Egregio Ministro Gnudi, un governo tecnico è quanto molti di noi si aspettavano. La sua nomina sembra facilmente riconducibile all'intento di fare del turismo un'industria, un asset importante per il Paese da approcciare - finalmente - con competenze economiche. Approvo totalmente e su questo non indugio oltre. Mi permetto invece di segnalare brevemente quelli che io considero i nodi più importanti ed urgenti da sciogliere per avviare il settore ad una ripresa.
1) GOVERNANCE: definire chi fa cosa.
- CHI: Ministro, Regioni, Province, APT/STL, Comuni, … una giungla di migliaia di enti (13000) che a vario titolo hanno voce in capitolo in materia turistica, una babele impossibile da gestire;
- COSA: quale ruolo ha la Governance ai vari livelli se mancano i fondi (tagli pesantissimi negli ultimi due anni) e mediamente mancano pure le competenze?
2) Snellire una BUROCRAZIA anacronistica che sembra giustificare solo se stessa. Allunga i tempi e moltiplica i centri decisionali aumentando il gap già ampio che ci separa da altri competitor più bravi e flessibili di noi ad adattarsi alle rapide modifiche dei mercati e della domanda. Ad esempio il web, di cui mi occupo, è diventato fondamentale per il turismo ma è luogo in cui avvengono rapidissime variazioni da parte dei grossi player (google e facebook in primis). Queste determinano altrettanto rapidi cambiamenti dei comportamenti. Occorrono strumenti che consentano di fronteggiare la velocità.
3) INNOVAZIONE: questo è un tema trasversale a tutto il governo ma che nel turismo impatta direttamente forse più che in altri settori. L’Italia non è messa affatto male lato domanda, è messa malissimo lato offerta. Gli utenti sono molto più preparati di quanto si creda. Molti alberghi, invece, usano ancora il fax. Così cresce lo spazio delle varie OTA straniere (Expedia, Booking.com,…) con il risultato che i profitti del nostro territorio vadano all’estero e l’occupazione nel turismo diminuisca. E non c’è solo l’aspetto dell’e-commerce. Esiste anche il grande tema dell’info-commerce: ancora più impattante e più facilmente risolvibile. Ma la nostra unica risposta (concettualmente sbagliata oltre che molto onerosa) è stata italia.it.
Investiamo seriamente sul digitale, apriamo anche il turismo agli open data: operazioni culturali prima che tecnologiche. Impossibile reperire dati sulla spesa in promozione e comunicazione delle Regioni. Impossibile conoscere i paesi di provenienza delle visite al portale Italia.it. Tanto per citare due casi in cui mi sono imbattuta in questi anni. Trasparenza e Responsabilità si autoalimentano e farebbero un gran bene al turismo.
4) STRATEGIA. La tecnologia è solo uno strumento. Senza strategia la tecnologia non si trasforma in innovazione. Questo settore sconta una pesante assenza di strategia. La PA si assuma la responsabilità del proprio ruolo, generi obiettivi e politiche coerenti da declinare nei vari territori e nelle specifiche azioni. Ad esempio, c’è un gran bisogno di formazione. Ma se non è chiaro in che direzione formare e perché, ogni attività in tal senso renderà molto meno rispetto alle potenzialità. Approcciare strategicamente il settore consentirebbe anche notevoli risparmi: non servono grandi investimenti, servono grandi idee e buone menti per realizzarle.
Mi fermo a questi punti generali e intimamente collegati. Ma approfitto, in conclusione, per invitarla all'imminente convegno Buy Tourism Online, il più importante convegno in Italia, con fama ormai internazionale, che si occupi delle tematiche legate al turismo online e dei temi del complesso rapporto tra le persone e il viaggio (le allego il programma). Non la invito a parlare, la invito ad ascoltare. Spero vorrà scusare la singolarità della cosa. Ovviamente qualunque suo contributo sarebbe molto gradito. Ma quel che le chiedo è principalmente ascolto.
La prego di non considerarlo un invito virtuale. Sarò lieta di accompagnarla personalmente in questi due intensi giorni di approfondimento.
