Rai per una notte il giorno dopo. E' stato un evento, su questo non c'è dubbio alcuno. Su che tipo di evento sia stato, quali novità abbia portato e se queste novità siano riproducibili, è invece appena iniziato il dibattito.
Segnalo il sempre acuto Giovanni Boccia Artieri, di cui attendevo con ansia oggi l'opinione, il quale così si interroga:
è stato un evento mediale di che tipo? è vero che è stato creato il più grande evento web della storia italiana?
e ancora:
se fosse così allora l’evento significativo della Rete l’ha dovuto fare la TV?
La riflessione non è affatto oziosa. Boccia Artieri sottolinea, in positivo, la transmedialità (tv, radio, satellite e web) e la novità o il valore di quei "pubblici connessi". Ma in negativo evidenzia come la tv abbia in fondo chiesto al web di "guardarla", magari anche di promuoverla, ma non di costruire la trasmissione collaborativamente. E conclude:
Alla fine abbiamo comunque sperimentato le potenzialità di un modo di produrre informazione diverso nella forma. Se la prossima volta sperimentiamo anche sui contenuti portando la realtà dei pubblici connessi in TV riusciremo a capire meglio cosa potrà creare l’integrazione fra i mezzi e fra le intelligenze (e stupidità)
La quantificazione del successo (peraltro innegabile) è avvenuto in effetti prevalentemente secondo parametri quantitativi (che non sottovaluto affatto) più che qualitativi (commenti o critiche sui vari social network).
Condivido completamente l'analisi ma a mio avviso la storicità dell'evento c'è davvero stata. E lo dico anche in chiave marketing. Quando alcune abitudini consolidate vengono rotte (e mi riferisco alla "dipendenza" dal mainstream per contenuti e per tipologia distributiva) viene persa una sorta di verginità, viene spostato il concetto di limite e la storia ci insegna che indietro non si torna, mai.
Si è tentato di impedire l'accesso all'informazione, si è tentato di azzerare l'offerta e la domanda di informazione (permettetemi questo paragone economico) carsicamente frammentata in mille rivoli, si è organizzata attraverso canali distributivi alternativi e, per la prima volta in Italia, coordinati, recidendo il cordone ombelicale dalla TV tradizionale. Lo spiega bene Nicola Mattina.
Il coordianmento dell'operazione, dal mio punto di vista di non esperta di media, l'ha dato il web che ha intercettato questa domanda (questa non è una novità) e ha creato una rete che permettesse la realizzazione (finanziamento), la diffusione (vedi siti, blog, facebook,...) e la condivisione partecipata (su twitter con l'hashtag #raiperunanotte) dell'evento.
Poco importa a mio avviso che l'esperimento per ora non sia facilmente riproducibile se non in contesti di eccezionalità. E poco importa, ai fini della mia analisi, che il web non sia espresso per le sue potenzialità.
Si tratta solo dell'inizio di un processo ampiamente perfettibile, ma ora il precedente esiste.
L'asticella è adesso posta molto ma molto più in alto. Credo che in tanti, non solo tra quelli che manipolano l'informazione ma anche tra chi più semplicemente veicola pubblicità in televisione, siano oggi davvero preoccupati.


