Ripubblico l'articolo uscito mercoledì 10 ottobre su Il Secolo Più, il nuovo settimanale de Il Secolo XIX dedicato al mondo del lavoro e quello del risparmio.
La crisi generale è palpabile e il
turismo è una sorta di cartina al tornasole. Il 2012 è stato definito l’annus
orribilis del turismo degli italiani e dell’Italia (FIPE). La Liguria non fa
eccezione.: tengono gli arrivi stranieri ma calano le presenze degli italiani
che rimangono i nostri principali clienti. Questo significa che il mercato si
fa sempre più competitivo e la competizione, oggi, si svolge soprattutto sul
web. Siti di comparazione prezzi (Trivago, Kayak) il cui utilizzo si diffonde
anche grazie alla televisione; siti di recensioni, come TripAdvisor, che
determinano – a torto o a ragione - successi ed insuccessi di hotel o
ristoranti; campagne di social media marketing su Facebook, Twitter e Instagram
alla ricerca di like e comunicazione virale. E infine l’acquisto. Da anni in
Italia il settore travel rappresenta il 50% dell’intero e-commerce nazionale. Ma
è solo uno dei parametri, il più facile da quantificare, che dimostra
l’evoluzione delle dinamiche di mercato. In altre parole Internet influisce
pesantemente sulla decisione della tipologia di vacanza, sulla destinazione e
sul canale di vendita.
E’ pronta la nostra regione ad affrontare questa rivoluzione? La Liguria è partita tardi ma ha iniziato un nuovo processo che vede nel Piano Turistico Triennale il primo e importante step. Un percorso in divenire, basato sull’ascolto degli operatori e improntato all’innovazione.
Molto, però, è il lavoro da fare. Il
caso TripAdisor e alberghi liguri di quest’estate ha dimostrato tutte le
difficoltà di un settore a rapportarsi con quello che viene chiamato web 2.0.
Le persone commentano, fotografano, filmano, discutono. Bisogna prenderne atto.
Capisco benissimo che la situazione non sia semplice. La complessità è alta,
gli operatori sono spesso disorientati. Servono conoscenze tecnologiche ma
soprattutto culturali per affrontare questo rapido cambiamento.
A mio avviso la formazione è, pertanto, un passaggio obbligato. Molte strutture alberghiere, ad esempio, cominciano a popolare i social media ma pochi sanno comunicare in maniera efficace. E soprattutto pochissimi conoscono i nuovi luoghi social dove si sposta la comunicazione turistica. Pinterest e Fourquare, ad esempio, sono ignorati dai più.
Altro aspetto non presidiato è la connessione in mobilità. Oggi il turista si collega sempre più attraverso smarthphone e tablet ed esige un’offerta di informazioni e servizi specifica. Pochissime sono le App dedicate al territorio ligure. Un settore su cui investire. Anche perché nel mentre i colossi come Booking.com, Expedia o Google, si sono già attrezzati aumentando il loro vantaggio competitivo.
L’ultimo aspetto su cui punterei è quello dei contenuti. Occorre, infatti, non solo ascoltare ma imparare a raccontarsi. La Liguria, le sue città e i suoi borghi, possiedono storia, paesaggi e tradizioni capaci di emozionare chiunque ma sconosciuti a molti. Occorre dare alle persone un motivo per venire e per rimanere più a lungo. La Liguria è al 17° posto tra le regioni italiane per permanenza media dei turisti stranieri[Istat]. Aumentare quella media di 3,2 giorni, valore sotto la media nazionale, deve essere un obiettivo. E il web, se usato in modo opportuno, può trasformarsi da terribile minaccia in prezioso alleato.
