Un articolo di oggi, viaTTG, rilancia la ormai logora discussione sul portale italia.it.
Oltre alle polemiche su stanziamenti e risorse, la diatriba è anche sull'esigenza o meno di realizzare un portale nazionale.
Questa la mia posizione, non condivisa da molti blogger o esperti della comunicazione via web, ma che provo ad argomentare.
Alcune risposte, sintetiche, le ho date su Punto Informatico. Provo a spiegarmi un po' di più. E, preciso, mi esprimo a livello di principio, di logica.
Mai come nel turismo esiste l’esigenza di “fare sistema” ad ogni livello , web compreso.
Invece l’Italia, insieme agli USA che però ragionano su dimensioni geografiche assai diverse, è l’unico paese a promuoversi come insieme di regioni nelle grandi fiere turistiche internazionali con una grande dispersione di risorse dalla dubbia efficacia finale. E la sitazione sta riproponendosi online, forse amplifica, facendo emergere una frammentazione dell’offerta in cui il turista non sempre riesce a districarsi. Com’è noto la maggioranza delle informazioni, anche turistiche, vengono veicolate dai motori di ricerca. Uno studio, commissionato da Google, e realizzata da Synovate, dimostra e quantifica le perdite online di potenziali turisti stranieri: "il 41% dei navigatori che voleva visitare l'Italia ha poi deciso per altre località, dopo aver cercato inutilmente le informazioni necessarie sulla rete".
Nello specifico, poi, emerge che siamo mal posizionati rispetto a chiavi di ricerca generiche afferenti al turismo balneare mentre la Spagna, sulle stesse chiavi, ha conquistato grande visibilità.
Ma, soprattutto, le informazioni che vengono trovate riguardano, in gran parte, siti locali, blog e forum.
Non si tratta di un dato negativo, anzi! La presenza di una lunga coda di informazioni turistiche è un indicatore di benessere della rete. Il dato negativo è rappresentato non da ciò che esiste ma da ciò che manca. Pesa, naturalmente a mio avviso, l’assenza di un sito nazionale che, come un hub di smistamento, lavori per intercettare la domanda indistinta dei potenziali turisti stranieri e la sappia veicolare verso le informazioni esistenti su altri siti minori in grado di personalizzare l’offerta.
Se poi si vuole aggiungere il servizio di promo-commercializzazione, ritengo che, se fatto bene, può essere un interessante plus. Ma "farlo bene" non è affatto banale e richiede un enorme lavoro a monte di formazione. Vista l'ugenza ritengo che l'obiettivo prioritario rimanga il primo.
