Ieri Frieda Brioschi pubblicava su Che Futuro questo post: Chi mi aiuta a liberare i monumenti italiani per una foto wiki?
Io la voglio aiutare. Intanto ripubblicandolo quasi integralmente (il grassetto è mio).
Due anni fa gli olandesi si sono inventati un concorso fotografico, che l’anno scorso è diventato internazionale: Wiki Loves Monuments; una fase nazionale e poi i migliori di ogni paese si sfidano in un girone internazionale. Noi abbiamo pensato che fosse una cosa bellissima e che un paese come l’Italia non potesse assolutamente mancare ad un appuntamento del genere. Poi un concorso fotografico… cosa vuoi che ci voglia a organizzarlo? Qualche premio, una giuria, un sito ed è fatta!
In effetti organizzare un concorso fotografico non è difficile se lo scopo è culturale, il problema sono i soggetti. È più facile fare una rapina in banca e passarla franca che fotografare un monumento italiano!
O meglio, fotografare un monumento non è un delitto, ma pubblicarne la foto quasi. Soprattutto se uno è sprovveduto come me e pensa di poterla rilasciare in Creative Commons, CC-BY-SA addirittura (anche a scopo commerciale? siamo proprio matti, potremmo affossare il business delle cartoline!).
Le cartoline, battute a parte, non c’entrano: la “colpa” è del Codice Urbani (Codice dei beni culturali e del paesaggio) che attribuisce al MiBaC tutela, conservazione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale e il pagamento di un canone qualora lo scopo delle foto non sia personale.
Il canone lo stabilisce l’autorità che ha in consegna i beni quindi il Ministero (nelle sue diramazioni: le soprintendenze e le direzioni regionali), le regioni, i comuni, le città metropolitane e le province. Quindi per fare le cose per bene, uno dovrebbe chiedere il permesso all’autorità del caso, ma non esiste un elenco che mi dica chi è questa autorità, quindi l’unica soluzione è bussare alla porta di ciascun ente e chiedere: scusate quali monumenti avete in consegna? Possiamo fotografarli?
8100 comuni, 20 regioni, 110 province, per tacere tutta la parte ministeriale. Tante conversazioni e contatti in corso, ma settembre (il mese dedicato al concorso) si avvicina e un’unica PA ha risposto sollecita: Pavia.
“Valutando positivamente l’iniziativa Wiki Loves Monuments che potrebbe costituire un trampolino di lancio a livello internazionale per la città di Pavia,” si legge nella delibera della Giunta “si ritiene utile concedere la possibilità fotografare i propri monumenti inseriti nella lista di cui sopra concedendone l’immagine in uso come un qualsiasi open data con una licenza libera Creative Commons nella versione denominata CC-O.”
Ci aiutate a convincere qualche altro comune virtuoso?
Dopo tutto vogliamo solo fotografare dei monumenti e usare le foto per illustrare le voci di Wikipedia, di tutte le 280 edizioni di Wikipedia. Raccontare un qualsiasi monumento senza mostrarlo è un delitto, soprattutto se parliamo dei monumenti italiani. Un patrimonio così bello e così complicato da raccontare, fatto di tantissimi interlocutori, di definizioni e liste mancanti.
Ma noi non ci arrendiamo e il concorso si farà comunque. E non dimenticate che per monumento si intende “un vastissimo genere di opere che comprende edifici, sculture, siti archeologici, strutture architettoniche e interventi dell’uomo sulla natura che hanno grande valore dal punto di vista artistico, storico, estetico, etnografico e scientifico”! Avete già in mano la macchina fotografica? Allora scattate!
Ma voglio aiutare lei e questa iniziativa anche perché è un tema a me molto caro: ne ho scritto sul blog e ne abbiamo fatto scrivere (Mario Gerosa ed io) da persona assai competente un intero capitolo nel libro Viaggi in Rete. Simona Caraceni Musei: chi ha paura del web 2.0.
Trovo assurdo che nel 2012 la PA non sfrutti - quando addirittura non ostacoli - quelle che sono opportunità (gratuite !) di comunicazione e promozione turistica. L'arretratezza culturale di chi si occupa di cultura è disarmante.
Prendo a prestito proprio le parole di Simona Caraceni considerando che tra musei e monumenti la tematica è esattamente sovrapponibile.
L’esperienza di consumo museale si concretizza in quattro fasi, che sono l’anticipazione, l’acquisto, il consumo vero e proprio e, quindi, il momento del ricordo, da vivere magari anche con nostalgia. L’esperienza, in ciascuna di queste fasi, può essere vissuta anche grazie al ruolo del web: internet, infatti, è uno strumento poliedrico in grado di generare emozioni, di fornire informazioni, di creare senso di appartenenza e di stimolare il ricordo.[1]
E poi ancora:
Bisogna partire da un presupposto imprescindibile per la promozione di un museo attraverso il network: lasciare il timone. L’istituzione museale deve varcare la soglia del controllo su tutto quello che può nascere da un confronto sul web con il pubblico, anche con gli strumenti propri del web 2.0. Questo può sembrare molto difficile, soprattutto da parte di alcune direzioni di musei ancorate al concetto del possesso del bene culturale, anche se questo è un possesso inesistente, in quanto il bene è della collettività.
Trovare in Rete foto del proprio museo indica il fatto che se ne parla, e ciò ha grande valore in termini di promozione museale attraverso le nuove tecnologie. E presuppone certamente un lasciarsi andare su questioni di diritti e di immagine del museo.
[1] AA. VV, (2005). “Il web marketing museale: uno studio di Piacenza Musei”, p. 17
