C'è un po' di me in questo racconto, e non perché venga citata. Ma occupandomi di turismo e racconti turistici sono rimasta affascinata da quanto Maria Paola scriveva: un puzzle di frammenti che avevano già singolarmente senso ma potevano averne di più se raggruppati in racconto.
Devo dire che ultimamente ho un po' trascurato il mio libro Viaggi in Rete e non perché non ne sia orgogliosa, anzi.
Un po' per pudore nell'auto promuoversi e un po' per le urgenze che puntualmente assorbono tempo ed energie, non sono più tornata sull'argomento. Ma siamo vicini ad alcune presentazioni e ho anche appreso che siamo alla prima ristampa (quindi le cose vanno bene).
Per questi motivi ho pensato di spiegare un po' più in dettaglio di cosa ci siamo occupati, almeno per la metà del libro che ho curato direttamente. Mario Gerosa, curatore ed autore insieme a me del testo e mio compagno di "viaggio" in questa avventura, si è occupato dei mondi virtuali, della comunicazione museale e delle trasformazioni nell'editoria di viaggi. I relativi approfondimenti sono e saranno sul suo blog.
Qui riporto la prima parte dell'introduzione che ho scritto cercando di sintetizzare il percorso seguito e proposto ai lettori. Dal generale al particolare, da temi più teorici a spunti molto pratici, ecco ciò che lega i vari capitoli del libro che afferiscono al marketing. In un successivo post pubblicherò la parte relativa agli altri temi.
Viaggi in Rete: dal turismo al marketing e ritorno. Un percorso che passa per mondi virtuali, moderne applicazioni tecnologiche, aggregazioni sui social network e nuovi comportamenti delle persone che modificano così radicalmente il modo di fare turismo fino al punto da mutarne il significato profondo.
Questo libro non si prefigge risposte nette ma intende, piuttosto, stimolare riflessioni e proporre nuovi approcci di marketing basati sulla costruzione di relazioni e fiducia. Abbiamo voluto aprire finestre sui principali cambiamenti in atto e su evoluzioni ancora in embrione, coinvolgendo persone e saperi anche non strettamente legate al tema turismo per due motivi: primo perché potessero portare il loro contributo di altissima specializzazione; secondo perché è tanto impossibile quando sbagliato circoscrivere rigidamente il tema.
Internet ha avuto un duplice impatto sul settore: ha inizialmente stravolto gli equilibri all’interno dei canali distributivi e ha poi generato nuove modalità di informazioni e di acquisto. Abbiamo ritenuto utile, pertanto, illustrarne in una prospettiva anche evolutiva gli effetti sull’industria turistica (con il circostanziato contributo di Fabio Lazzerini) e sulle piccole medie imprese che costituiscono, soprattutto in Italia, il tessuto imprenditoriale portante del settore stesso (con il contributo di Giancarlo Carniani). Una lettura che volontariamente evidenzia nel recente passato le occasioni mancate con l’auspicio che tutto ciò possa servire a cogliere, invece, quelle attuali e future.
Il travel ha anticipato l’evoluzione delle dinamiche di mercato che Internet genera. La Rete, attraverso blog, recensioni, social network e applicazioni mobile, ha modificato atteggiamenti ed aspettative delle persone riportando l’individuo al centro. Come affrontare questi cambiamenti? Se Gianluca Diegoli offre spunti di metodo per impostare correttamente la presenza e la comunicazione turistica nei nuovi luoghi sociali, Tommaso Sorchiotti approfondisce le specifiche opportunità di marketing legate ai sempre più usati servizi di geolocalizzazione che creano un legame narrativo forte tra persone e territori. Naturalmente si tratta di impostazioni legate da un comune orientamento di marketing, quello che trova le basi nell’ascolto delle conversazioni, nella disponibilità al confronto con i feedback degli utenti e nella capacità di comunicarsi nei modi e nella grammatica che il mondo digitale pretende.
In un panorama italiano mediamente arretrato e impreparato a questa rivoluzione, esistono per fortuna esempi positivi in cui la tecnologia è stata produttivamente messa al servizio della creatività. Taggando gli eventi di una città, nello specifico la Bologna di Michele d’Alena, è stato possibile mettere a sistema un patrimonio informativo esistente creando un’offerta strutturata, mentre le potenzialità della Rete intesa letteralmente come network di persone, sono messe in luce dalle case history illustrate da Stefano Consiglio - attraverso la start-up Angeli per Viaggiatori - e Diletta Parlangeli (con il sorprendente gruppo facebook “Roma Sparita” dove spontaneamente si recuperano foto e memoria storica collettiva della città eterna).
Quel che sembra delinearsi è un viaggio pensato sempre più come esperienza condivisa, in cui la tecnologia rende disponibili nuove piattaforme ad un raffinatissimo sistema di guide destrutturate, create dagli utenti e dagli utenti stessi personalizzabili a piacimento. Nuove narrazioni e nuovi supporti (gli e-book) che rendono possibili, per ora solo potenzialmente, un turismo psicogeografico prima impensabile. È questo il tema affrontato da Mafe de Baggis e Filippo Pretolani che li spinge ad immaginarsi nuove tipologie di guide turistiche in cui l’esperienza soggettiva venga cercata e trovata. Ma già oggi il successo di forme di turismo emergenti come il couch surfing, analizzate da Lidia Marongiu e Arturo Salerno, sembrano trovare nell’elemento umano il comune denominatore. Anche ospitare persone nella propria casa diventa, infatti, un modo di fare turismo: una modalità diversa in cui attraverso le persone sono i diversi luoghi a venire da noi, una sorta di delocalizzazione da cui il turismo sembrava, per sua natura, immune.
La complessità è alta, gli operatori sia pubblici che privati, sono disorientati: servono conoscenze tecnologiche ma soprattutto culturali per affrontare un tale epocale cambiamento. Alcuni utili suggerimenti pratici vengono dal contributo di Luca Bove che guida il lettore nell’utilizzo delle Google Maps, in grado di dare immediatamente un’ottima visibilità sui motori di ricerca degli esercizi commerciali e delle attrattive. Altre indicazioni sul come relazionarsi con le recensioni e le opinioni dei viaggiatori arrivano direttamente
dalle aziende intervistate in appendice. Ma sono soprattutto i risultati quantitativi e qualitativi della Regione Toscana (ben circostanziati da Mirko Lalli) a creare quel precedente italiano cui poter fare riferimento nel settore pubblico. Una Regione che coraggiosamente decide di investire sul web e sui social network gran parte del suo budget promozionale, sdoganando finalmente Internet nel mondo turistico istituzionale e creando implicitamente una scuola. L’esempio dell’APT Maremma, descritto da Francesco Tapinassi, è sicuramente legato all’esempio Toscana ma ha saputo parametrare sulle sue specificità il metodo più generale, partendo correttamente dall’ascolto in rete.
Dunque, il primo settembre è uscito il libro Viaggi in Rete che, come ampiamente annunciato su questo blog, ho curato insieme all'amico Mario Gerosa. Tuttavia il lavoro in questi giorni è stato così intenso che non ho avuto tempo di comunicare l'annuncio ufficiale qui: fortuna che esistono twitter e facebook :)
Intanto oggi pomeriggio ci sarà la presentazione nell'ambito dell' E-festival 2011 di Milano. Saranno sicuramente presenti Mafe de Baggis, Filippo Pretolani, Michele d'Alena, Francesco Tapinassi e altri autori. Una chiacchiarata senza scaletta che dal libro prenderà spunto e che rappresenta una tappa verso il prossimo evento BTO 2011.
Chi fosse interessato può raggiungerci alle 18 ai Chiostri dell’Umanitaria - Sala Cinema, Via San Barnaba 38, Milano. Per iscriversi questo il link.
Intanto alcune persone ne hanno già scritto. Mi piace citare Gianluca Diegoli che, oltre ad aver dato un prezioso contributo al libro, in un suo post ha commentato:
credo che opere che affrontino finalmente il rapporto tra (social) web e settori specifici (e vitali) dell’economia debbano finalmente essere scritti con una visione “da dentro” ma equilibrata: senza esagerate aspettative messianiche, ma anche senza sottovalutazioni dagli esiti sicuramente tragici.
Ovviamente condivido. Non si tratta di un libro che propone facili soluzioni. Sarebbe, a mio parere, disonesto farlo e diffido sempre di chi lo fa. La situazione è complessa, fluida. Propone però molti esempi positivi, come a dire "si può fare". E propone riflessioni che aiutano a capire non solo dove siamo ma dove stiamo andano. Dall'introduzione:
Viaggi in Rete: dal turismo al marketing e ritorno. Un percorso che passa per mondi virtuali, moderne applicazioni tecnologiche, aggregazioni sui social network e nuovi comportamenti delle persone che modificano così radicalmente il modo di fare turismo fino al punto da mutarne il significato profondo. Questo libro non si prefigge risposte nette ma intende, piuttosto, stimolare riflessioni e proporre nuovi approcci di marketing basati sulla costruzione di relazioni e fiducia. Abbiamo voluto aprire finestre sui principali cambiamenti in atto e su evoluzioni ancora in embrione, coinvolgendo persone e saperi anche non strettamente legate al tema turismo per due motivi: primo perché potessero portare il loro contributo di altissima specializzazione; secondo perché è tanto impossibile quando sbagliato circoscrivere rigidamente il tema.
(dal sito di FrancoAngeli sono consultabili alcuni estratti tra cui l'introduzione completa)
Spero sia di qualche aiuto. Il settore ne ha un enorme bisogno. Come veri viaggiatori, per tutti noi il viaggio è la meta, e il viaggio è appena iniziato.
Pubblico alcune immagini del viaggio del libro nel mondo reale, immagini di persone e amici che mi hanno taggato su facebook e che ringrazio. Devo farne un album. Una comunicazione nella comunicazione, una sorta di turisti embedded, turisti della conoscenza, vero Mario?
Airbnb è stato il fenomeno turistico dell'anno: qui una infografica che dimostra la crescita vertiginosa. Ne abbiamo parlato, in anticipo su altri, all'evento BTO nel novembre 2010 (vedi presentazione del gruppo WTM da cui ho tratto l'immagine sotto). Per i numeri, per il significato, per la novità che rappresenta, ho chiesto a Lidia Marongiu e Arturo Salerno di scrivere uno dei contributi del libro Viaggi in Rete proprio sul tema dei turismo partecipativo.
Da alcuni giorni, però, è scoppiato "il caso airbnb" per via di un problema di vandalismo ma, soprattutto, per la reazione scomposta e mal concertata del management nel gestire il buzz che ne è derivato. Ne hanno parlato in molti: media generalisti e i grandi opinion leader italiani e stranieri tra cui Robert Scoble che su Google+ avevo intercettato e condiviso già domenica scorsa. Da fenomeno positivo e decantato a case history negativa in pochi giorni.
Giustamente afferma De Biase:
i servizi che contano su internet per gestire un mercato nascente o disintermediare un mercato esistente nel quale si accosta la circolazione dell'informazione digitale con un'attività fisica nel territorio (logistica, consegne, incontri personali, ospitalità, car sharing) hanno bisogno di un sistema di sicurezze e controlli superiore. Non possono contare solo sulla riduzione dei costi di transazione che si ottiene con internet. Devono aggiungere costi di controllo, investire in qualità, non puntare sui legali ma sui collaboratori perché facciano bene il loro lavoro: non sarà vincere una causa che salverà la fiducia nel business della Airbnb.
Noi del turismo lo sappiamo bene. Annosa, ad esempio, è la questione dell'affidabilità delle recensioni di TripAdvisor o di altri siti similari. Il principio, pur nelle grandi differenze degli specifici casi, rimane quello.
Oggi ho ricevuto la newsletter dal titolo Our Commitment to Trust and Safety che viene riportata anche sul blog. In sintesi vengano annunciati tutti quei rimedi e quelle garanzie che, concretamente, rispondono alla falla che si è pesantamente evidenziata nei giorni scorsi.
Airbnb Guarantee
- Starting August 15th, when hosts book reservations through Airbnb their personal property will be covered for loss or damage due to vandalism or theft caused by an Airbnb guest up to $50,000 with our Airbnb Guarantee. Terms will apply to the program and may vary (e.g. by country). This program will also apply retroactively to any hosts who may have reported such property damage prior to August 1, 2011.
- 24-Hour Customer Hotline Beginning next week, we will have operators and customer support staff ready to provide around the clock phone and email support for anything big or small.
- 2x Customer Support Team Since last month we have more than doubled our Customer Support team from forty-two to eighty-eight people, and will be bringing on a 10-year veteran from eBay as our Director of Customer Support next week.
- Dedicated Trust & Safety Department
- Contact the CEO If you can’t get a hold of anyone or if you just want to contact me, email brian.chesky@airbnb.com.
Diffido dei troppo rapidi entusiami quanto delle repentine demonizzazioni. Il problema esiste e nessuno lo nega. E' un problema oggettivo di sicurezza cui si è sovrapposto un problema di cattiva comunicazione. Ma in questa sede mi premeva riportare l'attenzione sul fenomeno più generale e sulle sue motivazioni sottostanti che, neppure la crisi, a mio parere, ha moficato. Prendo a prestito proprio le parole di Lidia e Arturo dall'incipit del loro capitolo:
C’è un modo di “consumare” esperienze di viaggio che si sta imponendo nello scenario del turismo. Si tratta di quello che potremmo definire turismo partecipativo cioè basato sulla condivisione e lo scambio di un valore che a volte, e solo in parte, è di tipo economico. E’ il caso ad esempio del couch surfing che permette di viaggiare in tutto il mondo passando da un divano (di uno sconosciuto) ad un altro, oppure di affittare una stanza o un extra space di una persona che non conosciamo dall’altra parte del mondo.
Ma cosa è accaduto per portare alla nascita di un fenomeno di questo tipo? Forse tutti gli alberghi del mondo sono andati in over booking e chi viaggia è costretto a farsi ospitare a casa di sconosciuti? Oppure le persone non sono più disposte a pagare in denaro contante o a spendere per fare un viaggio? Niente di tutto questo. E’ invece accaduto che grazie alla tecnologia e alle reti sociali del web si sono via via sviluppate una nuova cultura e una nuova economia basate su tre principi fondamentali: condivisione, collaborazione e scambio. (...) E’ solo attraverso la comprensione di questo complesso sistema valoriale che è possibile interpretare il fenomeno del turismo “no cost” in cui le persone scelgono di usare una piattaforma web per prenotare un divano, una casa, un passaggio in macchina di uno sconosciuto con il quale sono disposti e interessati a scambiare amicizia, cultura, conoscenza. Chi viaggia in questo modo non lo fa quindi (solo) per risparmiare. Di sicuro la motivazione economica non è la sola o la principale leva che spinge a viaggiare da un divano all’altro o a lavorare in cambio di vitto e alloggio. Alla base di questo modello di turismo c’è invece il recupero di valori di una generazione che guarda al viaggio come esperienza del sé, come incontro di culture e non solo come occasione di relax, divertimento o distrazione. Guardare al turismo partecipativo come possibile minaccia per il turismo tradizionalmente inteso ha poco senso. Come ha poco senso pensare che questi modelli di viaggio siano da abolire perché eludono il fisco e si sviluppano in un sistema di scarso controllo della sicurezza. Ha invece senso stare in ascolto delle persone per capire come si evolveranno le loro esigenze in futuro. Le loro e quelle dei loro figli che probabilmente riterranno “uno spreco” pagare l’albergo per due settimane di vacanza a Londra se possono ottenere la stessa cosa trovando in rete qualcuno disposto a fare scambio di casa o essere pagato per la sua ospitalità con lezioni di italiano.
Viaggi in Rete è il titolo del libro che ho curato insieme a Mario Gerosa e che uscirà a settembre per FrancoAngeli.
Il sottotitolo, dal nuovo marketing turistico ai viaggi nei mondi virtuali, identifica bene le due aree tematiche che ci siamo divisi, ovviamente in base alle nostre competenze.
Un titolo azzeccato. E assicuro che ne abbiamo pensati tanti, anche con l'aiuto di vari amici.
Credo sia azzeccato perché, come ho spiegato in qualche incontro, sintetizza il doppio significato di Rete come Internet e Rete come network di persone.
Ma è azzeccato anche perché proprio in rete, ci ripensavo proprio qualche giorno fa, è nata l'idea di questo libro. A luglio dello scorso anno, infatti, ho ricevuto su Facebook la richiesta di amicizia di Mario e poco dopo una mail in cui mi proponeva un incontro di lavoro. Ci siamo incontrati, abbiamo parlato a lungo, e da quel contatto si è poi sviluppato il tutto.
E in rete, o grazie alla rete, ho conosciuto tutte le persone cui ho chiesto un contributo per questo particolare viaggio e che - in misura maggiore o minore - fanno ormai parte del mio viaggio professionale. Ché nei viaggi ti porti dietro le cose più care, per te più preziose. Loro ho voluto per professionalità e conoscenza. E in rete (dove se no?) vorrei ringraziarli per lo splendido lavoro svolto, per la pazienza nei miei confronti, per la capacità d'interpretare lo spirito del libro e il percorso che volevamo fare. Sì perchè questo libro non è un manuale, è veramente un viaggio: in ciò che sta accadendo, in ciò che è recentemente accaduto e prevedibilmente a breve accadrà. Ci sono risposte ma anche molte domande. E questa prospettiva è stata da tutti perfettamente recepita, naturalmente oserei dire.
Io ora non so se l'artefice del titolo, Paolo Iabichino, abbia piacere nell'essere ringraziato pubblicamente: già è stato artefice di altro bellissimo titolo (World Wide We) e immagino che a questo punto gli arriveranno molte richieste di aiuto. Ma ci tenevo a farlo perchè, anche se leggermente modificata dal singolare al plurale, l'idea è tutta sua.
Per finire non saprei dire perchè, dopo tanta Rete nelle relazioni interpersonali e nei contenuti, mi abbia così emozionato tenere il libro in mano. E' una contraddizione cui non voglio sottrarmi. Ma il consegnare una copia a mio padre e mia madre è stata un'esperienza che da sola ha ripagato di tanta fatica.
Questa, come si capisce, non è una recensione. Nello specifico dei temi entrerò non appena il libro sarà disponibile in libreria (allego comunque l'indice). E' solo una sorta di breve backstage cui in qualche modo, proprio mentre scrivevo, mi sono accorta di tenere molto.
Contributi di: Silvia Berardinelli, Luca E. Bove, Marco Cadioli, Simona Caraceni, Giancarlo Carniani, Michele d'Alena, Mafe de Baggis, Gianluca Diegoli, Fabio Fornasari, Carlo Infante, Mirko Lalli, Luca Lanzoni, Fabio Maria Lazzerini, Sara Magro, Lidia Marongiu, Jennie Germann Molz, Filippo Pretolani, Arturo Salerno, Tommaso Sorchiotti, France Vachey cui vanno aggiunte le testimonianze di Stefano Consiglio, Diletta Parlangeli, Francesco Tapinassi.
La mappa della felicità in alcune città. Non deve essere presa scientificamente ma è comunque la dimostrazione della possibilità di visitare e conoscere i luoghi attraverso una differente prospettiva o molte differenti prospettive.
Mi ha ricordato il percorso di sperimentazione che sta seguendo pleens, una piattaforma nata proprio per associare emozioni e ricordi ai luoghi.
pleens vuole creare mappe emotive dei luoghi, sia personali sia collettive, permettendo a chi lo desideri di concatenare i propri frammenti e di editarli per arrivare a raccontare una storia vera e propria.
Pleens è attualmente in alfa, praticamente solo una dichiarazione d'intenti, ma nasce da un'intuizione che reputo tanto straordinaria quanto naturale, quel tipo di idee che senti subito tue e ti domandi "perchè non ci ho pensato io?". Una sperimentazione tra nuovi linguaggi e antichi contenuti.
Forse non a tutti risulta chiaro questo tema che richiede ancora un po' di immaginazione. Ci tornerò, seguirò l'evolversi e ci saranno altre occasioni di approfondimento legate - anche - ad uno specifico capitolo del libro "Viaggi in Rete" in uscita a settembre. Ritengo sarà cosa davvero affascinante assistere a come, dalla contaminazione tra vecchio e nuovo che il web e i device mobili consentono, possano nascere nuove forme espressive di grande interesse per il mondo del turismo.
Leggendo un romanzo, La zona cieca di Chiara Gamberale, sono venuta casualmente a conoscenza di un modello, matrice o finestra di Johari, creata da Joseph Luft e Harry Ingham (1955) per studiare le interazioni sociali. E’ uno strumento per rilevare come la personalità viene espressa osservando il rapporto tra noi e gli altri e spiega alcuni meccanismi di comunicazione tra le persone e nei gruppi.
La finestra di Johari si divide in 4 quadranti: 1. ARENA: quello che gli altri conoscono di te e che anche tu conosci molto bene (nome, aspetto, e tutto ciò che voi rendete pubblico); 2. PUNTO CIECO: quello che gli altri conoscono di te, ma che tu non conosci di te stesso (ad esempio modi e maniere, le sensazioni degli altri nei vostri confronti); 3. APPARENZA: quello che tu conosci di te, ma che per gli altri è sconosciuto; 4. SCONOSCIUTO: tutto quello che né te né gli altri conoscono.
Ogni persona dovrebbe fare in modo di aumentare la superficie dell’”Arena” a discapito del “Punto cieco” e dell’”Apparenza”. Maggiore è la conoscenza tra te e gli altri, migliore è la comunicazione nella stessa “lunghezza d’onda”. Le due migliori competenze per per aumentare l’”Arena” sono la capacità di FeedBack (per venire a conoscenza di ciò che non conosco di me stesso) e la capacità di Trasparenza attraverso il dialogo o le azioni (per fare in modo che gli altri conoscano molto di me).
Immediatamente, come in un flash, mi è parso si stesse parlando di turismo, dei suoi principali problemi che vedevo perfettamente riassunti: conoscersi e farsi conoscere. E' bastato, infatti, sostituire alla singola persona la parola "hotel" o "destinazione" e la trasposizione in ambito turistico mi è sembrata naturale. Non solo ne vedevo schematizzati i problemi, ma anche chiaramente esposte le soluzioni in termini di marketing e web marketing, le stesse di cui si va parlando da anni qui (e non solo, ovviamente).
Ho pertanto sviluppato questa intuizione, forse azzardata ma le persone con cui ne ho parlato l'hanno ritenuta perfettamente calzante. La si troverà in un capitolo del libro Viaggi in Rete - libro multiautore che ho avuto il piacere di curare insieme a Mario Gerosa (in prossima uscita per FrancoAngeli) - ma poichè ne sto già parlando a convegni o incontri cui partecipo, mi è sembrato doveroso darne un'anticipazione sul blog.
Preannuncio qualche estratto dal libro sottolineando come l'obiettivo (vedi immagine allegata) sia migliorare la comunicazione e ampliare in ultima analisi l'Arena.
Esiste una zona che molti operatori, sia pubblici che privati, si rifiutano di esplorare: quella che viene definita zona cieca ossia l’area delle informazioni note agli altri (facilmente reperibili attraverso il web) e sconosciute ai diretti interessati. E' la zona delle recensioni. Quella stessa area che oggi è stata forzatamente riscoperta e temuta come brand reputation. Come fare per ridurre la zona cieca? Sicuramente è necessario investire in processi formativi di carattere culturale prima ancora che tecnologici. "Ask" è il suggerimento degli psicologi. Sollecita prima e ascolta poi i feedback, come una risorsa preziosa e non come una minaccia; questo il mio suggerimento nel turismo. Una risorsa per migliorare i servizi ed incidere sulla qualità erogata; una risorsa per capire i gusti e le tendenze; soprattutto una risorsa per aprire un dialogo. Il consiglio che, tuttavia, sembra il più efficace (riportato da varie fonti) è “Back to basicˮ, ossia ritornare ai fondamentali. Per una struttura ricettiva pulizia, sicurezza e accoglienza sembrano rimanere i parametri principali di valutazione. Lavorare sulla qualità, su questi parametri, porta ad essere premiati nelle conversazioni e nell’amplificazione delle conversazioni che avviene online. Naturalmente a condizione che vi sia trasparenza e onestà ossia che le aspettative generate siano corrette.
La facciata è un'area contemporaneamente desolante (per la situazione attuale soprattutto sul fronte pubblico delle destinazioni turistiche) ed esaltante per tutto il bel lavoro che potrebbe invece essere fatto. Cosa e come comunichiamo dei nostri territori e dei nostri servizi? Quanto di noi possiamo e dobbiamo valorizzare e poi trasmettere agli altri? In quest’area sono racchiusi quei difetti di comunicazione, nella forma e nella sostanza, cui abbiamo provato a dare risalto durante il Buy Tourism Online. (...) Siamo nell’area in cui emerge prepotentemente l’importanza dei contenuti. È come se il web amplificasse in positivo la presenza e in negativo l’assenza di una strategia nella comunicazione, evidenziando per l’Italia, in maniera quasi impietosa, la mancanza di una governance turistica e di una strategia globale e coerente sul tema. Un turista (tranne rarissime eccezioni) prima sceglie una destinazione, poi la struttura ricettiva. I singoli molto possono fare, molto possono e devono mutare il loro approccio al mercato, possono e devono affrontare l’esaurirsi, almeno parziale, di una rendita di posizione (legata ad un eccesso di domanda sull’offerta) che in tantissimi luoghi ha impedito negli anni agli imprenditori di conoscere il vero significato del termine “concorrenza”. Ma detto ciò risulta chiaro, anzi logico, che nulla il singolo può quando una meta turistica non è apprezzata o richiesta. Nulla potrà l’albergatore napoletano rispetto al problema spazzatura così come nulla o quasi può il sistema turistico ricettivo ligure contro le code chilometriche sulle autostrade (solo per fare alcuni esempi). I centri decisionali in materia turistica negli ultimi anni si sono moltiplicati (sono 13.000 !) e delocalizzati; la burocrazia rallenta – quando non impedisce – il già difficile processo di innovazione (sembra giustificare se stessa invece che l’obiettivo cui dovrebbe essere rivolta con un ribaltamento delle priorità che lascia sconcertati); l’assenza di una strategia complessiva del settore mortifica le nostre risorse . Esiste la necessità e l’urgenza di un radicale cambio di rotta nella politica turistica che sappia poi tradursi in adatta comunicazione. Senza un indispensabile e profondo cambiamento a livello macro (di cui nessuna traccia concreta si scorge) altre pur belle iniziative rimangono eccellenze relegate a nicchie geografiche o tematiche in un settore che, nel suo complesso, non viene considerato con l’attenzione che meriterebbe. Esistono, fortunamente, alcuni esempi positivi che, con un minimo di inventiva, sono anche facilmente replicabili. Ne riporto alcuni cui sono particolarmente affezionata :
- l’aggregazione di ricordi e memoria storica intorno alla pagina facebook "Roma Sparitaˮ che grazie al web diventano un affascinante storytelling collettivo ; - l’esperienza del racconto e il racconto dell’esperienza, attraverso un social media team, della Festa dell’uva all’Isola d’Elba; - l’iniziativa “Adotta una Parolaˮ di Turismo Emilia Romagna che assegna a volontari la cura dei saperi più disparati collegati alle parole su wikipedia.
Si tratta di idee creative, semplici ma ricche di significati, che hanno preso forma sui social network e socialmente stanno crescendo. Esempi perfetti di come strategia e fantasia possano coniugarsi in modo intelligente, di come il web possa essere uno strumento per legare conoscenze, territorio e cultura, per fare promozione dando senso e coerenza, per dar forma e sintesi all'intelligenza collettiva.
Ho il duplice piacere di ospitare un'intervista sul recentissimo libro di Mario Gerosa e Sara Magro dal titolo Nuovi Turismi:
- primo perchè, come anticipato nel (mio) titolo, questo testo approfondisce e circostanzia la coda lungadella domanda turistica, ormai sempre più frantumata in nicchie particoli quanto estrose, argomento spesso trattato su questo blog;
- secondo perchè scritto (anche) da Mario Gerosa, mio compagno d'avventura in altro libro di prossima uscita, più concentrato sugli aspetti di marketing e di scenario riguardo allo specifico tema "turismo e web". Ma di questo parlerò ampiamente più avanti.
Come, secondo voi, è cambiato il turismo negli ultimi anni? Mario Gerosa: I tipi di turismo si sono moltiplicati. Una volta le categorie si contavano sulle dita di una mano: c’era la classica vacanza di relax, il mese al mare con la famiglia, c’era la vacanza avventurosa, riservata a pochi, con arrampicate sulle vette blasonate, c’era il safari fotografico, e infine il turismo classico, quello da Guida verde Touring. Bene o male, tutti rientravano in una di queste categorie. Da qualche tempo invece proliferano le variazioni sul tema: c’è la vacanza nella centrale nucleare dismessa, quella nei luoghi di guerra, la vacanza nei luoghi dove hanno girato i reality show. E a volte si creano anche delle contaminazioni tra questi nuovi tipi di vacanze. Nasce così un turismo geneticamente modificato.
Nel libro si citano 100 categorie di nuovi turismi. Oggi quali sono quelle che, come si diceva un tempo, fanno tendenza? MG: Nel 2007, l’anno del boom di Second Life, andava molto il turismo virtuale, tutti volevano prender parte a spedizioni negli universi sintetici. Negli anni ’10 del terzo millennio, in cui si vive un’integrazione quasi totale con le immagini trasmesse dai media, prevale la voglia di far parte del telegiornale, di andare in vacanza nei luoghi che si vedono in televisione, siano essi teatri di guerre o location di film.
E quale la più grande novità? MG: I viaggi nello Spazio. E’ una delle novità. Recentemente si è parlato di alberghi da costruire sulla Luna e i prezzi dei viaggi nello Spazio non sono più così proibitivi come una volta. Ciò lascia presagire che tra qualche anno ci saranno intere famiglie che partiranno per il cosmo, così come una volta si partiva per Gabicce Mare. Superata la prima fase pionieristica, anche questo tipo di viaggio perderà l’aura sensazionalistica e finirà per entrare a far parte della consuetudine.
Quale tipo di nuovo turismo vi ha incuriosito di più? MG: Il turismo delle pentole rivisitato. Su Facebook ci sono vari gruppi che inneggiano alla ripresa di questo turismo trash (quello dei viaggi in pullman durante i quali si doveva assistere a presentazioni di pentole, enciclopedie e elettrodomestici, da pagare in comode rate) un turismo che ha fatto epoca e che attende di essere rivalutato.
A proposito di Facebook, che ruolo hanno i social media nei nuovi turismi socondo la vostra analisi? Sara Magro: Senz’altro l’uso di Internet ha portato grandi cambiamenti nell’universo del turismo. Parlo appositamente di “universo”, perché il web e ancor più il web 2.0 hanno ampliato immensamente gli orizzonti. Tramite la Rete si possono vedere i luoghi più lontani, conoscerne le realtà locali e farsi un’idea di come organizzare un viaggio senza più bisogno di consultare alcuna guida. Poi, tramite social media si riesce a sapere di qualunque luogo pregi e difetti prima di prenotare (con TripAdvisor, per esempio). E si possono stringere amicizie prima di partire. Il couchsurfing e lo scambio di casa per le vacanze stanno vivendo una nuova stagione da quando c’è Internet: sono nati network che mettono in contatto le persone (con tanto di curriculum vitae) e poi, a fine soggiorno, si tirano le somme su come è andata la vacanza. Sembra che i risultati siano più che positivi in termini di esperienza: basti guardare i numeri sempre in crescita degli iscritti a couchsurfing.org e airbnb.com.
Le categorie che avete raccontato sono teoriche o reali? S.M.: Ecco, questo è un punto fondamentale. La nostra ricerca parte dal presupposto che ci sono molti modi di approcciare uno stesso argomento. La specializzazione, lo sappiamo, riguarda ogni campo dell’essere, del sapere e del fare. E se questo è vero per la scienza, per la filosofia, per la produzione industriale, lo è anche per il turismo. Si viaggia per lavoro, per fare del bene, per imparare, per studiare, per fare shopping, per farsi un seno da pin-up o per un trapianto di cuore. Quasi tutto è viaggio, perché mezzi di trasporto ed economie hanno facilitato immensamente gli spostamenti. E sempre più gente viaggia, nonostante le crisi politiche, economiche, sociali, internazionali. E a seconda di come e dove si viaggia, noi proponiamo il modo concreto di realizzare quello specifico itinerario, fornendo tutte le coordinate necessarie per passare dall’idea alla pratica. L’altro aspetto della nostra ricerca riguarda la filosofia del viaggio. Abbiamo indagato sulle diverse motivazioni che spingono una persona ad andare dal punto A al punto B, cioè da casa sua, dalle sue radici, dalla sua quotidianità alla meta, al sogno, alla fantasia. Dall’Armchair Tourism, che non implica alcuno spostamento, fino al turismo emozionale, abbiamo cercato di spiegare come, perché e per dove un individuo parte, esplorando per esempio il New nomadism che prevede il viaggio come stile di vita autonoma, senza mete precise e senza fissa dimora, e il “vacilando” per il quale l’aspetto più importante è lo spostamento e ciò che accade tra A e B.
Perché chi opera nel turismo deve tenere conto dei cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi vent’anni? S.M.: Mi sento di dire che chi opera nel turismo dovrebbe seguire la tendenza della specializzazione. Solo così, con servizi sempre più mirati, si può assolvere alle nuove esigenze del mercato e garantirsi lavoro in futuro. Facciamo un esempio: se voglio praticare il turismo gourmand ai massimi livelli, dovrò rivolgermi all’operatore giusto; in questo caso, i Viaggi del Gambero Rosso Travel, solo per citarne uno. Anche se è appena nato, il nuovo tour operator si avvale di un marchio riconoscibile tra gli intenditori (il Gambero Rosso) e della indiscutibile esperienza di Viaggi dell’Elefante, che si occupa dell’organizzazione. È scontato, che se la scelta del tour operator è giusta, il viaggio ha molte ottime chance di riuscita. E lo stesso si può dire per chi vuole partire per viaggi letterari, lirici, artistici o business. E figuriamoci poi se si vuole fare un lancio nello spazio. Se non si adeguano alle richieste di un pubblico targettizzato come quello del turismo oggi, molte agenzie sono destinate a farsi fagocitare dalle allettanti offerte sul web.
Cento modi di fare turismo: quali di questi non passerà con le mode del momento? S.M.: Sicuramente l’ecoturismo e il turismo religioso, continueranno a crescere. Ma anche il war tourism e il disaster tourism non cesseranno. A meno che guerre e crimini non siano in via di estinzione. Ma non lo crediamo, almeno nel futuro immediato.
Qui il blog del libro. Per la cronaca la tipologia che paradossalmente ha più incuriosito me è Viaggi della Memoria.
Oggi su friendfeed ho assistito in diretta alla recensione del libro World Wide We di Mafe de Baggis da parte di un Palmasco in strepitosa forma. Si tratta di una recensione decisamente sui generis nei modi, scherzosa nei toni ma assai acuta nei contenuti. Ho chiesto, e ottenuto, autorizzazione a pubblicarla qui che il tutto meritava, a mio parere, d'esser condiviso anche in luogo più aperto di ff.
E così la riporto (più o meno fedelmente, solo qualche piccolo taglio di conversazioni che qui non avrebbero lo stesso senso che là)
Mafe mi ha regalato una copia del suo libro "World Wide We". Eravamo sul bordo di un campo di pannocchie secche sperduto nel cuneese. Nel ricordo saliva un leggera nebbiolina. Nonostante le circostanze, il libro l'ho poi letto :) È un saggio sulle aziende e il social in internet, che però io ho letto come un romanzo di formazione. Una distorsione della quale mi piacerebbe rendere conto. Non sono un'azienda, ma sto in rete da tanto tempo. In questi anni ho dovuto imparare a starci, anche se parte dell'apprendimento s'è svolto sotto un entusiasmo notevole, quindi non m'è pesato. Per dire che il processo non è stato per niente naturale o intuitivo. La prima parte del saggio di Mafe, dedicata alle condizioni elementari di scambio in rete, non è un decalogo, cioè una serie di regole prescrittive, ma raccoglie il percorso di un'esperienza e cerca a posteriori di definire le regole che l'hanno reso possibile. È descrittivo, non prescrittivo, secondo me e secondo la stessa Mafe in margine al suo testo. In questo senso descrive un percorso che abbiamo fatto in tanti: il protagonista non conosce le regole del mondo in cui s'avventura, all'inizio dell'esperienza, ma in parte le impara e in parte le forgia finendo per lasciare una traccia nel mondo in cui entra a far parte, o partecipando comunque allo spessore dei suoi confini, anche dove non lascia tracce, come succede alla maggior parte dei singoli. Sotto questa luce, non mi sembra più così assurdo vederlo come un romanzo di formazione. È un saggio, Mafe usa uno stile espositivo organizzato perché quello è il linguaggio necessario al suo interlocutore, le aziende, che hanno bisogno di conoscenze sistematizzate per avventurarsi. Ma per i lettori che quell'esperienza l'hanno fatta negli stessi anni di Mafe, sarà facile riconoscere le tappe e il tracciato della propria dimensione, quindi affezionarsi un po' a questo libro, io credo :) - palmasco
questa cosa del romanzo di formazione mi commuove sempre. - mafe
e scherzi a parte ti ringrazio moltissimo per aver sottolineato la differenza tra prescrizione e descrizione, ci tengo tanto - mafe
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