Ieri, Oggi e Domani. Trent'anni di studi sulla società italiana.
Questo il titolo dell'incontro di venerdì prossimo cui parteciperò con curiosità e una qualche commozione. Sarà infatti ricordato Giampaolo Fabris.
Una tavola rotonda con alcuni dei protagonisti dell'imprenditoria italiana:
Mario Abis (Makno), Guido Barilla (Barilla), Marilena Colussi (GPF), Camillo de Bernardis (Conad), Monica Fabris (GPF), Vito Gamberale (F2i SGR), Mauro Moretti (Ferrovie dello Stato), Marco Testa (Armando Testa), Claudio Velardi (Reti).
Modera Dario Di Vico (Corriere della Sera).
Credo sia l'occasione giusta per pubblicare uno stralcio di una toccante nota scritta da Monica Fabris qualche settimana fa su facebook, per la presentazione del libro ‘La società della post crescita’.
Questo non è un libro come gli altri. Questa volta il sociologo intraprende strade nuove, abbandona il rigore neutrale dello studioso, del ‘notaio’, come amava definirsi lui, per aderire con il cuore a un pensiero, a un’idea e per sostenerla con passione. Da osservatore del presente si sbilancia in una vera e propria profezia:
‘nuovi valori di eticità si vanno, dopo una lunga latenza, diffondendo nel sociale….si fa strada un individuo nuovo che già esiste, sebbene minoritario, intorno a noi, che forse o almeno in parte è in nuce già all’interno di tutti noi’.
Giampaolo Fabris, mio padre, in questa riflessione prende le distanze da una deriva negativa, impazzita di un modello di consumo che pure tanto ha contribuito ad alimentare. Vede nei consumi, sua grande passione intellettuale, un’evoluzione ipertrofica che ha snaturato negli anni la loro funzione originaria evolutiva ed emancipativa. Da mezzi trasformati in fini, ci dice, hanno contribuito a produrre una società che non è più al servizio della persona e della felicità.
Confinamento nel privato, edonismo compulsivo, esasperato individualismo caratterizzano un clima socioculturale in cui le imprese, il suo mondo di riferimento, hanno inseguito l’ottimizzazione del profitto anziché la condivisione del valore. Segnala in atto una divaricazione profonda economia e società, un ribaltamento di ruolo per cui sono i consumatori a soddisfare i bisogni della produzione e non viceversa.
Di fronte a questi fenomeni lancia un vero proprio appello a partire dalle tracce positive che comunque intravede nel corso dell’evoluzione sociale e che devono diventare nuova proposta di civilizzazione:
‘ vivere produrre e consumare consapevolmente, cercando di coniugare l’economia con la solidarietà, la qualità dei prodotti con la tutela dell’ambiente, il benessere privato con quello collettivo’.
Nella consapevolezza della gravità della situazione la proposta è più che una riflessione ma aspira a divenire appello, chiamata collettiva, una profonda messa in gioco di sé come individuo e come intellettuale:’ delegittimare un modello, ampliare la cassa di risonanza del nuovo, è davvero giunto il momento di aprire un grande dibattito, una riflessione collettiva.’ L’orientamento qui è a sostenere ‘la minoranza’, i cicli virtuosi minoritari, per assumere la guida del corso degli eventi anziché lasciarli degenerare.
Non so se si parlerà (anche) di questo. Io spero di si.
