Un post da turista, come non faccio spesso.
Il mio viaggio a Madrid, una "capitale europea" come in gergo si categorizza questa tipologia di viaggio.
Erano anni che non esercitavo questa forma di turismo, e non ero nemmeno troppo invogliata a farlo. Che quando vai in una città nuova finisce che cerchi di vedere più cose che puoi, come se vederle le cose bastasse a conoscerle. Invece ormai la forma di conoscenza che m'interessa è quella emotiva, esperienziale (sempre per usare una gergalità pomposa tanto di moda). Insomma volevo entrare in questa città e che questa città entrasse in me, almeno per i pochi giorni a disposizione.
Alcune limitazioni hanno pesato:
- viaggiare con un bambino ti costringe a ad annusare soltalto la famosa movida o quel che ne rimane, che noi si andava a dormire quando la gente cominciava ad uscire;
- essere partiti con la testa piena di ingombranti pensieri il che non aiuta. Come ho scritto su Facebook in diretta "non ero più abituata a fare la turista, in una città straniera. L'incontro dipende sempre dalle due parti: come la città ti viene incontro e come tu fai vuoto per farla entrare. E ci vuole tempo...". E io questo vuoto di aspettative non son riuscita subito a farlo.
E nonostante tutto ciò l'impatto c'è stato.
Provo ad elencare le mie impressioni.
Ho visto una città giovane, con tanti giovani. Molto evidente per me che sono italiana, la nazione più anziana d'Europa, e per giunta ligure, la regione più anziana d'Italia. La gioventù ha una bellezza e intrinseca, una speranza subliminale che ti contagia, a prescindere.
Questi giovani vestono liberi dai dettami stereotipati della nostra moda che, in forma più o meno pesante, influenzano e omologano l'abbigliamento, volendo una prima forma di comunicazione. E pochi negozi diffusi, come a dimostrare una supremazia non ostentata dell'essere sull'apparire.
Si mangia e si beve a tutte le ore. Lo so non è una grande scoperta, c'è scritto in tutte le guide. Eppure mi ha colpito questa voglia prorompente di socializzazione attraverso il gesto conviviale.
Foursquare è stato un divertimento: una marea di tips, non sempre utili ma anche questo simbolo geek di socilaizzazione.
Le saracinesche dei negozi dipinte, come ad usare ogni spazio disponibile per colorare la città o come mezzo di comunicazione pubblicitaria creativa e contestuale.
E poi i tradizionali musei, davvero straordinari.
E succede che torni a casa con un ricordo particolare, qualcosa che ti ha emozionato più di quanto non ti sia sembrato nell'attimo in cui l'hai vissuto. Un quadro, non tra i più famosi di Goya, ma che ti è arrivato dritto dritto al cuore, quel cane spaurito in un mare di giallo, quel vuoto e pieno che si sovrappongono trasmettendo l'angoscia che forse solo un'opera incompiuta può trasmettere. Che il resto poi, se vuoi, ce lo metti tu.
Ed è subito Sindrome di Stendhal...
