Questo è un post da archiviare nella categoria back to basics.
Un evento: la storica Fiera d'Aprile di Andria. Un obiettivo: la riscoperta del centro storico e il rilancio del turismo. Uno strumento: il lancio di una specifica Andria App. La promozione: 15.000 tradizionali, classiche cartoline in tre diversi soggetti.
Andria si fa promotrice di una curiosa iniziativa per affiancare alle più tecnologiche cartoline telematiche, quei rettangoli di cartoncino che, in tempi non molto distanti, colmavano i depositi delle Poste.
L’iniziativa è finalizzata a fare in modo che ogni singolo cittadino possa spedire le cartoline a parenti ed amici sparsi per l'Italia. Chiunque può recarsi presso l’ufficio IAT sito in Piazza Catuma e compilare la cartolina. Sarà il Comune di Andria a farsi carico dell’affrancatura e garantirà la spedizione.
"Nuovo" e "vecchio" sono concetti superati. L'importante rimane è l'obiettivo. Seguono, non meno importanti, la creatività dell'idea e la coerenza delle diverse azioni per raggiungerlo.
Non so quale sarà l'efficacia finale ma apprezzo come è impostata questa campagna. Il successo si basa sul coinvolgemento di turisti e residenti, sulla loro motivazione a farsi diretti promotori di una vera e propria attività di marketing one to one.
Riporto una mia intervista per la rivista Pianeta Hotel sul sempre attualissimo e complesso tema della disintermediazione turistica, vista non tanto nei confronti delle agenzie di viaggio (ADV) quanto verso le grandi OTA. Ho chiesto ed ottenuto da Claudio Bonomi, vicecaporedattore e autore dell'articolo stesso, la possibilità di pubblicare sul mio blog. Ringrazio ancora per la piacevole chiacchierata e per l'autorizzazione a pubblicare qui. Ne estraggo alcuni frasi ma, come ho riferito a Bonomi, le risposte forse deludono. Non rivelo alcuna ricetta infallibile. Le soluzioni dipendono, infatti, da molti fattori: la localizzazione di una struttura, la dimensione dell'hotel, le sue caratteristiche.
«Credo prima di tutto che l’imprenditore turistico debba avere una strategia a prescindere dal web e non affidarsi all’improvvisazione come spesso successo in passato. La strategia è unica: occorrerà poi coerentemente sviluppare le proprie iniziative online.
Detto questo, credo che la disintermediazione vada sempre legata alle capacità di un hotel di rendersi “particolare” e distinto da altri. Ad esempio andrebbero valorizzati i propri punti di forza e la propria storia. Altro suggerimento è quello di creare servizi che soddisfino specificamente alcune nicchie di mercato. Ricordandosi sempre, però, che il web 2.0 ha riportato con forza in primo piano la qualità e valori antichi come pulizia, affidabilità e cortesia. Valori che rimangono, sempre e comunque, alla base di un passaparola positivo sul web. Back to basics insomma. Aggiungerei soltanto il consiglio di considerare la forte domandadi connessione internet, spesso insoddisfatta o soddisfatta a costi esorbitanti».
Su TripAdvisor e più in generale sui siti specializzati nelle recensioni turistiche:
«I consumatori presto andranno a ricercare le recensioni non più su siti dedicati, ma su blog o social network generalisti che danno maggiori garanzie di affidabilità e, soprattutto, di affinità in termini di interessi. In altre parole, ognuno si collegherà al suo blog preferito o si farà consigliare dalla “sua” community di riferimento».
E al termine sulle prospettive future:
«Siamo alle prese con uno scenario in divenire e penso che l’ingresso di nuovi attori come Google Hotel Finder, cambierà i connotati al mercato: e, dunque, influenzerà in maniera significativa le strategie di disintermediazione. Strategie che, è bene ricordare, hanno il merito di produrre della ricchezza che resta inItalia: oggi, gran parte dei turisti che vengono nel nostro Paese usano iportali di prenotazioni online che non solo si prendono almeno il 15% delprezzo della camera ma che, essendo tutti soggetti esteri, delocalizzano ricavi e profitti che certo non vengono reinvestiti nel nostro sistema».
Lascio alla eventuale lettura completa dell'articolo che, a margine, cita l'ormai famosa Finestra di Johari nel Turismo. Come ho commentato su Facebook mi piace avere l'occasione di parlare di web in contesti non web. Credo sia importante per diffondere temi che rimangono ancora troppo di nicchia.
L'articolo1 - Travel agents know something you don't - è forse un po' enfatico ma sottolinea quello che spesso vado dicendo su questo blog. L'intermediazione, e la speculare disintermediazione, non sono valori in sé ma è il servizio che viene valutato dalle persone sulla base del valore aggiunto che è in grado di erogare (nella fattispecie in campo turistico). Un rapporto costi/benefici - tra una sempre più ampia possibilità di scelte - che ciascuno di noi, anche involontariamente, applica.
In an age where travelers of all ages turn to the Internet to book flight and hotel reservations, modern travel agents are offering expert advice on cruises and tour packages to far-flung locales, advice on the best a particular city has to offer, exclusive perks, hidden discount prices and the security of an adviser in case of inconvenience or disaster. Successful agents know that their customers have access to lots of travel information -- often too much -- and want time-saving guidance, exclusivity and security in a complicated world. Whether they can convince younger Americans who may not have ever worked with a travel agent of that added value -- and ensure their industry's survival -- remains to be seen.
Dunque, riassumento e semplificando, lo spazio che io vedo per gli agenti di viaggio (ADV) è sintetizzabile nella capacità di farsi "guida" nel processo decisionale attraverso maggiori e più approfondite conoscenze che garantiscono - in ultima analisi - sicurezza e risparmio di tempo (parametro spesso sottovalutato). Tutto questo può avvenire sulla base di competenze, relazioni e fiducia. In fondo niente di nuovo, niente di diverso rispetto a ciò che decreta il successo in Rete. Ancora una volta back2basics.
Mi son trovata a trascorrere qualche notte in un albergo stupendo a Firenze, Hotel Tornabuoni Beacci. Sembrava di dormire nella storia. Stupendo è concetto soggettivo, mi rendo conto. Dipende dalla stanza, dalle aspettative, dal gusto, dalle necessità. Per me è stupendo, perché è l’esatto contrario degli alberghi uniformi delle grandi catene: perfetta standardizzazione ma grande freddezza. Qui, invece, ogni stanza è diversa, corridoi e scalini raccordano angoli di bellezza in percorsi dove potresti - e forse vorresti - perderti. Una bellezza non ostentata, che traspare da mura e mobili perfettamente accordati. Una bellezza a cui perdoni volentieri qualche piccola ruga di espressione.
Ma non proprio di questo volevo scrivere. La mattina (ebbene sì, ho il brutto vizio di alzarmi presto anche quando non serve) in una sala colazioni ancora deserta e assonnata, incontro la già operativa governante. Rosa, questo il suo nome. Le chiedo informazioni dell'hotel. In fondo volevo la favola, il racconto che si celava dietro quell'atmosfera rarefatta impregnata di passato. Ma proprio mentre sto domandando mi pento, ché alle sette del mattino le persone hanno da lavorare e non hanno tempo di star dietro alle favole di quelli del marketing. Quelli del marketing, è noto, son brutta gente; quelli del nuovo marketing non ne parliamo: sempre fissati con lo storytelling e (ora) la content curation... Ma pensiero e azione non si coordianano bene la mattina presto, la voce non viene fermata in tempo e la domanda è ormai posta. A sorpresa, però, Rosa spalanca gli occhi vivaci e mi racconta orgogliosa dell'hotel, mi porta a vedere una terrazza nascosta, mi spiega le preferenze di stanze in base alla provenienza dei turisti. Se ho capito bene gli stranieri preferiscono le stanze all'ultimo piano, magari più piccole ma con vista sui tetti di Firenze. Gli italiani, invece, prediligono le stanze più storiche, con affreschi e segni del passato. Poi mi spiega che spesso i mobili antichi vengano scambiati dagli stranieri per mobili trascurati, che non viene percepita la cura dei particolari e si arrabbia. Non posso non chiederle come è venuta a conoscenza di quanto mi ha detto e lo stupore questa volta è il mio nello scoprire che lei la sera curiosa sulle recensioni di TripAdvisor. Una semplice dipendente che sente proprio il luogo in cui lavora, che se ne sente parte al punto da vivere con trasporto ed emozione ogni opinione al riguardo. Io non so dire se in assoluto alcune critiche siano vere o pretestuose. So che una persona come Rosa è una ricchezza per un albergo e per qualsiasi azienda. So che se lei prova un tale "engagament" con il brand per cui lavora è perché qualcuno all'interno, molto probabilmente, usa la stessa attenzione alla comunicazione interna come a quella esterna. So che soprattutto grazie a Rosa io in quell'albergo cercherò di tornare.
Non sono la prima a parlarne ma la notizia non è nemmeno così diffusa. Però dopo BTO, in cui si è provato a raccontare che online e offline non sono separati e che le idee rimangono la nostra (unica) salvezza, ecco questo esempio era proprio perfetto.
Worldwide Facebook fame for a tiny village. The tiny Swiss village of Obermutten became a worldwide hit on Facebook thanks to a campaign for the Graubunden department of tourism.
When the village launched its Facebook page, it carried a video showing the mayor, who promised that anyone who 'liked' Obermutten would have their profile picture posted on the village's official notice board. Over 9,000 people so far have become fans of the village; the campaign has been reported in over 20 countries and was even reported on a main news bulletin in South Korea. (Meanwhile the notice board is full up, so the village has resorted to posting the pictures on barn walls). fonte
A volte risulta complicato spiegare la comunicazione sui social network, far capire alle aziende che online e offline non sono mondi separati e - soprattutto - che quel che conta veramente è la predisposizione al dialogo.
Questa conversazione su friendfeed, estrapolata da un thread musicale sui Nomadi e apparentemente avulsa, forse riesce a spiegare cosa intendo.
daolio era fantastico nei concerti. era usanza scrivere dei biglietti e poi si passavano a quelli davanti e spesso arrivavano al palco. lui ne leggeva molti e a molti rispondeva. alcuni chiedevano canzoni, altri erano pensieri. lui ci si fermava a parlarci su e dialogava in questo modo con il pubblico. se si esclude qualche concerto-evento, i nomadi tenevano concerti in polisportive, feste dell'unità, ritrovi. spesso erano con qualche centinaio di spettatori e allora sembravano delle grandi feste.
(La lascio come l'ho trovata perchè così mi piace, con sviste ed errori per la fretta, magari digitata con uno smartphone e il suo malefico correttore).
Non so se sposterà voti, non so quanto possa incidere tutto quel che è accaduto in rete durante la campagna elettorale. Ma tutta questa storia - per me - un senso ce l'ha. Il naturale, continuo, incalzante, fluido rimando tra offline e online, fino a perderne i confini. Ed è espresso in questo tweet.
(e l'ulteriore casualità del nick di questa persona con la parola rainbow, nel giorno in cui un doppio arcobaleno ha reso magica la serata di ieri)
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