Mentre in Italia quel pur poco di faticosamente costruito sta andando a rotoli negli USA il Presidente Obama conferma attenzione e sostegno al settore turismo. Non lunghi documenti, non tante e spesso inutili parole: obiettivi concreti, qualche numero e poi i fatti (2010, 2012).
Obama administration reiterates support for travel industry.
Kenneth Hyatt, acting deputy under secretary of commerce for international trade, is due to open the International Pow Wow (IPW) conference, and announce 2012 visitor numbers.
Travel and tourism accounted for 27% of US services exports and 8% of total exports in 2012, and is responsible for 7.7 million jobs. The sector is worth $1.4 trillion to the US economy.
In addition to revealing the visitor statistics, Hyatt is also expected to update delegates on the President’s national travel and tourism strategy, which aims to attract 100 million international visitors a year by 2021.
The Obama administration has already overseen the creation of Brand USA, the first country-wide marketing and promotional body for the US.
I numeri su Facebook, ad esempio, non sono straordinari, inferiori ad Australia e Svizzera (vado a memoria). Ma una comunicazione mirata per mercati obiettivo compatibile con investimenti e priorità che ci si è dati. Insomma, cose semplici.
Con il nuovo Governo abbiamo anche il nuovo Ministro del turismo, Massimo Bray. In realtà Ministro dei Beni, attività culturali e turismo come si legge dal sito del Governo. Quella di accorpare i due grandi temi potrebbe rivelarsi un'ottima scelta, a condizione che vengano mantenuti in costante equilibrio.
Non conoscevo Massimo Bray, ammetto. Nemmeno su twitter dove ho scoperto, con piacere, essere molto attivo. Sto cercando di leggere e colmare la mia colposa mancanza.
Per quanto riguarda l'aspetto Cultura, ultimamente molto presente su questo blog, l'articolo sull'Huffington Post è diventato in qualche modo il suo manifesto e la sua opinione risulta chiara e condivisibile. Sull'aspetto Turismo, invece, non ho ancora trovato molto.
Ho ascoltato questo breve video dell'agosto 2012 in cui, seppur riferite ad un progetto editoriale relativo al Festival della Taranta, si ascoltano frasi importanti ("confrontarsi con le molte sfide del mondo digitale") e parole quali 'ascolto', 'esperienze', 'modernità', 'capacità di unire'.
La cultura come risposta alla crisi di identità e non solo economica che il nostro Paese sta vivendo.
Quest'ultima frase mi suggerisce un naturale collegamento al settore Turismo: come è possibile promuove efficacemente un Paese in crisi di identità? E si torna al tema del Brand Italia come riflessione profonda e preliminare a qualsiasi azione di supporto non solo per il turismo ma anche per la cultura, il cibo, il design, il made in Italy. Ne abbiamo discusso a lungo a BTO 2012 e il tema risulta molto sentito (video e raccolta dei tweet).
Torniamo al turismo. Dopo la nomina del precedente Ministro scrissi un post in cui elencavo cinque nodi da sciogliere per me prioritari e tali rimangono.
Turismo da intendersi come industria.
Burocrazia da snellire.
Dotarsi di una strategia.
Innovazione
Governance del settore.
Sul primo punto forte è la pressione degli operatori del settore in quanto si tratta di scegliere finalmente un approccio da cui far discende tutto il resto.
I temi della Burocrazia e dell'Innovazione sono trasversali ad ogni settore dell'economia italiana e nessun passo concreto mi sembra sia stato compiuto ultimamente, nemmeno nel turismo.
A distanza di un anno e mezzo la situazione non è cambiata di molto nemmeno sul fronte Strategia. Esiste un documento, il Piano Strategico del Turismo, che - seppur migliorabile - ha analizzato la situazione e indica alcune azioni ma per ora è solo un documento. Sarebbe interessante capire se e come questo governo intenderà farlo proprio. Alcune sintetiche indicazioni arrivano dal discorso programmatico di Enrico Letta ma occorre attendere per capire meglio.
La Governance rimane il tema dei temi. Un tema scomodo perché i 13.000 enti che a vario titolo si occupano di turismo in Italia (dato Federturismo del 2010 di cui cerco aggiornamento invano) generano nicchie di potere fini a s stesse, sprechi delle già scarse risorse e alimentano quella buracrazia di cui sopra. Difficile anche solo capire, in Italia, il perimetro delle competenze ed eventuali sovrapposizioni. E tutto ciò finisce con il bloccare ulteriormente un settore già fermo. Estraggo alcune considerazioni proprio dal Piano Strategico.
a) Governance del Turismo
Si tratta della principale criticità che tutti gli operatori di settore segnalano.
Manca una governance centrale forte, necessaria per far accadere le cose in un
settore “trasversale”.
Marginalità del settore turistico nella politica di sviluppo del Paese e
frammentazione della catena decisionale tra Governo e autorità regionali
/provinciali /comunali.
Ministro senza portafoglio, con poche leve e risorse economiche necessarie per
guidare in modo efficace lo sviluppo del turismo.
Scarsa capacità di incidere dell’offerta locale nella competizione globale.
Mancanza di una base di dati affidabile e rapidamente aggiornata e difficoltà di
lettura dei dati sul Turismo.
Assenza di meccanismi strutturati di coordinamento tra Governo, Regioni e Associazioni di categoria orientati a “far accadere le cose”.
Difficoltà di monitoraggio delle azioni in corso (o da lanciare), degli investimenti e della spesa legata allo sviluppo del Turismo.
Molti, quindi, gli interrogativi e i problemi. In attesa dei prossimi pronunciamenti rimango in standby. Con speranza mi accodo, però, all'appello di Insopportabile.
Lei e il suo ministero sono forse la nostra unica speranza di ripresa come nazione, prima come identità che economicamente. Ci renda orgogliosi di essere italiani.
Signora Vice Presidente del Senato, Signora Vice Presidente della Camera, Signore Ministri e parlamentari,
Il nuovo Parlamento ha registrato un significativo aumento della componente femminile, tra loro ci sono anche molte giovani deputate, alle quali rivolgo un sentito benvenuto nelle istituzioni repubblicane. È una novità sul cui carattere positivo possiamo tutti concordare e sono certo che questa nutrita rappresentanza non dimenticherà di promuovere i diritti delle donne, di offrire alle ragazze italiane migliori prospettive di lavoro e di vita.
La giornata internazionale delle donne - come ben sappiamo - non è solo una festa ma un'occasione di riflessione sulla condizione femminile. Durante il settennato della mia presidenza abbiamo introdotto la prassi di intitolare ogni anno la cerimonia dell'8 marzo in Quirinale a un tema specifico e quest'anno - come avete visto - l'abbiamo dedicata alle adolescenti e alle giovani donne. "Avanti ragazze!" è un augurio per loro, per voi giovani che siete qui presenti, per le ragazze che ci seguono da casa o che magari vedranno in futuro la registrazione della cerimonia. La ragione di questa scelta generazionale non vuole certo discriminare, come potete arguire dalla mia stessa età, chi è più avanti negli anni. Ma mi è sembrato doveroso guardare ai giovani, e in questo 8 marzo, guardare in particolare alle giovani donne, in quanto appare con assoluta evidenza la attuale incapacità della nostra società e del nostro sistema politico-istituzionale di valorizzare queste risorse ed energie, di dare loro un futuro. Ma le donne, le ragazze, hanno preso a chiedere attenzione anche facendo sentire con forza la loro voce.
Ho una precisa convinzione: così come il livello di uguaglianza tra i sessi è un indicatore, un termometro del grado di civiltà di una nazione, allo stesso modo la considerazione e il rispetto che gli individui di sesso maschile hanno nei confronti delle donne indica quanto loro stessi siano civili, persone civili. Per alcuni l'identità maschile coincide ancora con la capacità di sottomettere le proprie compagne, magari con l'uso della forza, e perfino punendole con bestiale ferocia ; per altri, cosa comunque triviale e deprecabile, con atteggiamenti irriguardosi nei confronti del sesso femminile.
(...) Infatti, l'istruzione, quando viene garantita, può diventare un motore di emancipazione, uno strumento di inclusione sociale. In Italia sono sempre di più le ragazze che si laureano, spesso con voti migliori dei loro colleghi. E cresce il numero delle studentesse che entrano in percorsi di studio tradizionalmente maschili. Le giovani superano i loro coetanei non solo nell'istruzione, ma anche per certi versi nel consumo di cultura. Rattrista però constatare che questo impegno nell'accrescere il proprio bagaglio di conoscenze, nell'arricchire il proprio capitale umano non trovi poi, in generale ma in particolare per le donne, un adeguato riscontro nel mondo del lavoro, delle opportunità di lavoro, della realizzazione della propria personalità nel lavoro.
Le donne sono poi svantaggiate anche in seguito, cioè nelle carriere. Tuttavia la recente introduzione di penalizzazioni o di quote minime negli organismi rappresentativi, così come nei consigli di amministrazione sta dando, lo voglio ribadire, frutti importanti. La condizione femminile non è statica, è sempre in movimento - lo notava bene la nostra indimenticabile Rita Levi Montalcini che abbiamo potuto, con commozione, rivedere poco fa su questo schermo. La condizione femminile fortunatamente cambia, anche e soprattutto, in meglio.
Ma anche oggi in Italia, dove la condizione delle donne non è certo comparabile al passato, resta ancora molto da fare. Non valorizzare il contributo femminile al mondo del lavoro non è una questione che riguardi solo le donne: come ha osservato il Ministro Profumo, è un fattore che incide sul benessere economico generale del Paese e, aggiungo, sulla sua coesione sociale. Costituisce uno spreco assurdo e ingiusto di risorse umane che l'Italia non si può permettere. Molti giovani talenti emigrano e tra loro troppi ritengono di non trovare in Italia le condizioni per tornare. Questo vale anche per i talenti al femminile; considerando io peraltro le eccellenze femminili che stanno emergendo, come si sa, nei centri europei di alta ricerca, talenti italiani non emigrati ma impegnati a rappresentare nel modo migliore il nostro paese. Creare un habitat favorevole per lavoratori e lavoratrici altamente specializzati significa premiare il merito, investire ben di più nella ricerca, promuovere giovani e donne in ogni campo. Obiettivi che vorremmo vedere sempre presenti nell'agenda politica italiana ed europea.
E sono anche convinto che voi, giovani donne, riuscirete ad affermarvi sempre di più, ad abbattere altre barriere, grazie alle vostre qualità e alla vostra determinazione, alla vostra capacità di impegnarvi per raggiungere traguardi importanti. Fortunatamente già ci riuscite, 'invadete' campi prima considerati riserva maschile. Quanti esempi abbiamo sentito, anche fra le giovani donne che abbiamo insignito di onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica questa mattina. Inoltre, e questa è un'altra caratteristica che rende le donne così preziose, vi impegnate, sfidate situazioni difficili, siete aperte ai bisogni degli altri, e alle realtà del mondo d'oggi. Le nostre insignite e le giovani alfiere dimostrano sia che sapete eccellere in settori che vi erano prima preclusi, sia che sapete spendervi per gli altri.
La cerimonia di oggi vuole essere un invito alle giovani perché s'impegnino in prima persona, non solo per se stesse come individui, non solo per promuovere i diritti delle donne, ma anche per migliorare le condizioni di vita di tutti. (fonte. Il grassetto è mio)
Dopo la nomina dei saggi che salveranno l'Italia, tutti rigorosamente uomini, mi permetta di dire, Signor Presidente, che le sue parole (da me pubblicamente apprezzate) suonano molto più deboli.
Appresi i nomi dei saggi, al mio commento istintivo "ma sono solo uomini..." mio figlio - 9 anni - ha chiesto altrettanto istintivamente "questo è razzismo?".
Non voglio mancarle di rispetto, riporto solo quanto realmente accaduto in una famiglia qualsiasi dove una donna lavora e prova ad "invadere campi prima considerati maschili" (cito le sue parole).
E' molto difficile, mi creda, insegnare alle nuove generazioni la dignità e la parità della donna quando tutti i segnali che arrivano da politica, economia e tv vanno in direzione contraria. E la sua scelta, per l'importanza intriseca che ha e per la copertura mediatica che ha avuto, ha assunto un potente valore simbolico negativo che ci riporta indietro di anni.
Per questo motivo sottoscrivo e condivido il PIANO D.
"Senza l'intelligenza, la saggezza e la concretezza delle donne, l’Italia non può esprimersi in tutto il suo potenziale e non può uscire dalla crisi. La presenza delle donne è indispensabile per la crescita economica, civile e sociale del Paese: è indispensabile per 'Italia e il suo futuro.
Siamo stanche di avere riconoscimenti formali e rassicurazioni a parole, ma di assistere a disconoscimenti continui nei fatti, anche nelle azioni di maggior importanza per il presente e il futuro del nostro Paese: l'emergenza non giustifica miopie".
Perché arrivare ad una scelta (quella dei 10 saggi) che inevitabilmente nella sua omogeneità maschile impoverisce il Paese stesso che la compie? E perché insieme alle donne sono rimasti fuori i giovani che con competenza, entusiasmo e novità avrebbero potuto dare il segnale di un rinnovamento, chiesto ormai da tutti e ciascuno?
Invito uomini e donne che si ritrovano in questo ragionamento, e siamo tanti, a leggere e firmare questo appello.
Migliaia di utenti di twitter hanno usato l'hashtag #IlConfrontoSkyTG24 per comunicare quello che avrebbero voluto chiedere ai leader politici in vista del voto. I messaggi sono diventati un ebook scaricabile gratuitamente su Tg24.it
Le campagne elettorali passano, le domande restano, così come la crisi economica e occupazionale.
Bene hanno fatto quelli di SkyTg24 a raccoglierle. Non cambierà il voto di domani. Serviranno a ricordare una bruttissima campagna senza contradditorio, in cui le menzogne e la superficialità hanno avuto gioco facile.
Io le mie domande, le nostre, continuerò a porle. Alcuni, in questi mesi, hanno risposto.
E le porrò anche, da questo blog, a chi ha scientificamente ignorato ogni confronto preferendo molto più facili monologhi. Ché nelle piazze il microfono lo ha in mano uno soltanto e lo ha tenuto ben stretto.
"Sono un po' sconfortata. Non tanto per le risposte che arrivano o meno alle nostre domande. Sono sconfortata per un elettorato che noi, ammettiamolo, non rappresentiamo. Siamo qui a discutere di programmi e di progetti, di coerenza e credibilità. Stiamo a guardare paragrafi e virgole, come ogni cittadino dovrebbe fare, ognuno nel suo settore. E invece i sondaggi sembrano premiare la superficialità, gli slogan, le parole".
Di fronte a Grillo che non inserisce nemmeno la parola turismo nel suo programma o a Berlusconi che cità Italia.it come un suo successo, non mi resta che ammettere la mia sconfitta. Non sono candidata, non ho tessere. Parlo di sconfitta preventiva di valori, sconfitta di un metodo in cui credo ma che risulta perdente, almeno rispetto ai sondaggi.
Su un fronte hanno buon gioco le menzogne, i proclami. Trovatemi una persona che mi convinca del successo di Italia.it al 2011 (non adesso che sta cominciando a risollevarsi, molto lentamente e faticosamente, ma comincia ad avere un obiettivo e una strategia) e modificherò la mia affermazione.
Dall'altra parte si cavalca strumentalmente un malcontento reale e palpabile, rispetto al quale i partiti tradizionali hanno grandissima responsabilità, con messaggi banali e scontati dalla facile presa ma dalla scarsa sostanza.
Insomma un mondo, l'Italia, che non sembra contemplare più la complessità, la rimuove.
Ma rimozione e soluzione non sono sinonimi. La complessità e la crisi rimangono, non è negandole che la situazione migliora. Io vorrei essere guidata, governata, da qualcuno che mi spieghi il come risolvere queste cose. Il resto sono chiacchiere. Con l'aggravante di scippare alla gente la speranza di cambiamento.
La democrazia è un lavoro faticoso, "mescola il sangue col sudore se te ne rimane".
Diffido di partiti che non hanno democrazia e dibattito al loro interno: non so come potrebbero applicarli in caso di governo.
Diffido ancora di più di chi si ammanta di democrazia occultandone la mancanza interna.
Diffido di chi si ritiene depositario della verità, di chi vede e divide il mondo in tutto bianco o tutto nero.
Diffido di chi, nel marketing come in politica, usa aggressività e terminologia violenta (vi seppelliremo vivi, vaffanculo, etc.).
Diffido di chi non ha invitato in questi anni ad usare gli spazi democratici per far sentire la propria voce (e ce ne sono).
Basta che qualcuno urli, forte abbastanza, nei canali giusti, che tutto quello che puoi aver studiato in anni di università perda di valore.
Oppure quando afferma:
Vi svelo un segreto, siamo in Democrazia: e la partecipazione non è che sia stata eliminata in questi anni. L’avete non agita. E’ un’altra cosa.
Le brave persone, la gente onesta, pensa un po’, la si trova dappertutto, basta avere la curiosità di scoprirla.
E ancora:
Davvero è più importante che tutto sia “nuovo”? Davvero non importa se questo “nuovo” significa ritornare indietro, azzerare l’orologio dell’elaborazione delle idee, dimenticare l’antifascismo, il pacifismo, i femminismi, la critica al potere? Davvero la politica italiana va infilata tutta nel calderone dell’impurità? Davvero è intellettualmente onesto predicare la distruzione di ogni cosa?
E infine, il pezzo per me più importante
E scommetto che continuerai a non esserci se continuerai a scegliere che pesa di più la tua rabbia individuale che il senso di responsabilità collettiva. E poi continuerai a farti fregare credendo che la rappresentazione e la logica di chi grida forte sia quella reale, quella più vera soltanto perché gridata, che lascerai decidere ad altri cos’è giusto e cos’è sbagliato e ti convincerai che abbiano ragione, dimenticandoti di com’è che si costruisce, la ragione.
Non sono d'accordo, invece, sul criticare i grillini, tutti, indistantamente, usando lo stesso metro che non mi piace venga applicato a chi non lo è. Sono tante persone, tante storie, tante vite, impossibile accorparle in stereotipi. Insoddisfatte e ferite da una politica che ha tolto speranze. Ho seguito Grillo all'inizio con molto interesse, comprendo bene l'appeal che esercita. Poneva questioni (e in parte le pone ancora) assolutamente condivisibili.
Il sospetto si è insinuato, e da tempo, per l'assenza di risposte. E la convinzione che la cura fosse peggio della malattia.
Vedo citata molto nel M5S la frase finale di una delle più belle canzoni di De Andrè: mentre il cuore d'Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di vibrante protesta.
Io ora la metto questa canzone e invito a leggere il testo molto bene. Non sono slogan, non è affatto facile, affronta proprio quella complessità di cui parlavo sopra. E soprattutto invito ad ascoltarla fino alla fine. Perchè "vibrante protesta" è detto con accento ligure e ha un significato sottile ma chiaro; perché immediatamente dopo si sentono le cicale e pure questo è un messaggio altrettanto chiaro.
Ecco, senza vivere più il nostro tempo, De Andrè risponde al mio sentire. Alla mia fondata paura che la storia si ripeta e che la prossima sarà una Domenica delle Salme.
Come ampiamente sottolineato da molti relatori precedenti, logistica, ambiente, sostenibilità, supporto alle imprese, governance, sono tutti aspetti fondamentali per il rilancio del turismo in Italia e condivido totalmente. Ma è altrettanto urgente uscire dai vecchi schemi, abbandonare approcci egogentrici, superare il lungo stato di implosione che stiamo attraversando con sprechi di risorse economiche ed energie rivolte alla soluzione di beghe interne (spesso sterili). Dobbiamo alzare lo sguardo e guardare a cosa accade altrove, in un mondo che viaggia ad altra velocità e che ha fatto del web il luogo di promozione e lo strumento di efficaci strategie. La risposta alla perdita di competività dell'Italia, non solo nel turismo, passa attraverso la sfida innovativa. Se questo non è chiaro, credo che poco lontano andremo.
Tra le mie proposte:
- il turismo deve avere una strategia digitale e deve pretendere di entrare nell'Agenda Digitale con pari dignità di altri temi;
- sostenere il laboratorio di e-tourism inserito nel Piano Turistico Nazionale 2020 (azione 12 del piano) e già indicato come "azione prioritaria" ad alto impatto economico e alta velocità di attuazione. Un laboratorio che studi costantemente le dinamiche di mercato, le novità e i trend
- qualunque strategia, per essere efficace, deve essere supportata e sostenuta da una formazione all'altezza. Che ci si riferisca a istituti superiori, a università o alla formazione professionale, l'innovazione deve essere declinata in coerenti percorsi formativi;
- partire da una seria riflessione sul Brand Italia, da una analisi su identità e valori sottostanti mai realizzata nel nostro paese. Un investimento che gioverebbe non solo al turismo ma a tutto il più ampio ambito del made in Italy (enogastronomia, design, artigianato, moda,...) e permetterebbe un rafforzamento reciproco delle varie attività promozionali. Quanto scritto nel Piano Turistico sul "Marchio ombrello" è insufficiente.
- l'evento Expo 2015, da tutti citato come priorità (Enrico Letta in primis), non diventerà l'opportunità che tutti sperano se non verrà approcciato partendo dal Brand Italia (chi siamo, cosa siamo, legami cibo / territorio / identità, cosa, come e a chi provuoviamo il prodotto Italia) e declinato attraverso una strategia digitale (questo tema, cui tengo molto, era negli appunti ma ho scordato di dirlo nell'intervento).
Qualche breve riflessione sulla Conferenza. Si tratta della prima volta che il turismo entra in modo così significativo in una campagna eletttorale e, per fortuna, non con toni elettorali. Abbiamo assistito ad una raccolta di idee, sintesi di un percorso territoriale che l'ha preceduta in tutto il mese di gennaio.
Non è ancora sufficiente, dalle parole occorre passare ai fatti. Ma è stata una conferenza molto importante, una novità sotto diversi punti di vista:
l'hashtag #turismoPD è stato primo in Italia per buona parte della giornata, indice di grande interesse, la prova che - anche elettoralmente - è un argomento che "paga";
la diretta streaming su YouDem ha permesso trasparenza e una grande partecipazione trasversale al dibattito;
otto ore di interventi e contributi (i video di tutti gli interventi sono visibili qui);
una discussione che, per la prima volta, può partire da un Piano Strategico: sicuramente è migliorabile ma costituisce una buona base per qualsiasi governo futuro che abbia a cuore il turismo;
la nuova era del'ENIT che, anche in questa sede, con le parole di Andrea Babbi, ha ribadito la volontà di scrollarsi di dosso l'etichetta di inutile carrozzone che l'ha contraddistinta negli anni;
Sembrano esistere, insomma, i presupposti e le condizioni per quella svolta che tutti noi attendiamo da anni. Impossibile farne una sintesi. Su storify ho raccolto alcune mie impressioni e i più bei commenti a caldo su twitter, senza alcuna pretesa di oggettività.
PS: della questione balneari non accenno volutamente, nonostante abbia occupato grande spazio durante la conferenza. Proprio perché ha occupato - per me - troppo spazio nella conferenza.
Non è un tweet che fa cambiamento, almeno per me. E' importante ma non basta. In questa campagna elettorale twitter sembra servire a riempire i telegiornali nazionali più che a sancire una reale volontà di apertura e di innovazione. Voglio di più.
Ho quindi deciso di mettere alla prova sul tema turismo gli schieramenti politici, rivolgendomi a Pierluigi Bersani e Mario Monti in particolare. Di Silvio Berlusconi, ammetto, non ho fiducia, per le (non) azioni del suo recente governo, per le parole mai mantenute e per come sta impostando sul tema la campagna elettorale ora. Ho motivatosempre su questo blog la mia posizione.
Ai due candidati premier chiedo che il turismo venga considerato finalmente un'industria come accade in altri paesi, chiedo che il paese sposi una vocazione turistica.
Stiamo drammaticamente perdendo competitività in un settore che ci vedeva leader ma che è stato sempre approcciato con improvvisazione.
Perché il Piano Strategico del Turismo non è ancora stato pubblicato come promesso?
Confermate che i fondi europei per la cultura sono stati restituiti a Bruxelles?
Perché non abbiamo mai lavorato seriamente sul brand "Italia" in modo da rafforzare e promuovere le nostre eccellenze cibo, turismo, moda, design, cultura, storia?
Perché nell'era di internet non riusciamo ad avere una strategia digitale degna di questo nome come, ad esempio, l'Australia?
Un ministro da solo poco può incidere su un tema che ha implicazioni con ambiente, infrastrutture, territorio ed economia nel suo complesso. Il turismo è prima di tutto - come dicevo - una vocazione. La politica turistica sarà tanto più efficace quanto più coerente con le scelte che avvengono negli altri comparti. Spetta a voi creare e mantenere nel tempo questa coerenza: l'Italia ne ha bisogno. Non sono altrettanto sicura che questo bisogno sia percepito dalla politica.
Non ho mai capito perché il turismo non sia, in Italia, un tema elettorale. Proprio in Italia. Io voglio che invece lo diventi. E' importante, o meglio, può essere importante per il rilancio dell'economia e di un'economia sostenibile. Sono i numeri a dirlo.
Ecco sencondo la Banca d'Italia l'impatto economico del settore turistico allargato nel 2011 (rielaborazione dati Enit):
economia viaggi e turismo: 136,1 miliardi di euro
incidenza sul pil: 8,6%
occupazione turistica: 2.231.500 unità (diretta e indiretta)
incidenza sull’intera occupazione nazionale: 9,7%
Per questo voglio sentire parole chiare in questa campagna elettorele, le voglio dai candidati premier, chiare come quelle del Presidente Obama. E l'impegno a successivi fatti altrettanto concreti.
Tourism is the number-one service that we export. Number one. And that means jobs.
Naturalmente sarebbe solo un inizio, molti i temi specifici da affrontare in seguito, ma difficilmente questo post riceverà risposta. Come non l'ha avuta quello diretto al ministro Gnudi non appena nominato. Nel caso, sono qua, ma non chiedo risposte personali o personalizzate.
Dunque siamo in campagna elettorale, ufficialmente. Tra i successi elencati di Silvio Berlusconi nei suoi nove anni di governo risultano anche (vedi riquadro colorato in basso a destra):
il portale Italia.it,
il Codice del Turismo
Sul primo punto - il portale Italia.it - credo in molti abbiano un'opinione e temo non sia affatto favorevole. Sicuramente mai ho sentito persona che abbia definito il portale Italia.it un successo. Personalmente ne ho scritto molto, tanto da farne una categoria di questo blog. Ai precedenti post rimando. Non imputo ad un solo governo le colpe ma sicuramente, non fosse altro che per il numero di anni, non fosse altro perché proprio sotto il governo Berlusconi nacque (malissimo) una storia che ancora non trova soluzione, ai governi di Silvio Berlusconi riconosco la massima responsabilità.
Il Codice del Turismo è invece materia più tecnica, da addetti ai lavori. Non entrerò nel merito. Ma è importante sapere che cosa ne è stato. Cito direttamente due eloquenti titoli da fonti neutrali:
Bocciati 19 articoli del codice del turismo per eccesso di delega (Il Sole 24 ORE);
La Consulta manda in vacanza il Codice del Turismo (LeggiOggi).
Il turismo (e non solo, chiaro, ma io di turismo mi occupo) ha bisogno di serietà.
Si fa molta fatica a portare avanti, in Italia, processi innovativi. Alcuni sono stati avviati anche con persone del PDL. Lavorare su temi specifici è possibile, pur da posizioni politiche contrapposte. Non riduciamo a inaffidabili slogan ciò che, a mio parere, richiede visione, coesione e sudore.
Da "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni: capitolo XXXI.
Il protofisico Lodovico Settala, ché, non solo aveva veduta quella peste, ma n'era stato uno de' piú attivi e intrepidi, e, quantunque allor giovinissimo, de' piú riputati curatori; e che ora, in gran sospetto di questa, stava all'erta e sull'informazioni, riferì, il 20 d'ottobre, nel tribunale della sanità, come, nella terra di Chiuso (l'ultima del territorio di Lecco, e confinante col bergamasco), era scoppiato indubitabilmente il contagio. Non fu per questo presa veruna risoluzione, come si ha dal Ragguaglio del Tadino.
Il tribunale allora si risolvette e si contentò di spedire un commissario che, strada facendo, prendesse un medico a Como, e si portasse con lui a visitare i luoghi indicati. Tutt'e due, "o per ignoranza o per altro, si lasciorno persuadere da un vecchio et ignorante barbiero di Bellano, che quella sorte de mali non era Peste "(Tadino, ivi.); ma, in alcuni luoghi, effetto consueto dell'emanazioni autunnali delle paludi, e negli altri, effetto de' disagi e degli strapazzi sofferti, nel passaggio degli alemanni. Una tale assicurazione fu riportata al tribunale, il quale pare che ne mettesse il cuore in pace.
La penuria dell'anno antecedente, le angherie della soldatesca, le afflizioni d'animo, parvero piú che bastanti a render ragione della mortalità: sulle piazze, nelle botteghe, nelle case, chi buttasse là una parola del pericolo, chi motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule, con disprezzo iracondo. La medesima miscredenza, la medesima, per dir meglio, cecità e fissazione prevaleva nel senato, nel Consiglio de' decurioni, in ogni magistrato.
Anche nel pubblico, quella caparbietà di negar la peste andava naturalmente cedendo e perdendosi, di mano in mano che il morbo si diffondeva, e si diffondeva per via del contatto e della pratica; e tanto piú quando, dopo esser qualche tempo rimasto solamente tra' poveri, cominciò a toccar persone piú conosciute.
Coloro che credevano esser quella un'unzione velenosa, chi voleva che la fosse una vendetta di don Gonzalo Fernandez de Cordova, per gl'insulti ricevuti nella sua partenza, chi un ritrovato del cardinal di Richelieu, per spopolar Milano, e impadronirsene senza fatica; altri, e non si sa per quali ragioni, ne volevano autore il conte di Collalto, Wallenstein, questo, quell'altro gentiluomo milanese. Non mancavan, come abbiam detto, di quelli che non vedevano in quel fatto altro che uno sciocco scherzo, e l'attribuivano a scolari, a signori, a ufiziali che s'annoiassero all'assedio di Casale. Il non veder poi, come si sarà temuto, che ne seguisse addirittura un infettamento, un eccidio universale, fu probabilmente cagione che quel primo spavento s'andasse per allora acquietando, e la cosa fosse o paresse messa in oblìo.
In principio dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo. Poi, febbri pestilenziali: l'idea s'ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste, vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto: ma già ci s'è attaccata un'altra idea, l'idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l'idea espressa dalla parola che non si può piú mandare indietro. Non è, credo, necessario d'esser molto versato nella storia dell'idee e delle parole, per vedere che molte hanno fatto un simil corso. Per grazia del cielo, che non sono molte quelle d'una tal sorte, e d'una tale importanza, e che conquistino la loro evidenza a un tal prezzo, e alle quali si possano attaccare accessòri d'un tal genere. Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d'osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare. Ma parlare, questa cosa così sola, è talmente piú facile di tutte quell'altre insieme, che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po' da compatire.
Provare a sostituire la parola 'peste' con 'crisi economica', prima negata, poi blandamente evocata, poi ammessa ma sempre legata a colpe altrui.
Il post nasce da un'idea di mio marito, Maurizio Maricone, sprovvisto di blog e pertanto ospitato qui.
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