Il Settimanale Liguria del 15 ottobre 2011. Il servizio centrale, su "Turismo e Web", è quello che mi riguarda personalmente. Si tratta di un servizio sull'andamento del turismo nel ponente ligure con varie interviste ad operatori della zona. Molto belli anche gli altri approfondimenti, in particolare mi ha incuriosito quello relativo alla conservazione del dialetto ligure a Carloforte: "zeneize e tabarchino". Devo, voglio approfondire quanto prima.
Apprendo da Il Giornale che si sta realizzando l'annunciato spot turistico per l'Italia con testimonial Silvio Berlusconi.
Simpatico siparietto ieri pomeriggio per Silvio Berlusconi. Il premier si trovava a Villa Madama di Roma per girare uno spot sull’immagine dell’Italia, iniziativa di promozione del Belpaese concordata con il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla. Ad anticiparlo era stato lo stesso presidente del Consiglio, lasciando Palazzo Grazioli: «Vado a Villa Madama per registrare uno spot per l’Italia».
La settimana scorsa ho conosciuto e ascoltato Lorella Zanardo durante la presentazione del libro/progettoIl corpo delle donne. Un progetto di cui in rete si è parlato molto e mi era già arrivato, per vie dirette o indirtte. Ma era un tema che forse non volevo ascoltare o riaffrontare. Non tanto per disinteresse, anzi. Piuttosto per non rivivere frustrazioni già patite.
Esiste una categoria su questo blog che ha per titolo pari opportunità?, sì con il punto interrogativo. E' presente fin dall'inizio, da quattro anni. E questo dimostra come il tema sia a me molto caro. Ma è una categoria in cui scrivo poco e questo dimostra la mia demoralizzazione in merito.
Lorella, il suo video, il suo progetto, hanno riacceso in me la voglia di parlarne, hanno riacceso la mia rabbia sopita. E' una persona pacata, serena, non usa anatemi, non usa aggressività verbale. E questo mi è piaciuto molto. Usa l'esperienza. Sia nell'utilizzo sapiente ed efficace dei commenti raccolti tra la gente nel tour di presentazione del libro, sia la sua personale. Ma parla di un libro militante, che prova a stimolare concretamente un cambiamento, e anche per questo mi è piaciuta.
Parla delle donne, della vergogna per la loro/nostra rappresentazione, ma anche dell'immagine maschile speculare che finisce con l'intrappolare pure l'uomo in un ruolo che non contempla umanità e sentimento.
Parla della perdita della capacità d'indignazione ( touchè...) per un uso del corpo femminile che appartiene solo all'Italia (e in parte alla Grecia).
E allora ho deciso di scriverne e penso che ancora molto ne scriverò. Tanto è l'arretrato che mi pesa, tante sono le problematiche connesse a questo modello ormai introitato. E un post non basterebbe comunque.
Inizio con il video, quel video che ha avuto milioni di visualizzazioni, che sta lavorando e smuovendo il torpore nel (quasi) silenzio del principale media imputato: la televisione.
E riporto alcune parole dello stesso video, parole che ritengo più efficaci di qualunque altra frase avrei mai potuto trovare io.
I volti e i corpi delle donne reali sono stati occultati; al loro posto, la proposizione ossessiva, volgare e manipolata di bocche, cosce, seni: una rimozione e sostituzione con maschere e altri materiali.
Dove sono finite le "qualità" del femminile nelle immagini che oggi dominano?
Non riusciamo a scorgere in tv una natura peculiare dell'essere femminile, un'identità nuova, originale, genuina - se non in contrapposizione a quella maschile (...)
La donna proposta sembra accontentare, assecondare i presunti desideri maschili sotto ogni aspetto, abdicando completamente alla possibilità di essere l'Altro (...)
Essere autentici probabilmente costituisce uno dei diritti fondamentali dell'uomo. Ma essere autentici richiede di saper conoscere i nostri desideri ed i nostri bisogni più profondi. Credo che il vero problema delle donne sia non essere più in grado di riconoscere i propri bisogni. Di conseguenza come è possibile essere autentici? Abbiamo introiettato il modello maschile così a lungo e così profondamente da non sapere più riconoscere cosa vogliamo veramente e cosa ci rende felici.
Quantitativamente: i dati sono davvero molti. Interessante il dato dell'audience differita
Qualitativamente: è interessante la diversa valutazione dell'evento tra l'audinece live e l'audience differita (slide 34)
Rispetto ai social network: "la frequenza di utilizzo e consultazione di alcuni strumenti di informazione online si correla positivamente con l’esposizione live a Raiperunanotte. In particolare Twitter/FriendFeed e i quotidiani online" (slide 25) ma in percentuale il peso dei SN durante la diretta è stato del 7,3% (slide 14)
Rai per una notte il giorno dopo. E' stato un evento, su questo non c'è dubbio alcuno. Su che tipo di evento sia stato, quali novità abbia portato e se queste novità siano riproducibili, è invece appena iniziato il dibattito.
Segnalo il sempre acuto Giovanni Boccia Artieri, di cui attendevo con ansia oggi l'opinione, il quale così si interroga:
è stato un evento mediale di che tipo? è vero che è stato creato il più grande evento web della storia italiana?
e ancora:
se fosse così allora l’evento significativo della Rete l’ha dovuto fare la TV?
La riflessione non è affatto oziosa. Boccia Artieri sottolinea, in positivo, la transmedialità (tv, radio, satellite e web) e la novità o il valore di quei "pubblici connessi". Ma in negativo evidenzia come la tv abbia in fondo chiesto al web di "guardarla", magari anche di promuoverla, ma non di costruire la trasmissione collaborativamente. E conclude:
Alla fine abbiamo comunque sperimentato le potenzialità di un modo di produrre informazione diverso nella forma. Se la prossima volta sperimentiamo anche sui contenuti portando la realtà dei pubblici connessi in TV riusciremo a capire meglio cosa potrà creare l’integrazione fra i mezzi e fra le intelligenze (e stupidità)
La quantificazione del successo (peraltro innegabile) è avvenuto in effetti prevalentemente secondo parametri quantitativi (che non sottovaluto affatto) più che qualitativi (commenti o critiche sui vari social network).
Condivido completamente l'analisi ma a mio avviso la storicità dell'evento c'è davvero stata. E lo dico anche in chiave marketing. Quando alcune abitudini consolidate vengono rotte (e mi riferisco alla "dipendenza" dal mainstream per contenuti e per tipologia distributiva) viene persa una sorta di verginità, viene spostato il concetto di limite e la storia ci insegna che indietro non si torna, mai.
Si è tentato di impedire l'accesso all'informazione, si è tentato di azzerare l'offerta e la domanda di informazione (permettetemi questo paragone economico) carsicamente frammentata in mille rivoli, si è organizzata attraverso canali distributivi alternativi e, per la prima volta in Italia, coordinati, recidendo il cordone ombelicale dalla TV tradizionale. Lo spiega bene Nicola Mattina.
Il coordianmento dell'operazione, dal mio punto di vista di non esperta di media, l'ha dato il web che ha intercettato questa domanda (questa non è una novità) e ha creato una rete che permettesse la realizzazione (finanziamento), la diffusione (vedi siti, blog, facebook,...) e la condivisione partecipata (su twitter con l'hashtag #raiperunanotte) dell'evento.
Poco importa a mio avviso che l'esperimento per ora non sia facilmente riproducibile se non in contesti di eccezionalità. E poco importa, ai fini della mia analisi, che il web non sia espresso per le sue potenzialità.
Si tratta solo dell'inizio di un processo ampiamente perfettibile, ma ora il precedente esiste.
L'asticella è adesso posta molto ma molto più in alto. Credo che in tanti, non solo tra quelli che manipolano l'informazione ma anche tra chi più semplicemente veicola pubblicità in televisione, siano oggi davvero preoccupati.
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