Signora Vice Presidente del Senato,
Signora Vice Presidente della Camera,
Signore Ministri e parlamentari,
Il nuovo Parlamento ha registrato un significativo aumento della componente femminile, tra loro ci sono anche molte giovani deputate, alle quali rivolgo un sentito benvenuto nelle istituzioni repubblicane. È una novità sul cui carattere positivo possiamo tutti concordare e sono certo che questa nutrita rappresentanza non dimenticherà di promuovere i diritti delle donne, di offrire alle ragazze italiane migliori prospettive di lavoro e di vita.
La giornata internazionale delle donne - come ben sappiamo - non è solo una festa ma un'occasione di riflessione sulla condizione femminile.
Durante il settennato della mia presidenza abbiamo introdotto la prassi di intitolare ogni anno la cerimonia dell'8 marzo in Quirinale a un tema specifico e quest'anno - come avete visto - l'abbiamo dedicata alle adolescenti e alle giovani donne. "Avanti ragazze!" è un augurio per loro, per voi giovani che siete qui presenti, per le ragazze che ci seguono da casa o che magari vedranno in futuro la registrazione della cerimonia. La ragione di questa scelta generazionale non vuole certo discriminare, come potete arguire dalla mia stessa età, chi è più avanti negli anni. Ma mi è sembrato doveroso guardare ai giovani, e in questo 8 marzo, guardare in particolare alle giovani donne, in quanto appare con assoluta evidenza la attuale incapacità della nostra società e del nostro sistema politico-istituzionale di valorizzare queste risorse ed energie, di dare loro un futuro. Ma le donne, le ragazze, hanno preso a chiedere attenzione anche facendo sentire con forza la loro voce.
Ho una precisa convinzione: così come il livello di uguaglianza tra i sessi è un indicatore, un termometro del grado di civiltà di una nazione, allo stesso modo la considerazione e il rispetto che gli individui di sesso maschile hanno nei confronti delle donne indica quanto loro stessi siano civili, persone civili. Per alcuni l'identità maschile coincide ancora con la capacità di sottomettere le proprie compagne, magari con l'uso della forza, e perfino punendole con bestiale ferocia ; per altri, cosa comunque triviale e deprecabile, con atteggiamenti irriguardosi nei confronti del sesso femminile.
(...) Infatti, l'istruzione, quando viene garantita, può diventare un motore di emancipazione, uno strumento di inclusione sociale. In Italia sono sempre di più le ragazze che si laureano, spesso con voti migliori dei loro colleghi. E cresce il numero delle studentesse che entrano in percorsi di studio tradizionalmente maschili. Le giovani superano i loro coetanei non solo nell'istruzione, ma anche per certi versi nel consumo di cultura. Rattrista però constatare che questo impegno nell'accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, nell'arricchire il proprio capitale umano non trovi poi, in generale ma in particolare per le donne, un adeguato riscontro nel mondo del lavoro, delle opportunità di lavoro, della realizzazione della propria personalità nel lavoro.
Le donne sono poi svantaggiate anche in seguito, cioè nelle carriere. Tuttavia la recente introduzione di penalizzazioni o di quote minime negli organismi rappresentativi, così come nei consigli di amministrazione sta dando, lo voglio ribadire, frutti importanti. La condizione femminile non è statica, è sempre in movimento - lo notava bene la nostra indimenticabile Rita Levi Montalcini che abbiamo potuto, con commozione, rivedere poco fa su questo schermo. La condizione femminile fortunatamente cambia, anche e soprattutto, in meglio.
Ma anche oggi in Italia, dove la condizione delle donne non è certo comparabile al passato, resta ancora molto da fare. Non valorizzare il contributo femminile al mondo del lavoro non è una questione che riguardi solo le donne: come ha osservato il Ministro Profumo, è un fattore che incide sul benessere economico generale del Paese e, aggiungo, sulla sua coesione sociale. Costituisce uno spreco assurdo e ingiusto di risorse umane che l'Italia non si può permettere. Molti giovani talenti emigrano e tra loro troppi ritengono di non trovare in Italia le condizioni per tornare. Questo vale anche per i talenti al femminile; considerando io peraltro le eccellenze femminili che stanno emergendo, come si sa, nei centri europei di alta ricerca, talenti italiani non emigrati ma impegnati a rappresentare nel modo migliore il nostro paese. Creare un habitat favorevole per lavoratori e lavoratrici altamente specializzati significa premiare il merito, investire ben di più nella ricerca, promuovere giovani e donne in ogni campo. Obiettivi che vorremmo vedere sempre presenti nell'agenda politica italiana ed europea.
E sono anche convinto che voi, giovani donne, riuscirete ad affermarvi sempre di più, ad abbattere altre barriere, grazie alle vostre qualità e alla vostra determinazione, alla vostra capacità di impegnarvi per raggiungere traguardi importanti. Fortunatamente già ci riuscite, 'invadete' campi prima considerati riserva maschile. Quanti esempi abbiamo sentito, anche fra le giovani donne che abbiamo insignito di onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica questa mattina. Inoltre, e questa è un'altra caratteristica che rende le donne così preziose, vi impegnate, sfidate situazioni difficili, siete aperte ai bisogni degli altri, e alle realtà del mondo d'oggi. Le nostre insignite e le giovani alfiere dimostrano sia che sapete eccellere in settori che vi erano prima preclusi, sia che sapete spendervi per gli altri.
La cerimonia di oggi vuole essere un invito alle giovani perché s'impegnino in prima persona, non solo per se stesse come individui, non solo per promuovere i diritti delle donne, ma anche per migliorare le condizioni di vita di tutti. (fonte. Il grassetto è mio)
Dopo la nomina dei saggi che salveranno l'Italia, tutti rigorosamente uomini, mi permetta di dire, Signor Presidente, che le sue parole (da me pubblicamente apprezzate) suonano molto più deboli.
Appresi i nomi dei saggi, al mio commento istintivo "ma sono solo uomini..." mio figlio - 9 anni - ha chiesto altrettanto istintivamente "questo è razzismo?".
Non voglio mancarle di rispetto, riporto solo quanto realmente accaduto in una famiglia qualsiasi dove una donna lavora e prova ad "invadere campi prima considerati maschili" (cito le sue parole).
E' molto difficile, mi creda, insegnare alle nuove generazioni la dignità e la parità della donna quando tutti i segnali che arrivano da politica, economia e tv vanno in direzione contraria. E la sua scelta, per l'importanza intriseca che ha e per la copertura mediatica che ha avuto, ha assunto un potente valore simbolico negativo che ci riporta indietro di anni.
Per questo motivo sottoscrivo e condivido il PIANO D.
"Senza l'intelligenza, la saggezza e la concretezza delle donne, l’Italia non può esprimersi in tutto il suo potenziale e non può uscire dalla crisi. La presenza delle donne è indispensabile per la crescita economica, civile e sociale del Paese: è indispensabile per 'Italia e il suo futuro.
Siamo stanche di avere riconoscimenti formali e rassicurazioni a parole, ma di assistere a disconoscimenti continui nei fatti, anche nelle azioni di maggior importanza per il presente e il futuro del nostro Paese: l'emergenza non giustifica miopie".
Perché arrivare ad una scelta (quella dei 10 saggi) che inevitabilmente nella sua omogeneità maschile impoverisce il Paese stesso che la compie? E perché insieme alle donne sono rimasti fuori i giovani che con competenza, entusiasmo e novità avrebbero potuto dare il segnale di un rinnovamento, chiesto ormai da tutti e ciascuno?
Invito uomini e donne che si ritrovano in questo ragionamento, e siamo tanti, a leggere e firmare questo appello.

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