Una voce fuori dal coro. Non credo l'unica ma sicuramente in minoranza. Google+ impazza.
Il nuovo imponente tentativo social di Google sembra piacere molto pur se in versione beta (se non alfa).
Causa trasferta ho tardato ad occuparmene. Stamane volevo curiosare un po'. Anzi per il mio lavoro, dovevo. Mi sono però bloccata di fronte a questo annuncio:
Google+ è in fase di prova con accesso limitato. Non sempre le cose funzionano come previsto. Utilizzando questo prodotto ancora in fase di prova, sei responsabile della protezione di te stesso e dei tuoi dati da qualsiasi rischio, compresa la perdita di dati o la loro divulgazione
Per combinazione proprio ieri ho letto l'inquietante articolo dell'Internazionale dal titolo "Quello che internet ci nasconde" (qui l'articolo originale in inglese).
L'abstract: Se due persone fanno la stessa ricerca con Google ottengono risultati diversi. In rete vediamo solo informazioni selezionate in base ai nostri interessi e orientamenti.
Per migliorare questa personalizzazione mancava un ultimo fondamentale tassello: il social network e le preziose informazioni ad esso collegate.
In fondo nulla di nuovo per chi di questi argomenti si occupa professionalmente. Il trend è tracciato da tempo. Ma, almeno per quanto mi riguarda, prevale quasi sempre la tendenza a rimuovere il problema.
Allo scorso IAB Seminar Marco Loguercio ha fatto una bellissima presentazione in cui spiegava ed annunciava cosa sta avvenendo.
If the past is search, The future is prediction and suggestion
Il passaggio da una ricerca (sui motori) il più possibile oggettiva ad una il più possibile soggettiva - che tenga conto cioè delle nostre preferenze, dei nostri comportamenti, delle nostre amicizie - se da un lato incrementa a dismisura la sua efficacia in chiave commerciale, cela importanti interrogativi sulla sua potenziale applicazione in altri campi. Uno " a caso": la politica e la creazione di consenso.
Il carattere predittivo delle ricerche obiettivamente mi preoccupa. Il confine tra predittività e perdita della capcità di scelta è alquanto labile. Nella migliore delle ipotesi prevedo generazioni incapaci di prendere decisioni in autonomia, viziati dal fatto che "altri" o "altro" le prendano per noi. Ma il processo decisionale è un momento di crescita. La possibilità di cambiare idea, opinione, gusti, è una faticosa ricchezza che trovo ancora irrinunciabile.
E così mi prendo qualche giorno per riflettere su questa sensazione sgradevole di andare allegramente, volontariamente incontro, come in una globale gita scolastica, ad un futuro davvero buio.
L'illusione di libertà che la Rete ci regala sembra essere il cavallo di Troia per la sua (potenziale) totale perdita.
Nessuna crociata, solo dubbi. Non penso di fermare il mondo, solo provare ad avere una maggiore consapevolezza.

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