Durante la scorsa campagna elettorale ho monitorato con un po' più di attenzione quanto avveniva in rete e sui social network, non tanto nel merito dei contenuti (non è il mio campo professionale se non per quel che riguarda le strategie turistiche) ma rivolgendo l'attenzione sprattutto al modo di comunicare, alla coerenza delle scelte messaggio/media e al coinvolgimento suscitato.
Ho da subito apprezzato e seguito lo sforzo innovativo della campagna online La Toscana che voglio dell'allora candidato (oggi presidente) Enrico Rossi. Antonio Sofi, artefice di questa idea, così la descrive:
La Toscana che voglio nasce come un pezzo del puzzle della campagna online di Enrico Rossi alla
presidenza della Toscana. L’idea è quella di sperimentare un metodo: di allenare le orecchie al politico ascolto e al confronto online con le idee di chi (dal basso – ma è un termine che ha una eccezione valutativa che mi piace sempre meno) ha voglia di esprimerle.La Toscana che voglio è un esperimento collaborativo di costruzione dell’agenda politica. E’ immaginazione politica messa in circolo e condivisa , senza intenti propagandistici o auto-consolatori: è la Toscana che si ha nel cuore, nella memoria, davanti agli occhi tutti i giorni. Tutti possono pubblicare un proprio post, e votando i post degli altri far emergere le frasi più interessanti.
Ecco l'ascolto, una parola tanto semplice da capire quanto difficile da mettere in pratica, soprattutto per la politica. Riguardo alla mia Liguria ne ho parlato brevemente qui (l'attenzione era su twitter ma il principio non cambia).
Questo progetto ha avuto il merito di raccogliere, condividere e - in ultima analisi - ascoltare davvero i suggerimenti delle persone. Interessante la consultazione, ancora possibile, divisa per argomenti o aree di interesse. Come è ovvio ho prestato interesse soprattutto a turismo e paesaggio e cultura e territorio.
Cito alcuni contributi estrapolandoli tra più votati in assoluto:
- vorrei che in Toscana l’accesso alla rete fosse libero e gratuito per tutti e soprattutto “veloce”. Lo sviluppo economico e culturale di una società si basa sull’apertura della comunicazione sullo scambio delle idee sull’acquisizione delle informazioni sulla conoscenza dei propri diritti
- vorrei una Toscana dove non si impiegasse 1 ora per andare da Massa a Pisa in treno. Dove i servizi pubblici fossero al centro di uno sviluppo.Dove poter prendere il trasporto pubblico che invece in alcune parti delle Varsilia è assente in maniera totale
- la Toscana ha il maggior numero di siti dichiarati Patrimonio UNESCO non solo in Italia ma nel mondo. Firenze, Siena, San Gimignano, Pienza, Piazza dei Miracoli a Pisa e la Val d’Orcia. Dobbiamo essere consapevoli di questa eredità e difenderne l’eccezionalità per noi e per tutta l’umanità
- Presidente, continuiamo ad usare internet per sentirci più vicini e partecipare?
La cosa che mi stupisce è che, provando a sintetizzare, la domanda forte che ne emerge riguarda la fruizione/accessibilità del territorio: fisica (trasporti) e informativo-relazionale (internet), individuati saggiamente come i due perni dello sviluppo economico in senso pieno.
Un ottimo esempio, valutato a posteriori, di quella che oggi viene definita "intelligenza collettiva". Ma è, in fondo, lo stesso concetto della canzone di De Gregori: "e poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare".
Il progetto continua, non si è chiuso insieme alle urne.
E oggi, anzi da qualche giorno, tutto quel materiale raccolto è stato reso disponiblile anche in forma di e-book, liberamente e spiritosamente accorpato per categorie diverse da quelle serie del sito (dagli “Aulici” ai “Turisti” passando per i “Figli dei fiori” e gli “Strilloni”).
Il risultato è ben espresso dalle parole di Sergio Maistrello: “[La Toscana che voglio] tesse una rete spontanea, che aggrega energie e attenzione; fa sentire le persone accolte, ascoltate; assorbe idee e cultura del territorio; supera collettivamente le banalizzazioni dei luoghi comuni, filtrando insieme umanità e guizzi di luce".
Ora esprimo io, da non toscana, un auspicio: mi auguro che questo metodo venga replicato anche altrove.
Non si tratta di forma ma di sostanza.
