L'articolo1 - Travel agents know something you don't - è forse un po' enfatico ma sottolinea quello che spesso vado dicendo su questo blog. L'intermediazione, e la speculare disintermediazione, non sono valori in sé ma è il servizio che viene valutato dalle persone sulla base del valore aggiunto che è in grado di erogare (nella fattispecie in campo turistico). Un rapporto costi/benefici - tra una sempre più ampia possibilità di scelte - che ciascuno di noi, anche involontariamente, applica.
In an age where travelers of all ages turn to the Internet to book flight and hotel reservations, modern travel agents are offering expert advice on cruises and tour packages to far-flung locales, advice on the best a particular city has to offer, exclusive perks, hidden discount prices and the security of an adviser in case of inconvenience or disaster.
Successful agents know that their customers have access to lots of travel information -- often too much -- and want time-saving guidance, exclusivity and security in a complicated world. Whether they can convince younger Americans who may not have ever worked with a travel agent of that added value -- and ensure their industry's survival -- remains to be seen.
Dunque, riassumento e semplificando, lo spazio che io vedo per gli agenti di viaggio (ADV) è sintetizzabile nella capacità di farsi "guida" nel processo decisionale attraverso maggiori e più approfondite conoscenze che garantiscono - in ultima analisi - sicurezza e risparmio di tempo (parametro spesso sottovalutato). Tutto questo può avvenire sulla base di competenze, relazioni e fiducia. In fondo niente di nuovo, niente di diverso rispetto a ciò che decreta il successo in Rete. Ancora una volta back2basics.
[1] segnalato poco fa su Facebook da Francesco Granese.
