Riporto sotto la mia presentazione al convegno Travel 2.0 svoltosi all'interno della BIT lo scorso 21 febbraio. Il mio obiettivo è stato focalizzare la discussione sul metodo e sulla cultura aziendale. In un periodo (ultimi sei mesi) in cui si parla insistentemente di web 2.0 e turismo ho voluto sottolineare i contenuti che ne stanno alla base e, paradossalmente, raffreddare gli entusiasmi sulla troppo rapida adozione del trevel 2.0 come moda e non come filosofia o impostazione marketing. Solo una comprensione di quelli che vengono definiti i pilastri del web 2.0 (ne ho portato alcuni esempi dando volutamente maggiore risalto a quelli di nicchia) può portare ad un utilizzo efficace, anche in termini di business, di un nuovo approccio al marketing turistico cui il web ci obbliga, volenti o nolenti.
Il web 2.0, ribadisco la mia opinione, non è una tecnologia ma un approccio interattivo complesso e continuativo basato su alcune tecnologie. L'attenzione deve essere spostata sul modello di comunicazione e di marketing che lo ispirano, all'interno del quale c'è la possibilità, anche per le agenzie di viaggio, di crearsi uno spazio che ne valorizzi ruolo e competenze.
Sullo schermo a fianco della presentazione ogni relatore ha avuto la possibilità di segnalare alcuni siti la cui navigazione contestuale aiutasse la platea nella comprensione dei contenuti della relazione. Ecco quelli scelti dalla sottoscritta:
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tripshake, una sturt-up in campo turistico che seguo dagli esordi e che reputo estremamente interessante
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tripology, un modello di business che valorizza le specificità delle agenzie
