“In realtà è la lettura che sta subendo una trasformazione” spiega Mafe De Baggis, “Siamo sempre in movimento, leggiamo in piedi e con scarsa attenzione. L’editoria deve tenerne conto”. Insieme a Filippo Pretolani ha da poco avviato il progetto editoriale Pleens, una piattaforma che raccoglierà storie e sensazioni legati ai luoghi per creare delle “mappe emotive” da leggere.
Da Corriere della Sera - La blogosfera vista da vicino.
Questo articolo di oggi mi consente di tornare sul tema del precedente post che, scritto tramite smartphone, non mi ha permesso i dovuti approndimenti. Quando circa un anno fa Mafe e Filippo mi raccontarono del loro progetto - Pleens - ancora molto molto in embrione, proposi loro di scriverne in un capitolo del libro Viaggi in Rete, intuendo la grande novità e la forte attinenza con un turismo in evoluzione. Felice abbiano accettato anche se mi sono resa conto non per tutti l'argomento risulti facilmente comprensibile. Per questo riporto l'incipit del loro contributo. Mi interessa sia chiaro il bisogno cui la tecnologia può rispondere. Un bisogno comune, sentito, condiviso, che fino ad oggi non ha trovato risposta e per questo ignorato. Ma ignorato non significa inesistente. Da qui il progetto. Non preoccupatevi se sembra cosa complessa. Mafe mi odierà per aver usato "complessa". Lo è, o meglio lo sembra, per chi non ha dimestichezza con i device mobili e con le loro potenzialità. Le domande poste dal pubblico ad una recente presentazione del libro (vedi foto by Augmendy) dimostrano tanto interesse quanto difficoltà a capire. Come dice Carlo Infante, altro coautore del libro, si tratta di scrivere storie nelle geografie. Il suo progetto è diverso ma la base è comune. Accettate tranquillamente questo spaesamento (def. senso di smarrimento e di estraneità, provato da chi si trova in un luogo o in un ambiente nuovo e sconosciuto) transitorio. Immaginatevi turisti, in cerca di emozioni e non di informazioni.
Dove andiamo quando partiamo? In un luogo, in una storia, in uno stato d'animo? Che viaggio vogliamo veramente fare per "divertirci" cambiando panorama? E che informazioni cerchiamo, e in che forma, per far coincidere nel miglior modo possibile il nostro panorama in-teriore con quello esterno?
Organizzare un viaggio richiede un approccio razionale difficile da combinare con il sognare un luogo, immaginare che cosa si avrà voglia di fare una volta arrivati, prevedere i ritmi e gli stimoli con giorni se non mesi di anticipo. Se il viaggio è vacanza progettare un viaggio è lavoro: raramente le informazioni che si possono raccogliere prima collimeranno con la nostra visione una volta sul posto, sempre meno spesso troviamo nelle guide turistiche (o nei siti specializzati) le risposte che cerchiamo.
Io personalmente non sono mai riuscita a leggere una guida turistica prima di arrivare sul posto: è come se avessi bisogno di respirare l'aria di un posto, di capire che luce c'è, di seguire l'istinto del momento per capire dove voglio veramente andare e che cosa ho voglia di fare.
