Da più parti e in diversi contesti - il che rafforza il concetto in maniera esponenziale - il messaggio che circola diffusamente è quello di un marketing diverso, un reverse marketing , un nuovo marketing interattivo che trova nella RELAZIONE il suo centro.
Giampaolo Fabris si spinge perfino a modificarne il nome. Anzi si spinge oltre: secondo lui il marketing è morto in quanto è morto il market tradizionalmente inteso (Cluetrain Manifesto docet) e nasce una nuova disciplina, il societing.
Il web è stato ed è l'artefice involontario di questo cambiamento nei comportamenti delle persone di cui il marketing sta tenedo conto.
Molti anche nel turismo cominciano pertanto ad interessarsi e ad approcciare il web 2.0 (o travel 2.0), spesso non perchè convinti ma in quanto "obbligati" da un trend che emerge velocemente e prepotentemente. Ma questo, pragmaticamente, poco importa.
Così ultimamente (novembre 2008 per la precisione) ho seguito con grande interesse il successo del Buy Tourism Online, con sessioni plenarie quasi interamente dedicate al 2.0. Grande spazio ha avuto, ovviamente, TripAdvisor. C'è chi ha lamentato un'eccessiva pubblicità all'interno dell'evento. Posso anche condividere, soprattutto alla luce di quanto accaduto pochi giorni dopo (su quest'argomento molto delicato mi riservo successivi approfondimenti). Ma, come spesso mi trovo a dire ai miei studenti, la cultura media web nel settore turismo è talmente bassa che anche la "marchetta" può contribuire ad alzarla. Un po' come nella TV degli anni '50, dove Carosello si faceva involontario veicolo di un linguaggio corretto in un' Italia ancora semi analfabeta, così a Firenze sentir parlare di tag, di UGC, di commenti come volano per il business, di conversazioni con gli utenti, di condivisione di esperienze, di posizionamento sui motori di ricerca, (...), è servito ad aprire un mondo a molti degli operatori presenti.
Dal mio punto di osservazione percepisco un grande fermento e un crescente interesse per queste tematiche. Noto anche con piacere numerosi tentativi di sperimentazione che spaziano dal settore pubblico a quello privato, dal consolidato Costa Crociere a EuropAssistance, da Bit Channel a Basilicata Travel. Ritengo che il 2009 rappresenterà l'anno della svolta del turismo italiano sul web.
Per questo motivo mi hanno lasciato alquanto perplessa le affermazioni e le argomentazioni di Joseph Ejarque, stimato esperto di problematiche turistiche che alcuni indicano come possibile responsabile del prossimo portale italiano italia.info, portale annunciato, ancora di recente, dal sottosegretario Brambilla.
Durante il suo intervento ad Enterprise 2.0 (evento organizzato da Nextvalue) ha definito il "turista un portafoglio con le gambe". Se questa affermazione poteva essere interpretata come una provocatoria boutade, il seguente ragionamento non sembra lasciare dubbi interpretativi. Cito dagli appunti alcune affermazioni (mi scuso per eventuali imperfezioni):
- il target italiano è la famiglia media che il web 2.0 non sa cos'è;
- noi stiamo andando oltre e il cliente non c'è; stiamo innovando costantemente senza lasciate il tempo al turista di assorbire;
- internet non sarà in Europa la fonte principale di prenotazioni nei prossimi dieci anni.
Mi permetto di dissentire da questa impostazione non solo a titolo personale ma supportata da dati e ricerche più volte citate su questo blog. Negli USA il fatturato del travel online ha già superato l'offline, i numeri di TripAdivisor dimostrano una crescita enorme, il Country Brand Index CBI 2007 (non 2008, quindi più di un anno fa) individuava nell'utilizzo del web il principale trend emergente.
Non sono un'integralista del web 2.0. Spesso ho recensito siti efficaci a prescindere dall'impostazione innovativa della comunicazione. Ma non credo si possa non tener conto delle evoluzioni di cui sopra per un progetto che nasce ora e dovrebbe collocarsi in orizzonti temporali futuri: si rischierebbe, per la seconda volta, di partorire qualcosa di obsoleto. E l'Italia ha tanto da recuperare.
Inoltre, secondo me, il principale obiettivo di un portale nazionale è la promozione sui mercati esteri che notoriamente sono più abituati all'utilizzo massiccio del canale internet, in campo turistico e non solo (vedi report IAB Europe).
Mi rendo disponibile ad ospitare su questo blog auspicate smentite o spiegazioni. Sarà mia cura darne la giusta visibilità sperando di aver mal compreso.
UPDATE (20 gennaio 2009 ore 16,00): la conversazione molto interessante che è nata nei commenti evidenzia differenti punti di vista sull'importanza del web e/o del web 2.0 per la promozione turistica. Il mio post successivo vuole essere un ulteriore contributo al dibattito. Mi preme però mettere in evidenza il commento di Sabry che era presente al convegno citato e ha dato una interpretazione assai diversa (e circostanziata) delle frasi da me commentate. Consiglio quindi a tutti gli interessati alla notizia, per correttezza d'informazione, di leggere anche questo commento.
