Ieri è uscita questa mia intervista per Lo Spazio della Politica, un gruppo di giovani che non conoscevo fino a qualche tempo fa e che definirei molto bravi a giudicare dal prodotto editoriale che realizzano.
Mi è stato chiesto di spiegare cosa ha cambiato il web nel mondo del turismo in termini globali. Questa parte della mia risposta:
Il web ha cambiato tutto non solo il turismo e, paradossalmente, sta riportando il mondo all’antico, ma con equilibri e dinamiche molto diversi. Mi spiego meglio. Il web – e il cosiddetto web 2.0 in particolare – ha cambiato il modo di comunicare, i valori, i processi: dalla comunicazione unidirezione dei media precedenti oggi si è passati ad una comunicazione bidirezionale, interattiva, partecipata. Non si tratta solo di forma, è sostanziale il cambiamento. E il turismo non fa differenza, anzi. Da una recente ricerca di GPF emerge che sui social network il viaggio è il secondo argomento di cui si discute online. Per cui le persone raccontano, commentano, criticano, consigliano, geolocalizzano sia le destinazioni che le strutture ricettive o i ristoranti, insomma tutto. Le persone, grazie al web, trovano ciò che cercano e non si adattano più a ciò che semplicemente gli veniva proposto. Anche nel turismo assistiamo al passaggio da un turismo di massa a una massa di nicchie di turismi, e questo fenomeno si autoalimenta incrementando la domanda di viaggi che rispondano a particolari interessi. Parlo di ritorno all’antico perché attraverso queste conversazioni, che trovano in internet il fattore abilitante, le chiavi del successo tornano ad essere qualità, fiducia, esperienza, tradizioni, territorio. E la promozione tradizionalmente intesa non è più efficace. Il marketing come lo abbiamo sempre conosciuto è inadeguato. Anziché pensare al controllo chi fa marketing deve imparare l’ascolto. Ed è un cambiamento radicale che incontra resistenze. Il proprio sito non è più così importante, bisogna ascoltare ed eventualmente interagire dove la gente conversa.
Le domande e le relative risposte riguardavano anche un più generale rapporto tra la politica ed il turismo. Temi sui quali ultimamente non mi sono sofferata molto sul blog.
Raramente vedo disponibilità a sperimentare valorizzando il proprio territorio e le proprie risorse. Occorrerebbe investire sul metodo per costruire percorsi originali: una presenza sul web adatta alle specifiche realtà è l’unica che, a mio parere, funziona. Se non si comprende come il web sta cambiando persone e mercati, i rischi che vedo sono principalmente tre:
1) utilizzare internet come gli altri media, come luogo dove duplicare comunicati stampa o eventuali offerte non cogliendo, invece, le grandi opportunità che le conversazioni online consentirebbero;
2) continuare a perdere terreno rispetto agli altri paesi;
3) fare scelte che generano negli operatori aspettative errate o eccessive e che, quindi, deludano chi superando grande diffidenza cominciava ad avvicinarsi ad internet.
E naturalmente mi è stato chiesto un parere sul portale Italia.it, ma di questo ho già scritto molto.
La mia conclusione è stata questa:
Occorrerebbe una seria governance del settore, una progettualità a lungo termine e non con orizzonte le successive elezioni, investendo su formazione, innovazione e semplificazione. Banalizzando – ma nemmeno tanto – occorrono idee prima che investimenti, altrimenti gli investimenti si chiamano sprechi.
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