Osservavo le "provenienze" del mio blog. Come prima categoria blog e social network. Solo terze le provenienze dai motori di ricerca.
Pensavo: non solo il marketing è morto, anche il web marketing (tradizionalmente inteso) non sembra stare troppo bene.
Sì, lo so, sto estremizzando. Le statistiche (e la comunicazione) del mio blog non sono assimilabili a quelle di un sito di e-commerce. Passatemela come scherzosa provocazione.
Una recente ricerca di Pew Research Center’s Internet & American Life Project (si può scaricare il pdf, ne consiglio la lettura) analizza il nostro rapporto con i motori di ricerca, l'evoluzione avvenuta in dieci anni (2002-2012) e mette in luce alcuni importanti aspetti su cui il marketing dovrebbe riflettere per pianificare la propria attività online. Riassumo alcuni aspetti che più mi hanno colpito.
1) Quali attività normalmente compiamo online. Si noti la crescita esponenziale dei social network dal 2007 al 2010, ora più stabilizzata.
2) Google è passato in otto anni da una quota di mercato del 47% all'attuale 83%.
3) Non sembra affatto essere apprezzata l'evoluzione verso la ricerca personalizzata: alcuni dubbi li esposi anche io qualche tempo fa.
4) Nemmeno l'advertising targetizzato sembra essere molto gradito e sembra esistere la diffusa consapevolezza/fastidio dell'essere tracciati nei nostri comportamenti online.
Io leggo in queste risposte, per quanto spesso si tratti di "risposte chiuse" che possono aver in parte influenzato il risultato, un certo disagio verso la perdita progressiva di privacy. Disagio che, a mio parere, non andrebbe affatto sottovalutato.
Devo dire che ultimamente ho un po' trascurato il mio libro Viaggi in Rete e non perché non ne sia orgogliosa, anzi.
Un po' per pudore nell'auto promuoversi e un po' per le urgenze che puntualmente assorbono tempo ed energie, non sono più tornata sull'argomento. Ma siamo vicini ad alcune presentazioni e ho anche appreso che siamo alla prima ristampa (quindi le cose vanno bene).
Per questi motivi ho pensato di spiegare un po' più in dettaglio di cosa ci siamo occupati, almeno per la metà del libro che ho curato direttamente. Mario Gerosa, curatore ed autore insieme a me del testo e mio compagno di "viaggio" in questa avventura, si è occupato dei mondi virtuali, della comunicazione museale e delle trasformazioni nell'editoria di viaggi. I relativi approfondimenti sono e saranno sul suo blog.
Qui riporto la prima parte dell'introduzione che ho scritto cercando di sintetizzare il percorso seguito e proposto ai lettori. Dal generale al particolare, da temi più teorici a spunti molto pratici, ecco ciò che lega i vari capitoli del libro che afferiscono al marketing. In un successivo post pubblicherò la parte relativa agli altri temi.
Viaggi in Rete: dal turismo al marketing e ritorno. Un percorso che passa per mondi virtuali, moderne applicazioni tecnologiche, aggregazioni sui social network e nuovi comportamenti delle persone che modificano così radicalmente il modo di fare turismo fino al punto da mutarne il significato profondo.
Questo libro non si prefigge risposte nette ma intende, piuttosto, stimolare riflessioni e proporre nuovi approcci di marketing basati sulla costruzione di relazioni e fiducia. Abbiamo voluto aprire finestre sui principali cambiamenti in atto e su evoluzioni ancora in embrione, coinvolgendo persone e saperi anche non strettamente legate al tema turismo per due motivi: primo perché potessero portare il loro contributo di altissima specializzazione; secondo perché è tanto impossibile quando sbagliato circoscrivere rigidamente il tema.
Internet ha avuto un duplice impatto sul settore: ha inizialmente stravolto gli equilibri all’interno dei canali distributivi e ha poi generato nuove modalità di informazioni e di acquisto. Abbiamo ritenuto utile, pertanto, illustrarne in una prospettiva anche evolutiva gli effetti sull’industria turistica (con il circostanziato contributo di Fabio Lazzerini) e sulle piccole medie imprese che costituiscono, soprattutto in Italia, il tessuto imprenditoriale portante del settore stesso (con il contributo di Giancarlo Carniani). Una lettura che volontariamente evidenzia nel recente passato le occasioni mancate con l’auspicio che tutto ciò possa servire a cogliere, invece, quelle attuali e future.
Il travel ha anticipato l’evoluzione delle dinamiche di mercato che Internet genera. La Rete, attraverso blog, recensioni, social network e applicazioni mobile, ha modificato atteggiamenti ed aspettative delle persone riportando l’individuo al centro. Come affrontare questi cambiamenti? Se Gianluca Diegoli offre spunti di metodo per impostare correttamente la presenza e la comunicazione turistica nei nuovi luoghi sociali, Tommaso Sorchiotti approfondisce le specifiche opportunità di marketing legate ai sempre più usati servizi di geolocalizzazione che creano un legame narrativo forte tra persone e territori. Naturalmente si tratta di impostazioni legate da un comune orientamento di marketing, quello che trova le basi nell’ascolto delle conversazioni, nella disponibilità al confronto con i feedback degli utenti e nella capacità di comunicarsi nei modi e nella grammatica che il mondo digitale pretende.
In un panorama italiano mediamente arretrato e impreparato a questa rivoluzione, esistono per fortuna esempi positivi in cui la tecnologia è stata produttivamente messa al servizio della creatività. Taggando gli eventi di una città, nello specifico la Bologna di Michele d’Alena, è stato possibile mettere a sistema un patrimonio informativo esistente creando un’offerta strutturata, mentre le potenzialità della Rete intesa letteralmente come network di persone, sono messe in luce dalle case history illustrate da Stefano Consiglio - attraverso la start-up Angeli per Viaggiatori - e Diletta Parlangeli (con il sorprendente gruppo facebook “Roma Sparita” dove spontaneamente si recuperano foto e memoria storica collettiva della città eterna).
Quel che sembra delinearsi è un viaggio pensato sempre più come esperienza condivisa, in cui la tecnologia rende disponibili nuove piattaforme ad un raffinatissimo sistema di guide destrutturate, create dagli utenti e dagli utenti stessi personalizzabili a piacimento. Nuove narrazioni e nuovi supporti (gli e-book) che rendono possibili, per ora solo potenzialmente, un turismo psicogeografico prima impensabile. È questo il tema affrontato da Mafe de Baggis e Filippo Pretolani che li spinge ad immaginarsi nuove tipologie di guide turistiche in cui l’esperienza soggettiva venga cercata e trovata. Ma già oggi il successo di forme di turismo emergenti come il couch surfing, analizzate da Lidia Marongiu e Arturo Salerno, sembrano trovare nell’elemento umano il comune denominatore. Anche ospitare persone nella propria casa diventa, infatti, un modo di fare turismo: una modalità diversa in cui attraverso le persone sono i diversi luoghi a venire da noi, una sorta di delocalizzazione da cui il turismo sembrava, per sua natura, immune.
La complessità è alta, gli operatori sia pubblici che privati, sono disorientati: servono conoscenze tecnologiche ma soprattutto culturali per affrontare un tale epocale cambiamento. Alcuni utili suggerimenti pratici vengono dal contributo di Luca Bove che guida il lettore nell’utilizzo delle Google Maps, in grado di dare immediatamente un’ottima visibilità sui motori di ricerca degli esercizi commerciali e delle attrattive. Altre indicazioni sul come relazionarsi con le recensioni e le opinioni dei viaggiatori arrivano direttamente
dalle aziende intervistate in appendice. Ma sono soprattutto i risultati quantitativi e qualitativi della Regione Toscana (ben circostanziati da Mirko Lalli) a creare quel precedente italiano cui poter fare riferimento nel settore pubblico. Una Regione che coraggiosamente decide di investire sul web e sui social network gran parte del suo budget promozionale, sdoganando finalmente Internet nel mondo turistico istituzionale e creando implicitamente una scuola. L’esempio dell’APT Maremma, descritto da Francesco Tapinassi, è sicuramente legato all’esempio Toscana ma ha saputo parametrare sulle sue specificità il metodo più generale, partendo correttamente dall’ascolto in rete.
Non ho scritto molto in questo periodo. E, predicando bene (per gli altri) ma razzolando male (per me stessa), non ho nemmeno sfruttato l'incredibile notorietà (incredibile per questo blog, tutto è relativo) avuta con il post a caldo sulla tragedia di Costa Concordia. Le considerazioni di marketing che avevo fatto hanno intercettato, evidentemente, un sentire diffuso che prescindeva - in parte - dal caso specifico. E’ stato ripreso da Wired.it, MassimoMantellini, Sky.it, Davide Licordari, Il Giornalaio e altri.
Mi è stato chiesto anche un breve intervento su Paorama Economy che riprendesse quanto scritto sul blog (vedi foto). Ringrazio tutti.
Volevo continuare il discorso sul brand ma da un particolare punto di osservazione: da cittadina savonese, non da docente. Per Savona la compagnia Costa rappresenta in piccolo quello che Mirafiori è per Torino (non mi vengono altri esempi più calzanti). Insomma quelle realtà dove, per una serie di motivi non solo occupazionali, l’azienda crea un legame forte con la città.
Costa quindici anni fa ha scelto come suo terminal, per convenienza e servizi offerti, il porto di Savona. Ha lasciato Genova, sua sede storica. Uno strappo/affronto che ancora brucia alla superba. E il campanilismo tipicamente italico, da cui non è esente nemmeno la mia città, ha proiettato implicitamente su questo fatto significati impropri, una sorta di rivalsa tardiva verso affronti del passato.
L'epoca d'oro dell'economia savonese, iniziata nel Trecento, continuò per tutto il Quattrocento. Savona si inserì tra le più floride Repubbliche marinare e questo fu possibile perché le energie della quasi totalità degli abitanti si riversarono nel settore industriale, mercantile e portuale. Ma, nel 1525, il porto di Savona venne interrato dai genovesi che scaricarono nel bacino pietre e massi e danneggiarono gravemente la darsena riducendo lo specchio acqueo disponibile ad un piccolo bacino con scarsi fondali e con imboccatura malagevole.
Ma venendo ai tempi recenti e a fatti concreti provo a spiegare con qualche numero cosa rappresenta Costa per Savona.
Nel 2011 il terminal di Costa a Savona ha fatto registrare 850 mila passeggeri con un incremento pari a circa 22%. Nel corso del 2011 le navi in totale che hanno scalato a Savona sono 237, in aumento anche queste in sintonia con la crescita in percentuale dei passeggeri, pari a circa il 30%. E’ al via la realizzazione della stazione marittima satellite sulle aree retrostanti il terzo accosto. E l’anno si è chiuso proprio con la partenza della “Deliziosa” per il giro del mondo in 100 giorni (fonte). In totale, in quindici anni, sono sette milioni i passeggeri imbarcati da Savona.
Il Presidente della Porth Autority, Rino Canavese, quantifica anche altri importanti dati per l'economia locale: “Il numero di occupati sull’operazione Terminal Crociere è ormai un fatto assodato. Oggi ci sono 220 persone al lavoro e di questi tempi rappresentano una risposta vera alla necessità di occupazione”.
A maggio poi era in programma - naturalmente è stato annullato - il battesimo della nuova nave Costa Fascinosa proprio a Savona. Un’occasione unica per attirare l’attenzione mondiale sulla nostra piccola città attraverso un evento preannunciato grandioso.
Ma per spiegare il legame con questo brand voglio usare un esempio personale. Per chi, i più, non avesse visto come a Savona le navi e il porto siano inseriti fisicamente nella città, richiamo una vecchia immagine e quanto scritto in un mio vecchio post:
A Savona le navi attraccano praticamente in città e la nave si integra ormai nel panorama cittadino. Io, con gli occhi di mio figlio, ho imparato a vedere l'arrivo della nave come ad un evento carico di magia, quella stessa magia di Federico Fellini in Amarcord. Il porto di Savona è davvero unico da questo punto di vista. E' un grande dispiacere che nessuno sappia comunicare, in chiave turistica, questa particolarità che ci distingue.
Ecco, mio figlio. Nemmeno troppo tempo dopo quelle parole è accaduto che un giorno, ferma in coda verso l’asilo, mi sono accorta che sapeva leggere perché ad alta voce ha scandito co-s-ta ma-gi-ca, il nome della nave che vedeva dal finestrino dell’auto.
Crescendo ha spesso disegnato navi, proprio navi Costa, creando con la fantasia – tipica dei bambini – nuovi nomi da lui inventati. Ecco la "Costa Piena", la "Costa Enorme" e la "Costa Storica". Ne mancano molte. A memoria ricordo solo la "Costa Armata". Fantasia e realtà che si mescolano e vivono una loro dimensione attraverso matite e colori.
Cosa volevo dire con questo post? Niente di così importante. Una testimonianza, pensieri sparsi che da giorni girano per la testa. Una storia piccola, sconosciuta a molti, nella tragedia enorme che tutti conoscono.
Questo è un post "a caldo", nel momento della tragedia. Non ha pretese di oggettività, non ho avuto il tempo di approfondire con cura. Ma la sensazione è forte, comunque motivata e voglio condividerla.
Il fatto terribile è ormai noto: la nave Costa Concordia si è incagliata all'Isola del Giglio, ci sono morti, feriti e dispersi. Un evento drammatico e in qualche modo ancora inspiegabile.
Non entro nel merito. Ma cominciano i primi interrogativi, le prime critiche, le denunce di alcuni turisti.
Per deformazione professione, questa mattina presto, ho subito visitato l'account Facebook e Twitter di Costa Crociere in cerca di informazioni. Ho trovato due comunicati lasciati nella notte. Un segnale importante. Ma la cosa che non immaginavo di trovare è la quantità e qualità dei commenti. E' su questo dato che voglio scrivere.
(Mentre scrivevo le condivisioni e i commenti sono aumentati in modo considerevole rispetto all'immagine inserita sopra)
Mi aspettavo di trovare critiche, accuse, anche insulti. Qualche commento negativo in effetti c'è, tipo questo:
"Devono spiegare come mai ci sono così tante vittime per una nave da crociera e qual'è stata la causa, viste le condizioni ottime del mare!"
Ma la maggioranza dei commenti sono di altro tenore:
"io sn stata su costa concordia a luglio..meravigliosa..nn ho parole x questa tragedia..mi spiace tanto e sn vicina a tutto l'equipaggio e le famiglie colpite da questo triste evento"
"Esprimo il più profondo cordoglio per le vittime di questa tragedia"
"Sono sconvolta per quanto e' successo. Di crociere ne ho fatte 4. Rimarro' fede alla Costa perche' ho trascorso giorni meravigliosi sulle sue navi.Mi dispiace molto per le famiglie che hanno perso i loro parenti"
"Quelle tristesse , quelle tragédie , je ne pensais pas ça possible... Je suis très touchée , mes condoléances aux familles , courage aux naufragés et à l'équipage , mais je resterai toujours fidèle à Costa !!... un pensiero dalla Francia a tutti !!
"Sono sconvolta, e molto dispiaciuta per le vittime. Ho viaggiato su Costa Mediterranea e trascorso una vacanza indimenticabile con il proposito di ripeterla. Sono incidenti che possono accadere sia in auto, che in aereo che in nave. Questo non farà certo cambiare la mia opinione sulla qualità del servizio Costa Crociere"
"la mia solidarietà innanzi tutto per la tragedia avvenuta con tutto ciò sono una crocierista affezionata alla costa crociere,mi dispiace sentire commenti anche se magari giustificati dalla paura dell'avvenimento ingiusti tutti i giorni il personale di costa effettuano esercitazioni di salvataggio ,sono sicura che in queste situazioni così difficili prevarica il panico ed è veramente difficile tenere il controllo in queste situazioni.con tutto ciò sono vicina alle famiglie che hanno perso i loro cari con tutto il cuore"
Nella tragedia, innegabile, la pagina FB è stato il luogo dove le persone affezionate a questo brand si sono riunite, dove hanno scritto le loro emozioni, il loro sgomento. In qualche modo è stata la "casa" dove stringersi nel comune cordoglio. E hanno spontaneamente difeso Costa Crociere, una difesa e un attaccamento basato su esperienze dirette, su un prodotto/servizio testato in precedenza e che è alla base dell'attaccamento alla marca.
Su Twitter, meno usato da Costa e conseguentemente meno seguito, proprio questa mattina sono iniziate anche le informazioni e le risposte one to one. E comunque, lo stesso tipo di sentiment avvertito su FB, lo si può facilmente verificare attraverso le mention@costacrociere.
Ecco, questo è quel che si dice essere davvero un brand oggi. Non perché sei top of mind ma perché esiste un palpabile engagement (per usare due termini molto cari al vecchio e nuovo marketing): non casuale, la casualità in questi campi non esiste, ma frutto di un costante lavoro sul prodotto e sulla comunicazione che è facilissimo desumere.
La magistratura farà le sue indagini e la giustizia il suo corso. La mia vuole essere solo una piccola riflessione sulla diretta di un drammatico evento e conseguente crisis management.
Difficile scegliere una delle presentazione di Happy Birthday Web. Credo mi rifornirò spesso in futuro dai contributi video dell'evento. Oggi, visto anche il post precedente, volevo parlare di "Quanto vale la Rete", quanto vale Internet. Sì perchè viviamo in un paese che manca di visione e allora le cose devi dimostrarle dati alla mano (e nemmeno basta a volte).
Forse con questi numeri sull'impatto economico del digitale (ben spiegati da Leorizio D'Aversa, partner McKinsey & Company), anche gli scettici si convinceranno del fatto che la Rete può essere un driver (forse IL driver) per lo sviluppo in Italia: magari non per scelta innovativa, non si pretende tanto, ma almeno di convenienza.
Riassumendo, gli ostacoli individuati sono:
insufficiente accesso alla banda larga
limiti nel quadro normativo
scarsa propensione all'e-commerce
limitata divulgazione dei servizi online della Pubblica Amministrazione
La scorsa estate, quando ho avuto il piacere di conoscere direttamente da Mikaela Bandini il progetto Diario Digitale, ero sicura ne sarebbe scaturita una grande cosa. Eppure nel vedere il video appena realizzato sono riuscita ugualmente a sorprendermi, ha superato le mie aspettative. Mi ha emozionato e mi ha commosso. Non perché sia commovente, anzi è divertente, con ritmo, con un linguaggio giovane, semplicemente perfetto. Mi sono commossa per due motivi:
1) perchè è la prova che anche da noi, in Italia, con la Pubblica Amministrazione (APT Basilacata) è possibile realizzare prodotti intelligenti;
2) perché, come lei stessa mi ha detto, l'idea è nata dopo la scorsa edizione del BTO (panel "Il cecchino miope"), dopo le mie parole e quelle degli altri ospiti sul palco con cui vorrei condividere la notizia ( Paolo Iabichino, Andrea Ruggeri e Claudio Velardi). Insieme concordi nell'affermare, e nel dimostrare, l'incapacità dei nostri territori di comunicare con i giusti linguaggi le nostre ricchezze.
Sono quelle scoperte che danno un senso al mio lavoro, dalle parole ai fatti, dalla speranza alla realizzazione, di qui la commozione.
Dopo il video vorrei, però, soffermarmi sul bando, un bando pubblico innovativo che dimostra una strategia corretta e che parte dall'assimilazione dei trend in atto. Il cast di autori (e in qualche modo anche attori), è stato selezionato in base a precisi criteri e viene remunerato in due tempi, con una parte fissa fissa ed una variabile in base ai risultati ottenuti. Insomma poche risorse (rispetto ai progetti faraonici ed inconcludenti cui siamo abituati ad assistere) spese con intelligenza in base ad una progettualità e chiari obiettivi a monte che penso di poter tranquillamente ricondurre al direttore dell'APT Giampiero Perri.
SELEZIONE La selezione verrà effettuata sulla base delle informazioni che i candidati dovranno fornire all’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata (...) mediante valutazione comparativa delle varie esperienze. I candidati verranno valutati in base alle esperienze, alla capacità di assicurare la diffusione del video attraverso i social network, alla qualità tecnica e alla originalità delle precedenti proprie opere.
Le opere prodotte saranno prive di qualsiasi copyright e non potranno essere oggetto di alcuna rivendicazione o pretesa economica oltre a quanto precisato nel presente avviso.
A tutti i candidati prescelti ad avvenuta pubblicazione del video racconto sulla Basilicata sarà riconosciuto un compenso di € 1.500,00, al lordo di tutte le ritenute e dei versamenti fiscali previsti dalla legislazione internazionale. Inoltre, sulla base di una graduatoria da redigere per numero di visualizzazioni dei video racconti che avranno almeno raggiunto i 2.000 clik al 31/12/2011, saranno riconosciuti i seguenti compensi aggiuntivi: - 1° classificato € 3.400,00; - 2° classificato € 2.800,00; - 3° classificato € 2.400,00; - 4° classificato € 1.500,00; - 5°, 6° e 7° classificato € 800,00. Il raggiungimento di almeno 2.000 clik è condizione necessaria per l’inserimento nella predetta graduatoria e per la liquidazione del compenso aggiuntivo. Il numero delle visualizzazioni delle opere avverrà attraverso il “counter” del proprio video sull’apposito canale You Tube.
Riporto sotto quasi integralmente il comunicato stampa: riassume anche gli impliciti approcci di marketing territoriale che non sfuggiranno ai lettori di questo blog. Le evidenziazioni in grassetto, invece, sono mie.
Diario Digitale #1 Basilicata 25 settembre – 1 ottobre 2011 Il primo progetto di Diario Digitale si è svolto a fine settembre nella regione Basilicata, in un format assolutamente innovativo per la comunicazione della Pubblica Amministrazione. E’ stato indetto un bando pubblico per individuare 7 giovani, tutti al di sotto dei 35 anni, videomaker, blogger e creativi di tutto il mondo con lo scopo di ottenere dei video-racconti creati in esclusiva ed originali in una prospettiva nuova, giovane e poco formale, nonché di inserirsi con lavori realizzati ad hoc in svariate piattaforme web attraverso una diffusione di marketing virale.
Hanno partecipato:
Haleigh Walsworth, 23 anni, californiana e vive a Parigi Caspar Diederik, 32 anni da Haarlem, Olanda Erica Kobren, 25 anni dalla Virginia, USA Matthew Brown, 27 anni da Seattle, USA Christopher Tierney, 29 anni da Galway, Irlanda Mark Hofmeyr, 30 anni di Città del Capo, Sud Africa Luca Acito, 33 anni di Matera, l’unico italiano del gruppo.
Esperti in video, effetti speciali, post produzione, animazione, blogger di professione e altro ancora, tutti con una grande capacità di comunicare on-line attraverso le reti social.
Il Diario Digitale #1 è stato organizzato dall’Agenzia di Promozione Turistica della Basilicata, definito un’iniziativa coraggiosa ed innovativa, considerando che la Basilicata è una Regione molto piccola e che si affaccia quasi per la prima volta nell’utilizzo del web marketing territoriale, rispetto ad altre regione italiane. Un progetto d’avanguardia in quanto inedito e soprattutto perchè è strutturato solo in lingua inglese e la sua divulgazione è esclusivamente via web. Lontano anni luce da altri progetti di marketing turistico, perchè Diario Digitale non comporta vedute aeree, testimonial dai caché milionari o immagini statiche ritoccate in Photoshop, ma uno stile diretto, come dire “toccare con mano”, con il territorio sia fisicamente che con la gente dei posti visitati. Inoltre, il materiale prodotto durante i sette giorni è privo di copyright per una maggiore diffusione attraverso le piattaforme web e i meccanismi ‘peer to peer’.
Le aziende sperimentano e a me le sperimentazioni piacciono. Pringles Italia, ad esempio, ha attivato una campagna di comunicazione sui social network che prevede l'utilizzo contemporaneo e sinergico (scusate, non mi veniva proprio altra parola) di Twitter e Foursquare. E già sarebbe una buona notizia. Ma ciò che più mi piace in questa iniziativa è il rispetto della rivelanza, il tentativo non di promuoversi autocelebrandosi bensì mettersi a disposizione di un obiettivo concreto per quanto ludico: una mappa del divertimento in Italia in tempo reale.
Vediamo brevemente come. L’iniziativa Foursquare nasce con l’intento di raccogliere e condividere con gli utenti i luoghi del divertimento delle principali città italiane. Le persone potranno suggerire un posto (una piazza, un locale, un evento) usando su Twitter l’hashtag #pringles4sq e @pringles_ita.
Il "perchè" è ovvio, fare business. Qui nessuno lo nega o lo demonizza. E' il "come" che fa la differenza. E questo sembra essere un buon esempio di fantasia per creare fedeltà attraverso interesse ed utilità.
L'incidentale valenza turistica (per quanto potenziale) mi fa sorgere una domanda: ma perchè il nostro bel portale Italia.it non ha studiato qualcosa di simile?
Nel social media (un)marketing la probabilità di successo di un’iniziativa qualsiasi è direttamente proporzionale al livello di rischio (*) che si è disposti a inserire nella stessa.
(*) La definizione di rischio è tutto ciò che viene citato nella classica domanda del direttore marketing/comunicazione/generale che inizia con “Ma se poi…”.
Un breve post di Gianluca Diegoli, efficace come al solito, che pone l'accento sulla principale resistenza delle aziende: l'accettazione della perdita di controllo.
Che poi il controllo l'hanno perso comunque, ma è come se il non vederlo rimuovesse automaticamente il problema. Viviamo, in fondo, in una società adolescenziale.
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