Da alcuni giorni gira in rete il nuovo video promozionale dell'Olanda. Prontamente segnalato sulla pagina Facebook del libro Turismo e Reputazione grazie alla segnalazione di Robi Veltroni. Merita però una riflessione più approfondita. E' chiaro che questo video rappresenta solo la concretizzazione finale di un percorso di riposizionamento dell'Olanda come meta turistica. Il riferimento ai tulipani, ai formaggi, ai canali o alla pittura è un modo per citarli ma anche per scrollarseli di dosso.
What do you know about Holland? Flowers? Windmills? Cheese? Let us show you what you don't know… out our new campaign, "Holland. The Original Cool." (Visit Holland su Facebook)
Gli stereotipi esistono e hanno un loro perché. Nonostante l'accezione negativa con cui vengono evocati, sono utili al turismo e ad un brand. Mi è capitato di lavorare per una destinazione che è priva di stereotipi ed è una situazione complessa da affrontare per chi si occupa di marketing e comunicazione. Lo stereotipo è comunque il riconoscimento di un'identità percepita, nel bene o nel male. L'assenza dimostra la non esistenza, almeno nella percezione, di un territorio. In altre parole è anche vero che gli stereotipi logorano chi non ce li ha.
Ma in questo mondo interconnesso in cui i gusti si affinano e i consumi cambiano, gli stereotipi rischiano di diventare una gabbia e di rendere impossibile ogni strategia verso nuove ed interessanti nicchie di mercato. Ripropongo nell'immagine questo divertente esempio già da me utilizzato un paio di anni fa (vedi prime slide della presentazione dal titolo Social Network e Reputazione)
Darò qui per acquisito il passaggio "da un mercato di massa a una massa di mercati", che nei viaggi si è concretizzato nell'evoluzione da un turismo di appartenenza ad un turismo di identità e trova proprio nella personalizzazione dell’informazione e della comunicazione - resa possibile dalla rete - la possibilità di evolversi compiutamente in nicchie di turismo sempre più numerose, spesso non inquadrabili a priori in schematizzazioni, per quanto dettagliate, ex ante.
Per uscire dalla prigione di stereotipi che descrivono un paese solo per alcuni tratti e impediscono di coglierne la complessità, la varietà e l'evoluzione, occorre agire sulla comunicazione per modificare la nostra reputazione e i valori ad essa associati. Ci viene ancora in supporto la Finestra di Johari nel Turismo: cosa noi conosciamo di noi stessi che invece gli altri non conoscono?
Esattamente la domanda cui questo video vuole rispondere, e lo fa esplicitamente: Let us show you what you don't know…
Dal nuovo libro Turismo e Reput'azione:
La Zona Privata è quella che nascondiamo agli altri. Destinazioni, ristoranti e hotel spesso omettono di raccontare aspetti rilevanti della loro storia, del loro servizio: notizie o identità che tanto il turista va cercando. Se i turisti non conoscono aspetti rilevanti di noi, i problemi possono essere di varia natura. Ho provato ad elencarne alcuni:
- non so cosa interessa alle persone,
- non so raccontare,
- racconto ma racconto cose sbagliate.
Le rispettive soluzioni richiedono “medicine” diverse ma tutte hanno alla base un’esigenza di informazione e formazione su nuovi trend, nuovi turismi, nuovi linguaggi digitali, corretti approcci di marketing in rete, nuovi strumenti di storytelling.
Cosa manca all'Italia per agire in maniera analoga? Questo si stanno chiedendo un po' tutti gli operatori che hanno visto questo video. Purtroppo ritengo che per il nostro paese valgano tutte le tre ipotesi. Stiamo producendo (punto 1) qualche studio mirato ma partiamo con grande ritardo. Non esiste una tradizione sistematica di ricerca volta a monitorare l'evoluzione dei mercati e le nuove tendenze e, soprattutto, manca un collegamento coerente tra ricerca ed azione, con il risultato di vanificare entrambe. Sicuramente (punto 2) non sappiamo ancora raccontarci nelle modalità e nei luoghi digitali opportuni. L'ambiente digitale è ancora poco conosciuto e non usato nelle sue potenzialità. Laddove ci si prova a muovere, ultimamente anche con una certa costanza, sui nuovi media (vedi pagina FB di Italia.it) la comunicazione risulta fredda e istituzionale, improntata esclusivamente all'informazione (vedi punto 3). Sembra bloccata, imbalsamata in vincoli e confini che, immagino, la burocrazia le impone. Le uniche concessioni all'aspetto emozionale sono demandate alle immagini ma raramente è sufficiente a compensare il mood dominante. Non è un caso che le più fresche, informali e, a volte, imperfette pagine ufficiali di promozione turistica delle regioni abbiano quasi tutte un numero di "like" e un engagement superiore.
A queste motivazioni si aggiunge quella più importante dalla quale non si può, a mio avviso, prescindere. E' un tema che tocco ciclicamente e costantamente rimane disatteso: una seria analisi del brand “Italia” nel suo complesso, valutando punti di forza e criticità. Solo partendo dalla consapevolezza del nostro posizionamento attuale si può decidere come vogliamo cambiare e come è necessario comunicarci. Il resto è semplice navigazione a vista, come il restyling del logo (che comunque auspicavo). In fondo, lo specchio di un intero Paese, come ipotizzava Gianluca Diegoli. Nel 2007.
UPDATE: mi hanno segnalato (non da Italia.it, la fonte è un amico) che in quanto ad engagement la pagina di FB di Italia.it ha performance più che interessanti in relazione al numero di fan. Ho verificato e in effetti è vero. Il mio dato era riferito a ricerca datata.

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