Ieri si è molto discusso di creatività in rete dopo una provocatoria presentazione di Gianluca Diegoli. Più che di creatvità si è parlato di creativi. Io mi soffermerò più sul concetto che sulla professione.
Non ho partecipato molto. Non è il mio campo specifico. Non ho, per esperienze lavorative - attuali e pregresse - un consolidato vissuto sull'argomento come invece si percepiva dalle parole dei commentatori. Ho preferito ascoltare le opinioni pro e contro che alle proprie esperienze facevano riferimento.
Non troppi giorni fa c'è stata una più o meno analoga discussione sul marketing e li, invece, mi sono sentita coinvolta pesantemente. L'approccio, assolutamente personale, rimane lo stesso anche questa volta.
Penso che il dibattito a schemi contrapposti e che cavalchi (apertamente, Gianluca lo spiega bene all'inizio del post) alcuni stereotipi, possa andar bene in alcuni contesti (dove è necessario passare per momenti di rottura) e meno in altri (dove un gruppo ristretto di "addetti ai lavori" può serenamente discutere in modo costruttivo). Forse la presentazione all'interno del Festival della Creatività aveva un significato. Sul blog, e successivamente su friendfeed, ne ha assunto un altro.
Secondo me il nodo, più in generale, rimane l'approccio al cambiamento. Nel mondo dell'advertising immagino ci siano persone/agenzie più o meno sensibili al nuovo, più o meno disponibili a mettersi in discussione e a modificare conseguentemente il proprio modus pensandi prima ancora che il modus operandi. Nel mondo del marketing sicuramente è così. E altrettanto sicuramente in entrambi i campi, le persone innovatrici sono minoritarie. Non si chiamerebbero innovatrici.
Quindi l'obiettivo - per me obbligato - deve essere quello di condividere culturalmente il cambiamento e portare, poi, più creatività nel marketing come più approccio marketing nella creatività. Spero questa affermazione non sia avvertita come banale. Ma ritengo impossibile oggi affrontare queste professioni (e anche altre) senza un atteggiamento più permeabile, e non solo reciprocamente.
Io credo che di creatività, in senso lato, ci sia bisogno in ogni campo. E, prendomi una licenza, vado oltre ed aggiungo che un grosso problema del nostro paese è proprio l'incapacità di liberare creatività.
Ieri sera tardi ho visto, in diretta, la canzone-parodia di ELST "Bunga Bunga". Questa mattina presto la rete era già invasa dal video. Una viralità intrinseca, basata su intelligenza, tempismo, ironia e sintesi (non è un giudizio politico). E da qui è nata l'idea del post.
Elio non sarà "un creativo" ma è sicuramente creativo. E questa è la chiave del suo successo.
[definizione di creatività di Henri Poincaré (1854/1912 matematico, fisico, astronomo e filosofo della scienza). A me è piaciuta e ha fatto molto riflettere. Da qui pare emergere che la cratività fine a se stessa non è creatività. Nonostante il link la riporto quasi integralmente:
Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine [...] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un'esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere [...] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti. Non intendo dire che per inventare sia sufficiente mettere insieme oggetti quanto più possibile disparati: la maggior parte delle combinazioni che si formerebbero in tal modo sarebbero del tutto sterili. Ma alcune di queste, assai rare, sono le più feconde di tutte.
[...] Quel che più lascia colpiti è il fenomeno di queste improvvise illuminazioni, segno manifesto di un lungo lavoro inconscio precedente [...] a proposito delle condizioni in cui avviene il lavoro inconscio, vi è un'altra osservazione da fare: esso è impossibile, e in ogni caso rimane sterile, se non è preceduto e seguito da un periodo di lavoro cosciente.
Le ispirazioni improvvise [...] non avvengono mai se non dopo alcuni giorni di sforzi volontari, che sono sembrati completamente infruttuosi [...] come vanno le cose, allora? Tra le numerosissime combinazioni che l'io subliminale ha formato alla cieca, quasi tutte sono prive di interese e senza utilità; ma proprio per questo motivo non esercitano alcuna influenza sulla sensibilità estetica: la coscienza non arriverà mai a conoscerle. Soltanto alcune di esse sono armoniose - utili e belle insieme.
In sostanza la creatività è il prodotto di una quantità di "nuovo" e di una quantità di "utile". Le quantità possono variare da "moltissimo" a "poco". Questo, fra l'altro, dà conto del motivo per cui alcune forme o espressioni di creatività ci appaiono intuitivamente più rilevanti di altre: la loro novità o la loro utilità, o entrambe le caratteristiche, sono davvero alte.
In ogni caso novità e utilità devono essere compresenti, e non possono essere uguali a zero: in totale assenza di novità, o di utilità, non possiamo definire "creativa" un'idea.]

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