Ieri sera sono stata invitata alla trasmissione Quattro di Primocanale (che ringrazio per l'invito) per commentare la campagna elettorale in svolgimento a Genova vista dai principali social network, Facebook e Twitter.
Ho esordito dicendo che - oggi - le elezioni a Genova non si vincono online. Sembra strano che lo dica proprio io ma credo sia importante che il messaggio arrivi chiaro, senza errate aspettative. Genova è il capoluogo della regione più anziana d'Italia e sicuramente questo pesa nella dimestichezza con i nuovi media. Ma lo penso a prescindere, lo penso perchè internet amplifica ma non inventa e pertanto riproduce una sitazione reale. Come scrissi dopo la vittoria di Giuliano Pisapia usando la metafora dell'evoluzione dei Pokémon, la rete abilta un cambiamento ma la condizione è "essere felici" o "amici" e questa felicità si ottiene avendo cura del Pokémon, parlandogli e camminando insieme. Per cui continuo a pensare che le elezioni si vincano tra la gente, per la capacità di dare risposte: nei quartieri, nei mercati o su facebook poco importa. Non è detto che le domande siano sempre giuste, ma questo è altro - complesso - discorso su cui tornerò alla fine del post.
Tornando alla trasmissione devo dire che sono riuscita a dir poco di quanto mi ero preparata ma non lamento nulla: i temi più squisitamente politici erano e sono prevedibilmente più interessanti per quella tipologia di pubblico e i tempi televisivi, cui non sono abituata, impongono ritmi serrati.
Per quanta riguarda un discorso complessivo rimando a questa analisi di Fan Page: E-lezioni: i candidati a sindaco di Genova sui social media. Ricca di grafici e confronti che provano a dare una rappresentazione quantitativa della situazione. Ma non ritengo l'analisi esaustiva. Riporto, sotto, alcune considerazioni più qualitative e di merito che avrei voluto dire o dire con più calma.
1) La Rete non incide nelle sorti della campagna elettorale anche perché viene usata prevalentemente come i vecchi media. La valutazione sempre richiesta è soprattutto numerica, una sorta di "auditel" in rete che aiuti a comprendere il fenomeno. Ma non è corretto, non è l'unico almeno. Altrimenti io potrei essere incoronata Sindaco di Genova e senza ballottaggi avendo (su twitter) quasi il doppio dei follower della somma dei follower di tutti i 12 candidati messi insieme. Ovvio che non sia questo l'approccio. Sono seguita prevalentemente da persone interessate al tema turismo e innovazione, in ogni parte d'Italia: su Genova poco inciderei. Sì, perché due cose contano su twitter:
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il tema di cui ti occupi e l'autorevolezza/serietà con lui lo fai;
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il tempo, l'attenzione, l'ascolto, l'interazione che dedichi allo strumento.
Osservando con attenzione i principali candidati (Marco Doria, Enrico Musso e Pierluigi Vinai) noto che usano twitter prevalentemente per comunicare se stessi e non per intercettare discussioni o per ascoltare in modo più ampio. Si controllano a vicenda e si marcano stretti, soprattutto in questi ultimi giorni in cui la campagna si è fatta più dura a colpi di scoop - veri o presunti - e di proclami. E in qualche modo è divertente perché Twitter è un'arena pubblica che consente cose su Facebook non possibili (nessuno si sogna di mettere un commento sulla pagina altrui).
E poi c'è la variabile "tempo" che si porta dietro una serie di significati per gli esperti del settore.
C'è chi ha aperto l'account twitter solo ultimamente, in funzione della campagna elettorale e, tendenzialmente, questo non premia, non porta fiducia, ché la fiducia ci vuole tempo a guadagnarsela. Tranquilli, nemmeno automatica sfiducia , forse solo un po' di temporanea diffidenza.
Ecco il motivo per cui twitter non inciderà nelle sorti della campagna elettorale: non tanto perché non serve ma perché non viene utilizzato "bene" più o meno da tutti, grillini compresi.
2) Avrei voluto raccontare meglio una serie di inziative dal basso che hanno provato un po' a muovere le acque di questa campagna elettorale avvolta su i soliti temi. Mi riferisco al Politicometro e a Comunali Genova 2012. Iniziative assai diverse ma che hanno in comune la nascita in ambito universitario e che sono il segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire. Un segnale debole anche perché sostanzialmente inascoltato. Enrico Alletto nel suo blog ha attentamente monirato questi segnali e a lui rimando. Certo è che a lui, come alla sottoscritta e a molti altri, avrebbe fatto piacere che nel 2012 anche a Genova si parlasse maggiomente di Smart Cities, Open Data e strumenti di democrazia partecipata come sta avvenendo in altre città italiane. Esistono iniziative - Agenda Digitale, Internet Bene Comune, Wikitalia - di cui non si fa cenno in questa campagna. Discutibili o meno sono tentativi di portare questo nostro malandato paese a vivere quella modernatità che sembra non appartenerci e a colmare il gap che ci separa dalla altre principali nazioni/città europee. E qui inserisco una considerazione più personale che tecnica. Quale il ruolo di governance che i candidati si apprestano ad assumere? Quello di dire ciò che la maggioranza vuole sentirsi dire o quello, tanto difficile quanto necessario, di proporre temi nuovi e farsi traghettatori verso complessità comunque presenti seppur ignorate? Non riguarda solo Genova, è trasferibile ovunque. La mia risposta è chiara. Ma lego questa risposta al discorso affrontato ieri in trasmissione dell'antipolitica. Si tende a rispondere agli attacchi e non a proporre. Esiste, a mio parere anche a Genova, una percentuale abbastanza ampia di persone che sono lontane dalla politica perché la politica non si assume il ruolo che le compete. Non è solo qualunquismo, non c'è solo la demagogia, non è solo questione di scandali e inchieste. E' una questione di aspettative tradite. Non cercarte in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora ci fa. Provi la politica a cambiare approccio, a osare, ad anticipare, a costruire e governare un cambiamento reale, tangibile. Vedrete che troverà (anche) su Internet molti preziosissimi alleati. E sarei ben lieta di tornare in trasmissione a commentarli.
(citazioni nel post dalla canzone Vedi cara di Francesco Guccini)
