Intanto il viaggio. Il mio volo per Trieste prevede scalo a Roma e sulla seconda tratta mi ritrovo con Antonio Pavolini e Vincenzo Cosenza senza averlo deciso prima. E saranno i miei compagni di viaggio per due giorni interi. Con Antonio parlo di luoghi (friendfeed) dalla socialità in continua evoluzione, tra loro discorrono di fotografia mentre con Vincenzo mi accomuna questo cartello all'arrivo. Mai avevo fatto caso ai nostri cognomi associati.
Il convegno. Come scritto da Marco Massarotto probabilmente il miglior evento dedicato al web visto in Italia quest’anno (forse anche questi anni). Per cui mi onora ancora di più aver partecipato ed essere riuscita a dire, a dare, qualcosa di interessante. Non è stato semplice tarare il mio intervento per un pubblico molto attento ed informato sulle dinamiche della rete ma sostanzialmente digiuno dei risvolti nel turismo. Poi mi sono lasciata guidare dalle parole di Sergio Maistrello che nel video di lancio spiegava gli obiettivi dell'evento. "Focalizzarsi non tanto su prodotti o tecnologia ma sugli scenari e sulle implicazioni della Rete sulla società, sull'economia, sulle istituzioni e sui modi in cui le persone si organizzano". Era perfetto, in fondo è proprio quello di cui mi occupo. Ho solo cercato di trasporre con ordine quella impostazione sul mio argomento.
Per sintetizzare prendo a prestito la precisa descrizione di Lip of Faith's Blog, (tutto il post molto ben circostanziato con un grande lavoro sui link e sui dati prodotti dai vari relatori, ne consiglio la lettura):
[Roberta Milano] parla del mercato del turismo in Italia e del gap da colmare per raggiungere gli operatori esteri che guidano le classifiche (cliccate qui per le slides). A fronte di un mercato del turismo internazionale raddoppiato negli ultimi dieci anni, dal 1995 al 2010 l’Italia ha perso quote, passando dal secondo posto (7,1%) al quinto (4,2%). Considerando che il settore turistico conta da solo per quasi il 50% del totale delle vendite nel nostro Paese, si tratta di un campanello d’allarme da non sottovalutare.
L’Italia sta perdendo competitività in un mercato molto appetibile, fatica a tenere il passo con un settore in continua evoluzione e di fatto consegna ampi margini di guadagno ad online travel agencies straniere che vendono pacchetti turistici locali a clienti internazionali. In più lo sviluppo dei social network e il dilagare dell’economia dell’Io cambia la percezione dello spazio e del tempo e accresce l’importanza dei siti di recensioni di hotel, locali o ristoranti (come Tripadvisor o Opentable) nell’ orientare la preferenza dei consumatori. Tuttavia non tutti i player nostrani hanno colto la sfida e deciso di aprire canali di dialogo e luoghi di conversazione anche sulle piattaforme social. Necessario, da un lato, imparare ad ascoltare, dall’altro saper raccontare, in maniera genuina, coinvolgente e capace di creare valore il proprio prodotto.
Ho pubblicato subito la mia presentazione su slideshare ma non qui. Un po' in ritardo ma eccola.
Ringraziamenti. Non credo al caso. Gli eventi riusciti hanno sempre una grande regia dietro. Complimenti tardivi ma sinceri a Sergio Maistrello, Beniamino Pagliaro e Paolo Valdemarin.
Sorprese. Tra il pubblico del convegno una piacevole scoperta: l'Ente del Turismo Bra Langhe e Roero che dopo l'evento di Aprile hanno iniziato un percorso di approfondimento. La bella sensazione che il tuo lavoro serva a fare cultura, ad aprire percorsi e creare sintonia. Insomma ammetto, incontrarli è stato uno di quegli eventi che danno senso al lavoro che svolgi.
E infine Gigi Tagliapietra. Un maestro per molti ma che non conoscevo ancora personalmente. Il suo l'intervento più originale. Ma non di questo volevo scrivere. Voglio scrivere di una cena in cui, incantata, lo ascolto parlare di cura del teritorio in Pusteria, di musica e di strumenti, di artigiani e di arte. E scopro che lui - tra le mille cose che fa - racconta in musica la battaglia di Solferino, una terribile, cruenta, enorme e casuale battaglia che avvenne nelle terre che lui abita: Qui, Per caso, Quel giorno. E il racconto avviene proprio nell'esatto luogo - Cascina Capuzza - dove è avvenuta nel lontano 1859, in quel campo. Ché non ha senso, secondo lui, ricollocarla altrove, ché storia e paesaggio sono intimamente legati e lui vuole raccontarli così (da Brescia Oggi).
Insomma per me è stata un'anticipazione di quanto avrei detto il giorno dopo, dell'importanza e dell'incapacità di saper raccontare i nostri territori.
Non tutti sono evidentemente incapaci. Ma occorrono intelligenza, sensibilità, creatività e passione. E forse il dono di guardare le cose con occhi diversi, con poesia.
E capisci perché anche il cloud computing può diventare Claud Compunting. Sì Claud, come Claude Debussy.
