Futuribile: nelle arti liberali indica il futuro immaginato nel tempo presente (wikipedia)
Domenica ore 8, minuto più minuto meno. Su friendfeed scrivo "avremmo potuto realizzare una specie di twittervision, che desse l'idea dei votanti (utenti twitter ovviamente) in tempo reale.
E così capita che una mattina di una domenica non qualunque, il 12 giugno, ci si ritrovi su un social network a parlare del referendum. Esattamente come in un bar, la mattina di un giorno festivo c'è poca folla, c'è silenzio, si discute bene. E capita che con Tigella (Claudia Vago) e con Dario Agosta nasca un'idea: aggreagare con l'hashtag #iohovotato le persone che andavano a votare.
Capita poi che in pochissimo tempo quest'idea abbia un enorme successo, diffondendosi su twitter in modo impressionante tanto da essere usata anche dai leader politici (Pisapia, Bersani, Pinotti, Vendola sono quelli che ho intercettato io). E passando le ore ti accorgi - ci accorgiamo - che senza tanto rifletterci l'hai - l'abbiamo - fatta grossa entrando nei trending topic globali.
Una professione di voto, un modo per dire io c’ero, eccome se c’ero. Io ho deciso di contare, anzi, mi sto contando assieme a quelli della (ancora) piccola comunità del twitter italiano.(Paola Caridi)
Era esattamente questo lo spirito dell'iniziativa.
Commenta Antonio Sofi - autore televisivo, giornalista e consulente politico - che ha seguito dall'inizio l'evolversi del caso. Lo ringrazio, a nome di tutti e tre, per le belle parole che ha avuto nei nostri confronti.
L'hastagging (possiamo chiamare così l'operazione di creare dal nulla un hashtag e immetterlo nel flusso dei social network) è tanto facile a dirsi quanto difficile a farsi con un qualche successo. E un hashtag azzeccato non lo è mai davvero per caso. Il caso di successo di "iohovotato", per esempio, racconta di un combinato disposto di fattori: perfetta conoscenza del funzionamento di Twitter, annusamento politico dell'aria che tirava (ovvero una voglia di testimoniare il momento del voto con motivazioni in parte "propagandistiche" e in parte identitarie), un ottimo timing (la mattina presto), creatività di copy e soprattutto una community ben rodata e nutrita e pronta ad accogliere il suggerimento.
Finita l'euforia per il quorum raggiunto, rimangono tanti spunti di analisi. Io provo a dire la mia, e lo faccio cantando (frasi tratte da Manifesto futurista della nuova umanità di Vasco Rossi).
Invece la vita
Arriva impetuosa
Ed è un miracolo che ogni giorno si rinnova
Sembra davvero un miracolo. Eppure questo non è il primo successo del web. O meglio, la prima sconfitta del mainstream (non è una sottigliezza: l'ho chiamata la metafora di Pikachu). Ci sono stati altri eventi recenti che lasciavano presagire un cambiamento profondo, in grado di incidere concretamente uscendo dalla nicchia di mera testimonianza: "Sono donna e dico basta", seguiti dalle varie primarie, dalle successive elezioni amministrative e dai recenti ballottaggi che hanno ribaltato completamente le previsioni di pochi mesi prima.
Ti prego perdonami ti prego perdonami
Ti prego perdonami se non ho più la fede in te
Ti faccio presente che
È stato difficile
Abituarsi ad una vita sola e senza di te
L'Italia che questi eventi riconsegnano è un'Italia che riscopre una grande passione politica e una contagiosa voglia di partecipazione. Ma li riscopre con modalità autonome dopo averle invano cercate nei partiti. Gli italiani si stanno riprendendo l'Italia da soli, affrancandola da un'immagine discreditata (e derisa) all'estero. Ma sarebbe miope pensare che il web in quanto tale abbia modificato gli equilibri. Internet è solo uno strumento, neutro per definizione, in cui le persone sono riuscite ad aggregarsi. Non credo abbia spostato sensibilmente voti. E comunque le metriche da adottare nella valutazione dell'accaduto, come spiega Enrico Sola, sono diverse. Twitter conta nel nostro paese non più di 350.000 iscritti. Ha invece pesato moltissimo, a mio parere, sulla coesione e la motivazione delle persone, il che ci ha reso più attivi nel parlare e probabilmente convincere le persone che la rete non frequentano. A me è successo.
Sarà difficile
Non fare degli errori
Senza l’aiuto di
Di potenze superiori
Il 13 giugno è stato contemporaneamente un giorno memorabile e un giorno preoccupante. Sì perché ha sancito definitivamente la disintermediazione della politica e questo non è necessariamente un bel dato. Molti elettori del centrodestra hanno votato a prescindere dalle indicazioni, implicite od esplicite, dei loro leader. Ma anche nelle amministrative, a ben leggere, i partiti che hanno espresso il canditato risultato vincitore, non hanno raccolto alcun "bonus" in termini di voto di lista.
Forse mi colloco un po' fuori dal coro dicendo che sono preoccupata. Una democrazia sana ha bisogno della rappresentatività per funzionare, almeno così io la penso. Per cui ora la palla è tutta in mano della politica, dei partiti, e della capacità che avranno di rinnovarsi veramente, di ascoltare e reinventarsi mettendosi a disposizione di questa incredibile istanza di cambiamento.
Questa è la sfida principale del manifesto futuribile che mi auguro.
Dimenticavo: ecco il video di Vasco, anche in questo caso un incontro casuale ché non posso annoverarmi tra i suoi fedeli fans.
