Di ritorno dallo IAB forum 2008 lascio (soprattutto per i miei studenti) il link relativo alle presentazioni delle due sessioni plenarie e al resoconto puntuale del blog dell'evento.
Segnalo inoltre qualche post interessante che ho letto in rete.Tra tutti quello di Mauro Lupi.
Alcune considerazioni di Roldano De Persio partono dallo IAB e allargano il discorso al concetto di pubblicità e sua evoluzione. Mi trova proprio d'accordo.
Al di là di tutto, però, la mia sensazione, di pancia più che di testa (altri spunti più razionali li lascio per prossimi post specifici), è che rispetto agli altri anni lo IAB forum sia stato più pragmatico e meno strategico.
Naturalmente ci sono varie eccezioni, molti spunti interessantissimi, ma l'impressione media è questa. L' area espositiva era più ricca che mai, i visitatori giravano molto e probabilmente si sono fatti (o si son poste le basi) per buoni affari. Il che è una buona premessa.
Ma il confronto con l'edizione 2007, in cui Weinberger sanciva la rivoluzione nel marketing e indirizzava pesantemente tutte le discussioni successive, è stato per me, mi si passi il termine, perdente.
Sia ben chiaro, la mia è una prospettiva minoritaria, non troppo business oriented - o almeno non solo.
Aver ascoltato case history di importanti brand che candidamente riproponevano un gergo antico, parlando della necessità di "colpire" i diversi "target" mi è sembrato un passo indietro sotto il profilo dell'analisi di scenario. Ricordo che il titolo dell'introduzione di Layla Pavone nel 2007 era: "Quando l'azienda è il target del consumatore". Insomma davo per scontato che, almeno in certi ambiti, quel concetto fosse ormai passato.
Mi è parso che sia in atto un prevedibile quanto opinabile tentativo di "normalizzazione del web", trattato alla stregua di altri media, con alcune specificità, ma non come qualcosa di completamente diverso che ha rivoluzionato il marketing (lo ha detto anche Fabris nel suo libro "Societing").
Non è un giudizio sull'organizzazione, sia chiaro. E' proprio quello che, a mio modestissimo parere, emerge dal business, man mano che il business stesso cresce.
Luca De Biase ha tentato, nel breve tempo a sua disposizione, di lanciare qualche messaggio, di spostare leggermente il fulcro delle discussioni . Ha messo in guardia dalla "strategia della disattenzione" e ha concluso con una breve considerazione finale sulla necessità di "armonizzazione" delle diverse attività oggetto dell'evento con un mondo basato sulle relazioni tra persone, un' armonizzazione che dia un senso alle cose che si fanno.
Su di me quello stimolo (senza risposta) lanciato da De Biase ha fatto presa, sta lavorando sotto come un tarlo, ed è il principale artefice di questo post che non ha intenti polemici ma solo di riflessione.


