Anche a me, come ad alcuni amici, le commemorazioni non piacciono, soprattutto come nel caso di De Andrè in cui il proliferarne sembra direttamente proporzionale alla perdita di signifato e di intimità.
Ecco questo per me è stato ed è De Andrè, un luogo dell'anima così intimo che non sempre hai voglia di scoperchiare.
Per ascoltarlo devo essere dell'umore giusto, quell'umore che concilia con la voglia, o almeno la disponibilità, di guardarti dentro e non è facile.
Al funerale, a Carignano, io c'ero e volevo fortemente esserci. E come me tante persone sole, tante individualità, tutti orfani del sublime. Ho incrociato lo sguardo di alcuni amici e di varia ignota umanità.
La sofferenza ed il dolore erano spessi, perchè se è vero che le opere restano è vero anche che senti un vuoto per ciò che ancora poteva essere.
Di più non riesco a dire.
a Ciamberlin sûssa belín
ä Fuxe cheusce da sciaccanuxe
in Caignàn musse de tersa man
e in Puntexellu ghe mustran l'öxellu(A Dumenega - da CREUZA DE MÄ . testo completo qui)
