Breve aggiornamento sull'evento "Destinazione Venezia" di cui ho parlato sotto.
Nel panel conclusivo Venezia e il Veneto che avrò comunque il piacere di moderare, abbiamo inserito anche un mio breve intervento sull'utilizzo dei social network nel turismo.
Pertanto l'articolazione delle presentazioni sarà la seguente:
Cosa le persone cercano - Alessandra Alari, Google
Cosa le persone comprano - Valentina Sandi - Expedia
Cosa le persone dicono (e come e dove lo dicono) - Roberta Milano - BTO Educational.
Piccola considerazione a margine che soltanto ora ho valutato. Questa sessione è tutta al femminile. E nell'intera giornata molte saranno le donne relatrici. Non è una volontà. Semplicemente accade.
Nel settore turismo accade spesso e dovrebbe accadere anche altrove.
Venerdì 1° Luglio sarò a Venezia per ascoltare e parlare di "destinazione, attrattività, competitività, turismi, stagionalità, vantaggi dell’innovazione, web e web 2.0".
Un evento promosso da BTO Educationale Venezia Progettaassieme a Expedia.it, con il coinvolgimento di attori come MSC Crociere, Aeroporto Marco Polo di Venezia, Venezia Terminal Passeggeri, il contributo scientifico di ISNART, CISET e IFITT Chapter Italy.
Parlare di una destinazione vuol dire parlare a e con un insieme di soggetti che fanno parte di quel che ci piace definire un ecosistema. Il fattore critico per il raggiungimento degli obiettivi di un piano che mette al centro l’innovazione in chiave di marketing territoriale, è lo scollamento tra le attività della Governance e dei principali player e la comprensione che tutti gli attori dell’ecosistema di riferimento hanno delle singole azioni.
Ne discuteremo insieme. Questo il PROGRAMMA:
Registrazione partecipanti dalle 10.00
10,30: Ouverture
Destinazione Venezia: il perché e la promessa di questa giornata, concetto di ecosistema, presentazione del programma, prossimi appuntamenti
10.45: Da City Break a Esperienza di Viaggio
Che Venezia sia al top tra le destinazioni dei desiderata dei turisti italiani e stranieri è una consapevolezza diffusa, ma è importante comprendere la misura di questo desiderio (tanto da divenire motivazione di vacanza) e, soprattutto, da quali fattori viene ispirato. Viene presentata e commentata una ricerca di ISNART, nel panel: Elena Di Raco, responsabile ricerche ISNART Valeria Minghetti, ricercatore senior per le tematiche relative all’economia del turismo e alle nuove tecnologie CISET - Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica - Università di Cà Foscari Nel panel anche alcuni imprenditori della filiera turistico ricettiva.
Modera Marta Locatelli, Presidente Venezia Progetta
11,30: Contaminazione: Turismo 2.0
Prof. Rodolfo Baggio, Master in Tourism Università Bocconi e Centro Dondena per la Ricerca sulle Dinamiche Sociali. Membro del board di IFITT (International Federation for Information Technology and Travel & Tourism), Presidente del Comitato Tecnico Scientifico di BTO Educational Mirko Lalli, Responsabile Marketing e Comunicazione Fondazione Sistema Toscana. Membro del Comitato Tecnico Scientifico di BTO Educational.
12,30: Hardware e Software
Gli attori e i portatori d'interessi collettivi dell'ecosistema Venezia: idee, programmi, risorse, obiettivi Andrea Radic, Direttore Relazioni Istituzionali Aeroporto di Venezia Marco Polo [Save S.p.A.] Massimo Bertoldero, Area Manager Triveneto e Emilia Romagna di MSC Crociere TBA, Venezia Terminal Passeggeri S.p.A.
Modera Prof. Nicola Bellini, Professore Ordinario in Economia e Gestione delle Imprese alla Facoltà di Scienze Politiche di Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
13,30 Lunch break al Ristorante La Pergola su MSC Armonia, ponte n°6
15,00: Venezia e il Veneto
Cosa viene cercato, cosa viene comprato, le conversazioni, le recensioni Valentina Sandi, Senior Market Management Expedia Alessandra Alari, Industry Manager Travel Google. Membro del Comitato Tecnico Scientifico di BTO Educational
Modera Roberta Milano, co-founder BTO Educational
16,00 Dibattito con il pubblico.
Le iscrizioni (obbligatorie) qui. Tutte le altre informazioni nel documento che allego sotto.
Con grande scoramento vedo l'evolversi del nuovo sito turistico della Liguria, e ammetto di non aver affondato le critiche come avrei fatto (e ho fatto) con altri siti. Da ligure sono stata clemente, ho concesso del tempo (è online da più di un anno), sperando che le cose migliorassero, conoscendo alcune delle difficoltà incontrate. Ma oggi sono andata a controllare e ho incrociato anche qualche dato.
Il sito rimane assolutamente privo di qualsiasi canale social, nemmeno il più "banale" facebook. Oggi essere presenti sui principali social network (oltre a facebook, almeno twitter, youtube e flickr) non è più innovativo, significa solo mettersi in pari con quello che da molto tempo fanno gli altri. E sono interventi che non richiedono grandi investimenti, richiedono solo idee chiare.
Oltre a questo, e sicuramente correlato a questo, ho notato che il sito non riesce nel suo principale intento: quello di fornire informazioni e farsi strumento di promozione verso i mercati esteri: solo il 3,9% del traffico, infatti, proviene da fuori Italia (fonte Alexa, che non sarà il massimo ma qualche informazione utile la elargisce sempre). Ho notato l'assenza di qualsiasi azione di posizionamento organico sui motori stranieri e, ad oggi, le traduzioni sono soltanto in inglese e tedesco.
Insomma, non è un mugugno, è un'accorata esortazione a muoversi e a farlo velocemente.
Se ne è discusso assiduamente su questo blog e sul vecchio. Ma il corposo articolo di GH Net merita di essere letto anche da chi la storia la conosce. Una sorta di dossier ben documentato che ricostruisce dagli esordi, anche attraverso citazioni e opinioni, la triste storia del portale www.italia.it e la cronogia di errori e responsabilità che sembrano non avere fine, governo dopo governo.
Dal 2009 ad oggi sono stati spesi per la realizzazione e gestione del portale “9 milioni e 425mila euro dei 10 milioni messi a bilancio fino al 2012, che si vanno ad aggiungere ai 45 milioni già spesi sullo strumento web” (audizione M. V. Brambilla a X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera). I risultati?
Ecco, i risultati. Sarebbe davvero interessante poterli valutare con trasparenza (già lo scrissi) perché, a prescindere dai costi, è proprio sulla base dei riusltati che le spese possono magicamente trasformarsi in investimenti. Ma in questa storia di magico sembra non esserci nulla.
Esiste (vedi immagine sotto) un Comitato congiunto per monitorare il percorso della realizzazione del portale e che redige una relazione trimestrale sullo stato di avanzamento del lavoro. Se davvero esiste ancora, credo si possa e si debba prentedere che renda pubblici i dati, esattamente come i pubblici sono i soldi che finanziano il progetto.
A volte risulta complicato spiegare la comunicazione sui social network, far capire alle aziende che online e offline non sono mondi separati e - soprattutto - che quel che conta veramente è la predisposizione al dialogo.
Questa conversazione su friendfeed, estrapolata da un thread musicale sui Nomadi e apparentemente avulsa, forse riesce a spiegare cosa intendo.
daolio era fantastico nei concerti. era usanza scrivere dei biglietti e poi si passavano a quelli davanti e spesso arrivavano al palco. lui ne leggeva molti e a molti rispondeva. alcuni chiedevano canzoni, altri erano pensieri. lui ci si fermava a parlarci su e dialogava in questo modo con il pubblico. se si esclude qualche concerto-evento, i nomadi tenevano concerti in polisportive, feste dell'unità, ritrovi. spesso erano con qualche centinaio di spettatori e allora sembravano delle grandi feste.
(La lascio come l'ho trovata perchè così mi piace, con sviste ed errori per la fretta, magari digitata con uno smartphone e il suo malefico correttore).
Futuribile: nelle arti liberali indica il futuro immaginato nel tempo presente (wikipedia)
Domenica ore 8, minuto più minuto meno. Su friendfeed scrivo "avremmo potuto realizzare una specie di twittervision, che desse l'idea dei votanti (utenti twitter ovviamente) in tempo reale.
E così capita che una mattina di una domenica non qualunque, il 12 giugno, ci si ritrovi su un social network a parlare del referendum. Esattamente come in un bar, la mattina di un giorno festivo c'è poca folla, c'è silenzio, si discute bene. E capita che con Tigella (Claudia Vago) e con Dario Agosta nasca un'idea: aggreagare con l'hashtag #iohovotato le persone che andavano a votare.
Capita poi che in pochissimo tempo quest'idea abbia un enorme successo, diffondendosi su twitter in modo impressionante tanto da essere usata anche dai leader politici (Pisapia, Bersani, Pinotti, Vendola sono quelli che ho intercettato io). E passando le ore ti accorgi - ci accorgiamo - che senza tanto rifletterci l'hai - l'abbiamo - fatta grossa entrando nei trending topic globali.
Una professione di voto, un modo per dire io c’ero, eccome se c’ero. Io ho deciso di contare, anzi, mi sto contando assieme a quelli della (ancora) piccola comunità del twitter italiano.(Paola Caridi)
Era esattamente questo lo spirito dell'iniziativa.
Commenta Antonio Sofi - autore televisivo, giornalista e consulente politico - che ha seguito dall'inizio l'evolversi del caso. Lo ringrazio, a nome di tutti e tre, per le belle parole che ha avuto nei nostri confronti.
L'hastagging (possiamo chiamare così l'operazione di creare dal nulla un hashtag e immetterlo nel flusso dei social network) è tanto facile a dirsi quanto difficile a farsi con un qualche successo. E un hashtag azzeccato non lo è mai davvero per caso. Il caso di successo di "iohovotato", per esempio, racconta di un combinato disposto di fattori: perfetta conoscenza del funzionamento di Twitter, annusamento politico dell'aria che tirava (ovvero una voglia di testimoniare il momento del voto con motivazioni in parte "propagandistiche" e in parte identitarie), un ottimo timing (la mattina presto), creatività di copy e soprattutto una community ben rodata e nutrita e pronta ad accogliere il suggerimento.
Finita l'euforia per il quorum raggiunto, rimangono tanti spunti di analisi. Io provo a dire la mia, e lo faccio cantando (frasi tratte da Manifesto futurista della nuova umanità di Vasco Rossi).
Invece la vita Arriva impetuosa Ed è un miracolo che ogni giorno si rinnova
Sembra davvero un miracolo. Eppure questo non è il primo successo del web. O meglio, la prima sconfitta del mainstream (non è una sottigliezza: l'ho chiamata la metafora di Pikachu). Ci sono stati altri eventi recenti che lasciavano presagire un cambiamento profondo, in grado di incidere concretamente uscendo dalla nicchia di mera testimonianza: "Sono donna e dico basta", seguiti dalle varie primarie, dalle successive elezioni amministrative e dai recenti ballottaggi che hanno ribaltato completamente le previsioni di pochi mesi prima.
Ti prego perdonami ti prego perdonami Ti prego perdonami se non ho più la fede in te Ti faccio presente che È stato difficile Abituarsi ad una vita sola e senza di te
L'Italia che questi eventi riconsegnano è un'Italia che riscopre una grande passione politica e una contagiosa voglia di partecipazione. Ma li riscopre con modalità autonome dopo averle invano cercate nei partiti. Gli italiani si stanno riprendendo l'Italia da soli, affrancandola da un'immagine discreditata (e derisa) all'estero. Ma sarebbe miope pensare che il web in quanto tale abbia modificato gli equilibri. Internet è solo uno strumento, neutro per definizione, in cui le persone sono riuscite ad aggregarsi. Non credo abbia spostato sensibilmente voti. E comunque le metriche da adottare nella valutazione dell'accaduto, come spiega Enrico Sola, sono diverse. Twitter conta nel nostro paese non più di 350.000 iscritti. Ha invece pesato moltissimo, a mio parere, sulla coesione e la motivazione delle persone, il che ci ha reso più attivi nel parlare e probabilmente convincere le persone che la rete non frequentano. A me è successo.
Sarà difficile Non fare degli errori Senza l’aiuto di Di potenze superiori
Il 13 giugno è stato contemporaneamente un giorno memorabile e un giorno preoccupante. Sì perché ha sancito definitivamente la disintermediazione della politica e questo non è necessariamente un bel dato. Molti elettori del centrodestra hanno votato a prescindere dalle indicazioni, implicite od esplicite, dei loro leader. Ma anche nelle amministrative, a ben leggere, i partiti che hanno espresso il canditato risultato vincitore, non hanno raccolto alcun "bonus" in termini di voto di lista.
Forse mi colloco un po' fuori dal coro dicendo che sono preoccupata. Una democrazia sana ha bisogno della rappresentatività per funzionare, almeno così io la penso. Per cui ora la palla è tutta in mano della politica, dei partiti, e della capacità che avranno di rinnovarsi veramente, di ascoltare e reinventarsi mettendosi a disposizione di questa incredibile istanza di cambiamento.
Questa è la sfida principale del manifesto futuribile che mi auguro.
Dimenticavo: ecco il video di Vasco, anche in questo caso un incontro casuale ché non posso annoverarmi tra i suoi fedeli fans.
Su questo tema, sempre più attuale e sentito, noi di BTO Educational stiamo lavorando da tempo. Ho, però, colpevolmente trascurato di aggiornare l'informazione sul mio blog.
1) Comincio con il pubblicare una immagine riassuntiva relativa ad una ricerca svolta insieme a Trivago e all' APT della Maremma presentata lo scorso marzo durante il Toscana Lab.
Il 39% degli intervistati ha dimostrato il suo interesse per le strutture sostenibili al momento della prenotazione. Se il 21% ritiene che la natura Eco sia importante come il prezzo, il 18% degli intervistati si dichiara disposto a pagare di piú per alberghi che adottano pratiche rispettose dell’ambiente. In particolare francesi (34%), greci (25%) e spagnoli (24%) sono maggiormente disposti a corrispondere un plus agli Eco Hotel. Meno sensibili a questo tema gli inglesi (4%), olandesi (6%), italiani e tedeschi (12% per entrambi). Non sono pochi tuttavia gli scettici che credono che dietro l’etichetta si nasconda solamente un business. I piú diffidenti gli italiani (29%), inglesi (27%) e tedeschi (26%). Quasi un terzo degli intervistati (29%) infine dichiara di riconoscere il valore delle strutture sostenibili, sottoponendo tuttavia questo elemento al prezzo finale, ritenuto prioritario nella scelta del proprio albergo.
Questi i dati emersi e non poche le sorprese. Una mia (nostra) interpretazione è che per alcuni paesi - tradizionalmente attenti a questi argomenti e ai relativi comportamenti - risultino percentualmente più bassi in quanto considerano l'approccio sostenibile un dato scontato e non una novità.
Per dirla con le parole di Andrea Tracanzan (di Zoes) responsabilità sociale e ambientale e accessibilità non dovrebbero essere degli accessori, ma dovrebbero diventare il marchio di un turismo veramente di qualità e caratteristiche distintive per imprenditori intelligenti.
2) Dai dati all'approfondimento. Un passaggio importante per capire in che direzione andare. Rubo ancora le parole di Andrea Tracanzan che sottoscrivo in pieno:
Ritengo un errore pensare che turismo e sostenibilità si debbano sposare perchè il viaggiatore desidera questo tipo di servizio, perchè il mercato ce lo chiede, è una visione molto "vecchio modo di pensare".
La location sostenibile ha due caratteristiche fondamentali (parlare di struttura sostenibile ha senso solo inserendola nel contesto che la ospita):
•offre una miglior esperienza di viaggio al turista (autenticità, sapori, colori, odori... ) •una location sostenibile dura nel tempo e permette all'impresa turistica di lavorare in un'ottica di lungo periodo. Credo sia questa la visione che dobbiamo scegliere per stabilire se il turismo sostenibile (o responsabile) è un buon affare o meno... posta la questione in questi termini mi sembra che sì, il turismo che valorizza ambiente, comunità e territorio sia un ottimo affare.
"Da tempo non si rideva così per la politica" ha scritto quasi a caldo Massimo Riva dopo l'esito del ballottaggio a Milano.
Una frase su twitter ha fatto il giro dei social network, semplicemente perchè rispecchiava il sentire di molti: "a questo punto spero che la campagna elettorale non termini mai... Tra quotes e trend assurdi, difficilmente mi sono divertito tanto".
Qualcosa di davvero importante è avvenuto. Ma non è il web in senso stretto che ha vinto, hanno vinto ironia, divertimento, rilevanza e partecipazione diffusa, che sul web hanno trovato spazio. E' questa la vera novità, o almeno la lettura che ne do io.
Come Pikachu che si evolve quando è felice. Per renderlo felice i consigli sono fare due passi e parlargli, lui sarà super-felice. Era già tutto scritto.
curare un Pokémon quando è debole e ferito;
dare da tenere uno Strumento a un Pokémon;
usare il Pokémon in battaglia;
vincere le battaglie con un Pokémon.
Non è difficile immaginare che ora tutti - aziende e politica - vorranno replicare, cercheranno di riprodurre la formula magica e non ci riusciranno mai se partiranno dalla formula.
La formula magica non è Internet. Il trucco è ascoltare, fare due passi e parlare.
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