Scoreboard che vedono il nostro paese figurare da fanalino di coda nell’high-tech, il Made in Italy ha saputo esprimere realtà imprenditoriali leader in grado di posizionarsi con successo sui mercati internazionali innovando nella comunicazione e nel marketing. Non che la tecnologia non sia importante per la nostra economia, solo che non per sola tecnologia si vince la sfida sui mercati mondiali. Il gruppo Calzedonia è l’incontrovertibile prova che un made in Italy dei settori tradizionali, opportunamente rivisitato e rinnovato, ha un ancora diverse carte da giocarsi.
(…)
Limitarsi a considerare l’innovazione in chiave settoriale, l’hi-tech, rischierebbe di far perdere di vista imprese come Calzedonia e molte altre del made in Italy che andiamo raccontando da tempo: l’innovazione nella logistica, nel management e nel coordinamento di una rete produttiva e distributiva estremamente rapida e “tirata” su scala internazionale, l’investimento in stile e comunicazione, il ripensamento di un settore e del posizionamento dell’impresa sono il risultato di uno sforzo innovativo e di una capacità imprenditoriale che vanno riconosciute e valorizzate.
