Questa mattina c'è stata la presentazione del nuovo rapporto 2010 Netcomm sull' e-commerce b2c italiano.
Alcuni dati sembrano confortanti, soprattutto se rapportati al consuntivo 2009.
In estrema sintesi il comparto e-commerce torna ad avere una crescita double digit (+ 16%) e il turismo, che lo scorso anno aveva chiuso con un - 7%, è previsto in netta crescita con un + 23%.
E, sempre il turismo, mantiene una quota superiore al 50% dell'intero settore e-commerce italiano.
Tutti i primi dati, con maggiore dovizia di particolari, li trovate già sul blog di Assotravel.
Ho seguito l'evento in streaming e naturalmente su twitter dove è possibile ricostruire i vari commenti seguendo due hashtad: #ecommerceforum e #netcomm2010.
Alcune considerazioni delle relazioni introduttive al report, meritano tuttavia di esser commentate.
Roberto Liscia – Presidente Netcomm - ha idenfificato in tre fattori quelli importanti per consentire uno sviluppo dell'e-commerce, nell'ordine in cui li elenco sotto.
1) buona comunicazione e relazione
2) chiarezza e trasparenza nelle condizioni
3) sicurezza delle transazioni
Significa che le paure e le diffidenze riguardo alla transazione online, più volte indicate come l'ostacolo principale per gli italiani, sono state identificate solo come terza motivazione dagli intervistati.
Altro dato su cui riflettere è l'inelasticità al prezzo della domanda potenziale tra coloro che non hanno mai acquistato online. Mentre tra gli acquirenti consolidati il prezzo è una variabile determinante e quindi la loro domanda è molto elastica.
Un ruolo importante è sempre ricoperto dalla logistica, esattamente come nel 2008.
Ma, in controtendenta rispetto al 2008, questa volta sembra emergere un ruolo determinante del web 2.0 nella scelta d'acquisto.
Alla domanda "cosa è importante nella scelta del prodotto?" le risposte degli intervistati hanno dato, sempre in ordine d'importanza, questi risultati:
1) le recensioni
2) la possibilità di comparazione prezzi
3) i blog
Due anni fa l'importanza del parere degli utenti sembrava marginale e la cosa mi lasciò già all'epoca alquanto perplessa. Riporto un breve estratto del post di allora:
"...risulterebbe la scarsa rilevanza del web 2.0 perfino rispetto al fenomeno dell'info-commerce. A me questo dato, ovviamente, non convince affatto ma cercherò di ragionare sui dati nella maniera più neutrale possibile. (...) La sensazione finale che riporto è che il consumatore online sia ancora trattato come segmento indifferenziato. L'unica differenziazione cui si è accennato a Milano (a parte quella merceologica) è quella tra uomini e donne nell'approccio all'e-commerce (con alcune banalità sull'universo femminile su cui sorvolerò).
Esistono ancora poche ricerche su cluster specifici di navigatori. Il rapporto con il canale-rete ha creato uno scenario nuovo ancora da studiare dove approcci psicologici diversi determinano comportamenti, reali o potenziali, altrettanto diversi. Anzi lo stesso concetto di cluster (a fini marketing), grazie alla rete e alla coda lunga, potrebbe essere superato a breve in favore di una personalizzazione estrema della domanda e della relativa offerta .Le resistenze, sempre a mio avviso, non sono solo dalla parte dei consumatori ma, forse soprattutto, dalla parte delle aziende che mal accettano quella perdita di controllo cui ha fatto riferimento David Weinberger allo IAB.
Sotto questo punto di vista oggi mi è sembrato che sia i dati, sia i relatori, evidenziassero un certo cambiamento.
Forse, aumentare la capacità di ascolto in generale e il carattere predittivo di queste ricerche, aiuterebbe a guadagnare tempo prezioso sul fronte offerta. Offerta che, come ho scritto proprio ieri e come ha detto Marco Ficarra – Amministratore Delegato Blu Holding - oggi, è il vero ostacolo allo sviluppo dell'e-commerce in Italia.
Ma del turismo parlerò nello specifico quando avrò i dati.
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